Per decenni Stato e Campidoglio hanno avuto un dialogo difficilissimo, ai limiti dell'incomunicabilità (per la legge su Roma Capitale le lungaggini sono state intollerabili, da record). Adesso Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali, tenta la carta del patto per assicurare un piano di tutela e di fruizione dell'immenso patrimonio storico-artistico (ma anche contemporaneo) di Roma. Dieci punti dettagliati. Giro ha scritto al sindaco Gianni Alemanno proponendogli una collaborazione Stato-Campidoglio articolata in dieci obiettivi. Primo, scrive Giro, «difesa del paesaggio dell'Agro romano, troppo spesso minacciato dal degrado e dalla piaga dell'abusivismo e della speculazione». Messaggio chiarissimo: anche se Sandro Bondi è uscito di scena, il suo vincolo sull'Agro non cambia nonostante l'arrivo di Giancarlo Galan. E la comunicazione vale anche per l'universo dell'edilizia romana, che lo contestò duramente e polemicamente. Secondo punto, dice Giro: tutela e valorizzazione della Domus Aurea. Terzo: restauro integrale e valorizzazione culturale del Mausoleo di Augusto (il cantiere è ancora apertissimo e rischia di diventare un cratere senza futuro). Quarto: restauro integrale del Colosseo (ovvero il piano appena approntato con Diego Della Valle) e che, dice Giro, potrebbe portare alla creazione della Biennale di Architettura. Quinto: salvezza del parco archeologico dell'Appia antica (e qui è sempre obbligatorio citare lo straordinario lascito di Antonio Cederna, senza il quale il vincolo semplicemente non esisterebbe). Sesto: studio di una Fondazione o di un Consorzio di Valorizzazione di Villa Borghese. Settimo: Roma 2020 con la realizzazione di alcuni importanti impianti sportivi. Ottavo: il nuovo stadio di calcio. Nono: piattaforma di arte contemporanea con il Trilatero del Maxxi-Macro-PalaExpò. Dieci: rilancio del settore cinema, ovvero Festival, Cinecittà, Istituto Luce, Centro sperimentale, casa del Cinema. Giro parte da un presupposto politico. Mancano due anni sia alla fine della legislatura nazionale che dell'incarico di Alemanno in Campidoglio, nel 2013 tutto tornerà in discussione. Quello sarà l'anno dei bilanci e del conto presentato agli elettori. E il capitolo Roma, soprattutto quello culturale, sarà fondamentale per la campagna elettorale: mantenere o perdere il Campidoglio non è mai stato un gioco secondario, ne sa qualcosa chi seguì le vecchie giunte di sinistra e la riconquista della Dc con Nicola Signorello. Ora la parola passa ad Alemanno e al nuovo assessore alla Cultura, Dino Gasperini. Come tutti i libri dei sogni, è lungo e abbondante. Ma non irrealizzabile. Sull'Agro, il Campidoglio farebbe bene a mettersi il cuore in pace e ad aprire con il mondo dei costruttori un tavolo per discutere anche di riqualificazione urbanistica, non solo di edificazione, come avviene in molti paesi europei. Le scommesse archeologiche sono fattibili: ma è obbligatoria una «road map» fatta di reciproci impegni e di scadenze. Su Villa Borghese è stato scritto anche troppo: la tutela è un obbligo e nell'ottica di Giro quel cuore verde dovrebbe diventare anche il centro di una grande città della cultura e del tempo libero (Auditorium, Maxxi, Foro Italico). I progetti sportivi richiederanno tempi e piani molto seri, ma anche li non siamo nel regno dell'impossibile. Per l'arte contemporanea si sfondano portoni spalancati perché sta diventando uno degli obiettivi del nuovo turismo culturale a Roma. In quanto al cinema, sfioriamo l'ovvio parlandone. Insomma, sulla carta ci siamo. Pei condurre in porto un piano del genere, c'è solo un segreto: mettere da parte rivalità e incomprensioni (come nei giorni del vincolo sull'Agro romano). Non è solo interesse politico ed elettorale. C'è di mezzo il futuro di Roma Capitale. E non è poco. Anzi. E moltissimo.