Gli abitanti: «Noi esposti al pericolo si aspetta la tragedia per intervenire?» Lo spettacolo che si presenta in vico Cinquesanti non lascia spazio all'immaginazione. Il sacro tempio della Scorziata è puntellato e cade a pezzi. Uno dei conservatori, con annessa chiesa, più vecchi di Napoli, fondato nel 1579, si porta dietro le cicatrici del suo totale stato di abbandono. Cinque cassonetti barrano l'ingresso, mentre da uno spiraglio, dietro ai cancelli di intravedono sacchetti neri della spazzatura. «Già nel '93 - racconta un anziano - l'interno dell'aula centrale fu devastata da un'incursione, in cui scomparsero gran parte degli arredi conservati qui». In quell'occasione furono razziate varie tele, tra cui una copia del Caravaggio. L'anziano ricorda che «in anni più recenti è anche crollata la volta a causa delle infiltrazioni di acqua degli ultimi trent'anni». Altri cittadini lamentano il pericolo di crollo, che «sembra quasi imminente» dice il proprietario di un esercizio commerciale confinante con la struttura. «Qui alla prima scossa e non parlo di terremoto viene giù tutto. Per fortuna non passano autobus e mezzi pensanti perché tra i vicoletti di via dei Tribunali non c'è spazio, altrimenti sarebbe già crollato. Non c'è manutenzione, nessuno si interessa. Poi quando ci sarà la tragedia qualcuno, forse, se ne accorgerà». Sono desolati e scoraggiati i cittadini della zona. Eppure, è proprio al confine con la basilica di San Lorenzo Maggiore. I ragazzini, nei pressi, giocano a calcio, non curanti del pericolo che corrono. Ad un certo punto uno di loro si arrampica sulle impalcature ed un passante, evidentemente un conoscente, Io riprende pesantemente e poi impreca: «Ogni giorno è la stessa storia. I bambini che giocano a pallone, si arrampicano per entrare all'interno. Qui ogni tanto cadono I calcinacci e noi genitori abbiamo paura che possa accadere qualcosa ai nostri figli». Lo stato di abbandono è palese, le erbacce si inerpicano tra i puntelli arrugginiti. Alcune finestre sono rotte, «a volte la sera le vetrate sono utilizzate per il tiro al bersaglio», ammette Ciro, un ragazzo fermo sul motorino in piazza San Lorenzo Maggiore. Insomma, una storia tormentata quella del Sacro tempio della Scorziata, non da meno per palazzo Firrao, storia del post rinascimento napoletano, situato in via Santa Maria di Costantinopoli 98. L'edificio, che ha ospitato fino a pochi anni fa la sede dell'Arin, porta sulla facciata, che dà su piazza Bellini, sette nicchie con busti marmorei della casata Asburgo. Un pezzo di storia costruito nel diciassettesimo secolo, oggi è un vero pugno nell'occhio. Gli edifici confinanti sono tutti ristrutturati, mentre palazzo Firrao mostra tutto il suo degrado in pieno stile barocco. Una signora, Maria Lavorgna, vive accanto a palazzo Firrao da oltre vent'anni e racconta, con una vena malinconica, gli ultimi passati: «Oramai abbiamo perso le speranze di vedere questo palazzo rifiorire. Abbiamo fatto esposti, raccolto firme, ma nessuno si è mai fatto vivo. Da quando l'Arin non ha più sede qui, questo palazzo è stato abbandonato a se stesso. E' vergognoso che nel cuore di Napoli, un palazzo così glorioso come quello che apparteneva alla famiglia Firrao, sia in questo stato di degradante. Da non crederci». Il proprietario di un bar sottostante si dice «preoccupato». «E' qualche annetto che sentiamo parlare di pericoli imminenti. Ci sono state diverse segnalazioni ma poi nulla di fatto. Andrebbe fatta una seria ristrutturazione dell'intero stabile. Già quando c'era l'Arin si parlava di un restyling di tubature e soffitti. Sappiamo che ci sono infiltrazioni e con il passare del tempo queste possono diventare pericolose. Speriamo che presto intervenga la Soprintendenza, il Comune e tutte le autorità competenti. Siamo indignati. Neanche la nostra storia sappiamo difendere».