Cento palazzi a rischio. Ecco la mappa del pericolo: dai Tribunali fino a Chiaia L'accusa: catastrofe senza fondi. Cento edifici monumentali nel centro storico di Napoli sono a rischio crollo. Pur senza fare allarmismi («non dico che crolleranno domani»), il sovrintendente Stefano Gizzi richiama l'attenzione su una situazione grave: solo in centro storico sono 700 i palazzi storici che rientrano nel patrimonio da tutelare. Di questi, «il 40 è in condizioni accettabili, un po' meno del 50 ha bisogno di interventi di restauro o di ripristino urgenti e poco più del 10 ha problemi seri e rischia distaccamento di intonaci e crolli». L'elenco dei palazzi più a rischio si apre con palazzo della Scorziata e con quello in cima a via San Gregorio Armeno, poi c'è quello di San Felice alla Sanità, palazzo Spinelli ai Tribunali, palazzo Firrao a piazza Bellini, palazzo Donn'Anna, palazzo Serra di Cassano. «Non abbiamo un euro» aggiunge Gizzi «nemmeno per i beni di nostra competenza: per la gestione della tomba di Virgilio non ci è stato assegnato nulla». «Nel solo centro storico della nostra città sono settecento i palazzi storici che rientrano nel patrimonio tutelato, anzi da tutelare. Di questi il quaranta per cento è in condizioni accettabili, un po' meno del cinquanta per cento ha bisogno di interventi di restauro odi ripristino urgenti e poco più del dieci per cento ha problemi seri, con rischio di distaccamento di intonaci e addirittura di crolli». Quando il sovrintendente Gizzi snocciola i dati nella bella stanza di Palazzo Reale, non si percepisce la vera entità della vicenda. Quel «dieci per cento» sembra piccino, innocuo. E invece tanto piccolo non è perché, tradotto in numeri reali significa che quasi cento edifici monumentali del centro storico di Napoli rappresentano un pericolo: «Ma non facciamo allarmismo inutile - chiede il sovrintendente - non stiamo dicendo che cento palazzi crolleranno domattina. Diciamo solo che hanno problemi molto seri», anche se basta questo a farci venire i brividi. Piazza Plebiscito, dietro ai vetri, brulica di turisti e ragazzi che giocano a calcio: c'è un motorino che scorrazza liberamente nell'ampio spazio vuoto, ma nonostante tutto il sole e l'aria di festa rendono piacevole la scena. Lo studio del sovrintendente, al di qua dei vetri, è colmo di documenti, piantine, denunce, fotografie: è la Napoli del degrado e del disastro che si trasforma in pezzi di carta «facciamo quel che possiamo, anche di più», sorride amaro Gizzi. È affiancato da Nicoletta Ricciardelli e Amalia Scielzo, architetti e funzionari della sovrintendenza: entrambe si occupano del centro storico, entrambe la considerano una missione, non un lavoro. Parlano di ogni palazzo, di ogni chiesa, come si parla di un luogo del cuore, della casa natale, del paese di origine. Spesso si fermano e si chiedono perché Napoli è ridotta in questo stato. Si guardano con complicità alla domanda-chiave: perché la Soprintendenza non fa qualcosa? La risposta è lunga e articolata: «La Soprintendenza fa il massimo, più del massimo - spiega Stefano Gizzi - ma siamo costretti a fermarci quando non abbiamo più armi a disposizione». Non vorrebbe scivolare nella polemica, Gizzi, però va avanti: «Conduciamo battaglie soprattutto con i privati che non vogliono saperne di restaurare edifici che rappresentano un vero rischio. Potremmo imporre i lavori, farli in danno, realizzarli e poi chiedere la restituzione dei soldi ai proprietari, ma non possiamo». Il perché è spiegato in un minuto: «Non abbiamo soldi». E questa dichiarazione non significa che di denaro ce n'è poco: «No, forse non è chiaro. Noi materialmente non abbiamo un solo euro da utilizzare. Quest'anno non abbiamo nemmeno quelli i beni di nostra competenza. Per la ordinaria gestione della tomba di Virgilio, ad esempio, non ci è stato assegnato nulla». Il discorso si allarga, ma le due appassionate funzionarie cercano di riportarlo al nodo centrale, al centro storico della città e ai suoi monumenti in decadenza. È partito un censimento accurato di ogni luogo storico: personale della Soprintendenza si presenta materialmente al portone dei palazzi e delle chiese da tutelare e scatta fotografie, esamina le strutture, prepara una scheda. «È un lavoro che richiede tempo e pazienza, ma nel giro di qualche mese avremo un quadro preciso della situazione e potremo far decollare un piano globale». Nessuno ha dubbi quando si tratta di individuare i pericoli più imminenti: «Il palazzo della Scorziata e quello antico in rovina che si trova in cima a via San Gregorio Armeno - spiega Gizzi dopo un rapido confronto con i suoi architetti - Quelle strutture possono realmente crollare da un momento all'altro. Di denunce ne abbiamo fatte tante. Tutte inascoltate, purtroppo». Poi si pesca a caso dalla memoria: «I palazzi più malmessi della città? Quello di San Felice alla Sanità, ad esempio - dice il soprintendente - ma anche palazzo Spinelli ai Tribunali, palazzo Firrao a piazza Bellini, palazzo Donn'Anna. Anche palazzo Serra di Cassano avrebbe bisogno di interventi. Attenzione, non dico che queste strutture sono a rischio crollo, dico che vanno restaurate, restituite alla loro antica bellezza». Anche tra le chiese non mancano esempi: «Santa Maria della Colonna, di fronte ai Girolamini. All'interno abbiamo iniziato il recupero ma la facciata è a rischio. Poi Santa Maria a Vertecoeli. E Sant'Agostino alla Zecca dove qualche giorno fa si sono staccati pezzi dal campanile». Il progetto di censimento rappresenterà il primo passo verso la svolta: «Ma è un percorso che deve coinvolgere tutta la cittadinanza - chiede accorato il sovrintendente Gizzi - ognuno deve partecipare al progetto di restituzione del bello a questa città. Dai bimbi delle scuole ai commercianti, agli artigiani, ai professionisti: il contributo può essere trasversale e determinante da parte di ogni componente, compresala soprintendenza». Ma i napoletani devono aver paura dei palazzi a rischio crollo? «Devono indignarsi, chiedere rispetto per la loro storia che significa anche mostrare rispetto verso la città e i cittadini». Censimento. Parte la verifica sugli stabili per definire le priorità degli interventi L'accusa. Pochi fondi per mettere in sicurezza gli stabili. «E i privati non vogliono restaurare»
L'allarme del sovrintendente Gizzi. Frana il cuore di Napoli
Il sovrintendente Stefano Gizzi ha denunciato che cento palazzi storici nel centro di Napoli sono a rischio crollo. Solo il 40% dei 700 edifici monumentali del centro storico è in condizioni accettabili, mentre il 10% ha problemi seri e il 40% ha bisogno di interventi di restauro o ripristino urgenti. Gizzi ha spiegato che la Soprintendenza non ha soldi per fare interventi e che i privati non vogliono restaurare gli edifici. Ha anche denunciato che le denunce dei cittadini sono spesso inascoltate. Il sovrintendente ha annunciato che stanno per iniziare un censimento accurato di ogni luogo storico per definire le priorità degli interventi.
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