L'esempio della fondazione Muve Si potrà contribuire anche con una manciata di euro. Al restauro di una cornice o alla pulizia di uno dei maestosi lampadari del museo del vetro. Passa anche da qui l'autosufficienza finanziaria del Muve, la fondazione musei civici veneziani che gestisce undici musei cittadini. E che, come rivendica con orgoglio il presidente Walter Hartsarich, «è studiata nel libro bianco sulla gestione dei sistemi museali della Commissione Ue». I numeri confermano. Oltre 20 milioni di ricavi l'anno, con la previsione di salire a 28 nel triennio. Senza un euro di contributi pubblici. Undici tra i più importanti siti veneziani, tra cui Palazzo Ducale (dal quale deriva più del 6o delle entrate), il Correr di piazza San Marco, Ca' Rezzonico, i musei del vetro e del merletto e quello di storia naturale, appena restaurato. La fondazione è stata istituita nel 2008 dal Comune. Dà lavoro a 400 persone, in prevalenza giovani, tutti assunti con contratti a tempo indeterminato. I ricavi derivano da biglietteria (17,7 milioni con oltre due milioni di visitatori nello scorso anno), accordi di partnership per la gestione di caffetterie e bookshop e sponsorizzazioni, guidate da EM con un contributo di 14 milioni. Nel novembre scorso è stata anche formalizzato un accordo della durata di sei anni con la Fondazione Prada che metterà a disposizione 6 milioni di euro totali. Prada si impegna al completo restauro di Ca' Corner della Regina e già a giugno per la Biennale una parte dell'edificio ospiterà la prima mostra. Le aspettative per il futuro sono ambiziose. Innanzi tutto ampliare il parterre degli sponsor, guardando a grandi aziende e banche; puntare sul merchandising (già si studiano degli stivali per l'acqua alta con logo Muve); incrementare l'affitto degli spazi per eventi. Senza dimenticare le grandi mostre - come quella su Julian Schnabel che aprirà a giugno al Correr - e l'apertura ai giovani, dimostrata dall'accordo con Federcampeggi per promuovere soprattutto i musei di Murano e Burano.