Il critico non lascia la Biennale ma ribadisce: «I due incarichi erano collegati». Scontro con i Beni culturali A Venezia nominata Giovanna Damiani. Lui va al sindacato Il ministro Giancarlo Galan ha deciso. Giovanna Damiani, classe 1953, attuale soprintendente a Parma e Piacenza, è il nuovo titolare del Polo museale speciale di Venezia, che lei stessa guidava ad interim da più di due mesi. Prende di fatto il posto occupato da Vittorio Sgarbi fino allo febbraio scorso, quando la Corte dei conti dichiarò illegittima la sua nomina del maggio 2010. È stata la direzione generale per le Belle arti, retta da Antonia Pasqua Recchia, a proporre la selezione di Giovanna Damiani tra quattro candidati. Ma il «caso Sgarbi» resta apertissimo sia sul fronte della soprintendenza sia su quello della direzione del Padiglione Italia per la ormai vicinissima Biennale d'arte. Incarico per il quale Sgarbi ha annunciato le dimissioni, «sospendendole» immediatamente dopo. Troppi, a suo avviso, i legami organizzativi e artistici tra i due compiti, che lui giudica inscindibili. Lo storico dell'arte ha chiesto alla Cgil la tutela sindacale per la sua «illegittima esclusione» dalla soprintendenza veneziana. E il suo legale, Giampaolo Cicconi, ha annunciato che ricorrerà penalmente proprio contro Antonia Pasqua Recchia, per «turbativa di gara avendo diffuso notizie false e avendo male indirizzato il suo ministro con tradimento della sua funzione». Sgarbi l'accusa di «ignorare la legge e di svolgere la sua funzione dirigenziale senza averne le competenze tecniche». Tutto nasce dal ruolo della direzione generale per le Belle arti. Arrivato al ministero, Galan ha trovato sul tavolo il primo nodo: Sgarbi-soprintendenza di Venezia. Antonia Pasqua Recchia gli ha presentato le candidature interne, spiegandogli il contenuto della sentenza della Corte dei conti: Sgarbi avrebbe potuto essere nominato soprintendente solo se non si fossero presentati candidati interni con i titoli adeguati. Quindi, secondo gli uffici amministrativi e legali del ministero, la partecipazione di Sgarbi alla selezione sarebbe stata impossibile. Per questo Galan ha scritto a Sgarbi martedì 20, comunicandogli che non avrebbe potuto sceglierlo per l'incarico: «Sono certo che in cuor tuo sai che la scelta compiuta è l'unica percorribile, se si vogliono evitare ulteriori ritardi e contenziosi che in questo momento non gioverebbero a nessuno». La reazione a caldo dell'interessato è stata durissima: «Galan non è un ministro, ma un uomo che non sa quello che fa». Perché Sgarbi è assolutamente certo che la sua posizione di alto commissario della Regione Sicilia per Piazza Armerina lo ponga nella condizione di direttore generale e quindi con titoli ancora superiori a quelli degli altri candidati. Al ministero controribattono che le due amministrazioni (Regione a statuto speciale e ministero) sono realtà diverse. Ma Sgarbi non rinuncia a un ennesimo fronte, stavolta intellettuale. A suo avviso «l'eccesso di burocrazia» (durante la selezione) «porta a un logoramento nel pensiero con gravi danni alle istituzioni arrivando fino all'inganno di uno sprovveduto ministro naturalmente incompetente». Sgarbi comunque si dichiara «compiaciuto» per la nomina di Giovanna Damiani, alla quale invia i suoi auguri, ma conferma l'azione legale contro Antonia Pasqua Recchia e «attende rassicurazioni dal ministro in ordine alla attività di direttore della Biennale di Venezia per valutare l'eventualità delle sue dimissioni». Qui arriviamo al secondo capitolo del problema. Sgarbi sostiene che il suo incarico di direttore del Padiglione Italia della Biennale nasceva in stretto collegamento con quello di soprintendente e di aver avuto sempre ampie rassicurazioni, in questo senso, dalla macchina ministeriale. Ma proprio Antonia Pasqua Recchia, nella lettera del 21 aprile, gli ricorda: «Come lei ben sa, in nessuna circostanza i due incarichi sono stati collegati da parte di questo ministero anche perché rispondono a logiche totalmente diverse». Risposta di Sgarbi, nero su bianco: «È vero esattamente il contrario, come lei sa bene, e trovo scandaloso che lei voglia negarlo in contrasto con le autorevoli testimonianze dell'ex ministro Sandro Bondi e del presidente della Biennale, Paolo Baratta». Ma Galan, nella lettera a Sgarbi, sostiene l'identica tesi del suo direttore generale: non esiste nesso tra i due incarichi. Sgarbi ora è dimissionario-sospeso e intanto prosegue il suo lavoro di direttore del Padiglione Italia. Dice Paolo Baratta: «Non credo che abbandoni. Sgarbi è genio e sregolatezza, ma questa è una buona opportunità di lavoro e lui ha un progetto». Giovanna Damiani assicura il proprio sostegno al Padiglione Italia per la Biennale: «Da parte mia ci sarà la massima collaborazione, con il ministero faremo tutto il possibile perché il progetto abbia tutti gli spazi possibili in relazione alla situazione contingente». Ora si apre un nuovo capitolo, tutto da scrivere: varare davvero il Padiglione Italia firmato da Vittorio Sgarbi. La vicenda Ecco i capitoli del caso Sgarbi-Galan Gennaio 2010. Il ministro Sandro Bondi nomina Sgarbi responsabile del Padiglione Italia della Biennale 2011. Maggio 2010. Bondi nomina Sgarbi soprintendente del Polo museale speciale di Venezia. Febbraio 2011. La Corte dei conti «ricusa il visto e la registrazione« della nomina di Sgarbi, perché privo dei titoli. 31 marzo 2011. Il ministero indice una nuova selezione per Venezia e Sgarbi concorre 20 aprile 2011. Galan scrive a Sgarbi: non potrà nominarlo soprintendente per la sentenza della Corte dei conti. Ieri la nomina di Giovanna Damiani