«La capacità di spesa complessiva delle soprintendenze è stabile tra 500-600 milioni annui su un migliaio di interventi, in qualche momento della storia recente si sono concentrate somme superiori e questo ha determinato il formarsi di qualche giacenza». Roberto Cecchi, segretario generale del ministero per i Beni e le attività culturali (MiBac) è tranquillo, l'esperienza di commissario straordinario per la Soprintendenza speciale Area archeologica di Roma gli ha insegnato che si possono accelerare i tempi tra progetto e consegna dei lavori: «In un anno e mezzo - prosegue - abbiamo aperto 70 cantieri per un importo di 30 milioni di euro. Ridotta all'osso la programmazione, la procedura d'urgenza ha determinato l'individuazione dei cantieri». Ma le procedure d'urgenza con i commissariamenti possono diventare regola? «Dei margini per accelerare la capacità di spesa esistono se si lavora sulle regole ridondanti: 19 mesi tra l'individuazione dell'opera e il via dei lavori non sono un esempio di velocità. Vanno ottimizzati i tempi legati alle norme, senza ridurre la concorrenza» conclude Cecchi. Chissà se questa ricetta riuscirà a ridurre i soldi nel cassetto del ministero - 545,2 milioni su 991,2 incassati -, fondi spesso già programmati e assegnati ma non sempre distribuiti per tempo alle soprintendenze (si veda quanto anticipato dal Sole24Ore del 20 aprile). Certo quando si parla di interventi di restauro le sorprese sono sempre dietro l'angolo. C'è anche chi punta il dito contro il modus operandi interno: bandi legati a progetti di massima spesso non abbastanza precisi anziché capitolati dettagliati specifici. Di certo è poco calzante alle problematiche del nostro patrimonio - a giudizio di molti soprintendenti - il Codice degli appalti (Dlgs 1632006). «Penalizza anche le gare sui servizi per la valorizzazione» spiega Rossella Vodret, soprintendente speciale per il polo museale di Roma. Poi a rallentare i percorsi di spesa c'è il taglio del personale, molti soprintendenti oggi vedono andar via, dopo 40 anni di contributi, risorse qualificate. Pesa anche la necessità di aggiornamento continuo dell'organico amministrativo gravato da istruttorie complesse, gare, affidamenti, ricorsi e contenziosi con le imprese, che rallentano i lavori e bloccano la spesa e, talvolta, la gonfiano! Sorgono soprattutto sulle grandi opere, quelle dai 10 milioni in su. Mentre su quelle di piccola e media dimensione (300-400mila euro per il patrimonio mobile e sul milione per quello archeologico e architettonico) i soprintendenti non segnalano il fermo lavori per contenzioso. «Non solo è necessario semplificare le procedure, per i beni culturali sarebbe necessaria una legislazione ad hoc: il patrimonio ha specificità non riconosciute, le grandi ditte vincono le gare, ma poi su qualsiasi cambio di progetto pongono riserve e bloccano i lavori, lucrandoci» conclude Lolli Ghetti, dal 1 gennaio direttore generale per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte in pensione. «Talvolta siamo tenuti a fare gare al massimo ribasso e questo può portare a scelte suggerite dal risparmio» conferma CristinaAcidini, Soprintendente del Polo museale di Firenze. Del resto facendo due conti con i soprintendenti il Polo museale fiorentino ha 6 milioni in cassa, sui 21,9 conteggiati dal MiBac, per il fondo di solidarietà (2009-2010) per le soprintendenze autonome in stato di necessità. A Napoli e Pompei nessuna giacenza, assicura la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro alla guida della Soprintendenza Speciale per i beni archeologici: «I soldi sono già impegnati e ci sono progetti per i1 2012-13 che non hanno ancora trovato finanziamenti». L'avanzo di cassa della Soprintendenza speciale per il polo museale di Roma a fine 2010 era solo di 4 milioni di curo, già impegnato in una programmazione che partirà a giugno. Edith Gabrielli, insediata a fine anno alla Soprintendenza ai Beni storico artistici del Piemonte conferma di riuscire a svolgere il ciclo della spesa in modo corretto. Infine, si conclude la querelle in laguna con la nomina di Giovanna Damiani alla Soprintendenza Speciale di Venezia. Codice degli appalti Il Decreto Legislativo 12 aprile 2006, n.163 che regola i contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 200417CE e 200418CE risulta, per la gran parte dei Soprintendenti, non adeguato per gli interventi relativi al patrimonio artistico, architettonico e archeologico. Restaurare un palazzo del 600 non è come costruire un'autostrada, le revisioni del progetto in corso d'opera sono costanti e le competenze richieste specialistiche.
Le ragioni delle Soprintendenze e le difficoltà di applicazione delle norme: Vogliamo lavorare ma la legge ci è nemica
Il ministero per i Beni e le attività culturali ha una capacità di spesa complessiva di 500-600 milioni annui per i suoi interventi. Tuttavia, in passato, la spesa è stata più alta e ciò ha portato a formarsi giacenze. Il segretario generale del ministero, Roberto Cecchi, afferma che la procedura d'urgenza ha aiutato a ridurre i tempi di apertura dei cantieri e a accelerare la spesa. Tuttavia, le procedure d'urgenza possono diventare regola e il ministero sta cercando di ottimizzare i tempi legati alle norme senza ridurre la concorrenza.
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