Inferriate rugginose, imposte rotte, intonaci sbrecciati. Solo la lapide sulla facciata è intatta: «Giuseppe Bonaparte re di Spagna qui trascorse con la sua famiglia gli ultimi anni della sua vita avventurosa e qui morì il 28 luglio 1844». Il fratello di Napoleone non è stato l'unico ad aver soggiornato a Palazzo Serristori. L'edificio cinquecentesco che affaccia sul lungarno (risistemato nel 1873 dall'architetto Mariano Falciani) ha ospitato anche Gioacchino Murat, il principe Nicola Demidoff, Boris di Russia, Gabriele D'Annunzio e Cosima Wagner. Oggi, dai sotterranei all'ultimo piano, è solo un enorme deposito. Di illustri memorie e di opere d'arte. Da quasi 10 anni: prima magazzino per i reperti del Museo archeologico, poi deposito della soprintendenza ai Beni storici e artistici per 202 tele e pale di varie epoche, oltre a 240 cornici antiche, provenienti da chiese e palazzi del territorio, traslocati dagli Uffizi per permettere i lavori di raddoppio della galleria. Infine rifugio anche per 20 mila dei 70 mila pezzi dell'eredità Bardini, trasportati fin qui da quando è stato avviato il restauro di Palazzo Mozzi su via dei Bardi. Ebbene : dopo una lunga querelle giuridica durata 18 anni, il palazzo torna proprietà di un privato, l'imprenditore Leandro Gualtieri, che ha chiesto alla soprintendenza di liberarlo entro il mese di novembre, accollandosi le spese dell'ingente trasloco di opere. Un'impresa titanica, davvero. Basta varcare il portone, entrare nel loggiato e guardarsi intorno. Cassoni in legno appoggiati alle pareti, con dentro tele e dipinti, soffocano l'armonia del loggiato che si apre su quello che resta di un giardino romantico: una siepe di bambù, cespugli, panni stesi e i giocattoli dei nipotini del guardiano. Una scalinata porta al salone delle feste: affreschi alle pareti e sul soffitto, finestre chiuse. Lo spazio è completamente occupato da mobili e sculture coperti da teloni. «Alcune sale sono state restaurate dalla soprintendenza» spiega Mario Scalini, curatore della collezione Bardini, mostrando alcuni pezzi prestigiosi: le porte di Baccio d'Agnolo del 1512 provenienti da Palazzo Bartolini-Salimbeni, una curiosa gabbia per uccellini a forma di galeone del '700, che Emma Bardini, figlia dell'antiquario, teneva in bagno, sgabelli, mobili, pezzi rari di antiquariato provenienti da molti palazzi fiorentini e raccolti da Stefano Bardini. «Ha comprato, trafugato, assemblato e venduto di tutto. Un lavoro straordinario che ha ingannato generazioni di storici dell'arte spiega Scaliniopere che vanno dal '400 all'800, alcuni capolavori assoluti. Da poco abbiamo individuato un Donatello tra alcuni marmi accatastati, poi ci sono i falsi». Ecco una vetrina del Foggini, compagna di quella che si trova al Museo degli Argenti. Accanto un cassone di Michelozzo, che viene da Palazzo Medici. Bardini avventuriero, che faceva smurare porte e tiretti. Faccendiere che comprava tutto: da nobili strozzati dai debiti, oppure dalle chiese. Ecco una credenza ecclesiastica del 1470, con il simbolo delle graticole di San Lorenzo. Viene dalla Basilica, quindi? «Penso di sì» dice Scalini, che dopo sei anni di studi e restauri è riuscito a mettere ordine in molti pezzi del patrimonio. «Trenta mobili già restaurati e di sicura provenienzamedicea, andranno al Museo di Cerreto Guidi» osserva il funzionario, mentre il viaggio prosegue tra specchi e specchiere, cassettoni, tavoli, credenze. Tappeti compresi: 33 già restaurati, arrotolati e ben fasciati. Abbandonato Bardini, si prosegue nelle stanze dei dipinti depositati dalla soprintendenza. Tele di 6x4 metri, molte sistemate in orizzontale su scaffali metallici, come gli affreschi staccati. «Oltre 202 opere in attesa di restauro, che provengono da chiese fiorentine alluvionate, da San Remigio, Santi Apostoli, Santo Stefano in Ponte e Santa Croce spiega la responsabile Matilde SimariDovranno essere ricollocate, come quelle che vengono dalle chiese dì Empoli o di altre zone del territorio». Si attraversano altre stanze con cataste di cornici, prima di scendere nei sotterranei.Qui si torna da Bardini, tra straordinari cassoni del '500 autentici, altri falsi. Un patrimonio da traslocare in alcune sale della Certosa e in un deposito. Dove chissà quanto aspetteranno ancora studi e restauri. «Un trasloco che durerà almeno tre mesi» dice Scalini. Con buona pace del proprietario che preme per entrare in possesso del palazzo e farne un hotel extralusso, con suite e centro fitness nei sotterranei.