Ieri la decisione sul polo museale veneziano. Incognita sulla Biennale La dirigente: priorità alle Gallerie. Pizzi? Lavorerà con altri Giovanna Damiani, classe 1953, toscana, da ieri è la neo soprintendente del polo museale veneziano. E' stata designata con un concorso, scelta tra altri dirigenti interni dopo aver scartato la candidatura di Sgarbi. La Damiani ricopriva già l'incarico ad interim VENEZIA La parola fine, probabilmente, è arrivata. Anche se lo Sgarbi furioso ha già preannunciato denunce e diffide, e continua ad agitare lo spettro dell'abbandono del Padiglione Italia della Biennale (al momento congelato). Ieri pomeriggio, quando già gli uffici del ministero erano chiusi, da via del Collegio Romano è arrivato il timbro dell'ufficialità: il nuovo soprintendente di Venezia è Giovanna Damiani, toscana, classe 1953, che già era soprintendente ad interim dopo l'abbandono forzoso di Vittorio Sgarbi. La dirigente, una specializzazione in archeologia e storia dell'arte, allieva dello studioso Paolucci, in carnet una mostra sul Beato Angelico a Parigi, prende il posto del vulcanico critico che ha già annunciato un'azione legale contro Antonia Pasqua Recchia, per turbativa di gara «avendo diffuso notizie false e avendo male indirizzato il suo ministro con tradimento della sua funzione». Non solo. Sgarbi ha dato ordine di procedere alla diffida sempre nei confronti della Recchia, «rispetto alle sue annunciate decisioni attraverso organi di stampa con indiscrezioni che prescindono da ogni comunicazione diretta all'interessato dove la Recchia anticipa le sue intenzioni». Insomma, guerra aperta del critico contro la dirigente, che nel frattempo, ieri, lavorava alla nomina della Damiani. Lei, la neo soprintendente, si dice serena: «Le priorità ora sono i lavori alle Gallerie dell'Accademia e garantire lo svolgimento delle mostre per il Padiglione Italia. Tutto il resto è attività ordinaria di questi uffici che nonostante l'alternanza e le turbolenze siamo riusciti a tenere in piedi e a rimettere in carreggiata. Sono una dirigente del ministero che ha lavorato tanti anni e che ha maturato un curriculum che è stato confrontato con altri. Da parte mia ci sarà la massima collaborazione con Sgarbi. Con il ministero faremo tutto il possibile perché il progetto abbia tutti gli spazi possibili in relazione alla situazione contingente. Bisognerà tenere conto, per esempio, dei lavori in corso alle Gallerie dell'Accademia e alla Ca' D'oro. Ma faremo di tutto perché il progetto Biennale non abbia a soffrire di questa situazione oggettiva. Quanto alle Gallerie, la cosa più importante è fare mente locale per ottenere il massimo e il meglio. La città e il mondo intero hanno a cuore Venezia, l'ho potuto capire anche dall'interesse dei comitati privati e dalla folla che l'altro giorno ha assistito all'inaugurazione di Veronese a Palazzo Grimani». Tutto da definire, invece, l'incarico a Pierluigi Pizzi, lo scenografo a cui Sgarbi aveva affidato l'allestimento delle Gallerie: «E' una persona molto intelligente, un vero signore spiega la Damiani ci ho già parlato. Cercheremo di trarre profitto anche da lui ma non solo da lui, serviranno numerosi apporti, il lavoro da fare è molto. La cosa più importante, ora, è dare stabilità a Venezia, dobbiamo garantirlo alla città». Alla Damiani sono arrivati anche «i migliori auguri di buon lavoro nelle condizioni che le saranno date» anche da Sgarbi, che però non rinuncia alla sua battaglia. Oltre alle denunce e alle diffide, infatti, ieri il critico ha chiesto la tutela della Cgil di Susanna Camusso: «La Cgil mi tuteli, quel posto mi spetta di diritto. E attendo rassicurazioni dal ministro in ordine all'attività di direttore della Biennale di Venezia per valutare l'eventualità delle dimissioni». Ma per il momento al ministero il caso-Sgarbi sembra chiuso dalla nomina della Damiani. E la stessa storica dell'arte sembra confermarlo: «Ora pensiamo solo a lavorare dice riprendiamo così un'attività intensa. Al resto. ad eventuali sospensive, non voglio nemmeno pensarci. La mia nomina prevede ora che si faccia una programmazione a lungo termine, non è più un interim». Resta da capire come si chiuderà la vicenda Sgarbi. Da una parte c'è il contenzioso. Il critico, infatti, insiste a sostenere di avere i titoli per il posto di soprintendente: il suo titolo di alto commissario di Piazza Armerina datogli dalla Regione Sicilia, secondo la legge 80 comma 5 del 2004, darebbe diritto, dopo 5 anni, all'assunzione definitiva al ruolo di dirigente. «Singolarissimo dice Sgarbi che la Recchia ignori questa legge dimostrando di svolgere una funzione dirigenziale senza averne le competenze tecniche. L'eccesso di burocrazia porta a un logoramento nel pensiero con gravi danni alle istituzioni per le quali si presta servizio e arrivando fino all'inganno di uno sprovveduto ministro naturalmente incompetente». Dall'altra c'è l'incarico alla Biennale, che è l'unica cosa che al momento gli resta in mano. E difficilmente Sgarbi se la lascerà scappare.