Un grande punto interrogativo sulle iniziative del Padiglione Italia curate da Sgarbi. Convocati i vertici della città per discutere sul nulla L'ipotesi di vedere ospitata a Trieste una "costola" della Biennale d'arte di Venezia finisce in un frullatore, da cui difficilmente potrà uscire intatta. Gli ingredienti sono quelli di un mix esplosivo: prima di tutto va detto che in Porto Vecchio Vittorio Sgarbi avrebbe voluto piazzare un pezzettino di quel Padiglione Italia che ha la sua base all'Arsenale di Venezia. L'organizzazione del Padiglione è autonoma rispetto alla Biennale (pur completandone la proposta), tanto che ieri dalla stessa storica istituzione culturale veneziana hanno fatto sapere che «la partecipazione italiana al Padiglione Italia è organizzata autonomamente da oltre 10 anni dal Ministero dei Beni culturali». Una repubblica a sé. Su cui la Biennale non interviene, dunque. Dipende tutto dal curatore e dal ramo di governo oggi retto dal ministro Giancarlo Galan. La situazione è anche qui molto intricata: il curatore del Padiglione Italia è Vittorio Sgarbi che però l'altro giorno ha annunciato le proprie dimissioni perché colmo d'ira. Verso chi? Proprio verso Galan. Il perché? Il ministro ha smentito il predecessore Sandro Bondi sulla nomina a Sovrintendente speciale di Venezia: Sgarbi non può ricoprire quel ruolo. Solo che il noto critico d'arte l'ha presa proprio male. E ora tutto quanto ruota attorno al Padiglione Italia è griffato da un enorme punto di domanda, con il direttore-curatore indicato dal ministero che ha affermato di voler lasciare l'incarico (nella serata di ieri però si sono improvvisamente diffuse voci sul ritiro delle dimissioni e su una soluzione individuata dal Consiglio dei ministri). Resta da capire infine come si pronuncerà definitivamente Galan sul progetto "sgarbiano" di allargare ad altri 27 luoghi disseminati in tutto il Paese la missione del Padiglione Italia per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Un'opinione che pesa: tutto dipende direttamente dal suo ministero. Con tanto di possibili finanziamenti inclusi. Ieri, anche il Consiglio comunale - attraverso i capigruppo delle varie forze politiche - avrebbe dovuto affrontare la questione ed esprimere una sua posizione. Ma alla riunione convocata alle 13 si è deciso di non parlarne a causa dell'assenza del sindaco Roberto Dipiazza. In questo caos, ci si chiede allora a che pro sia stata organizzata la riunione in prefettura per parlare del tema. Fonti politiche dicono che si sia trattato solo di un sondaggio sulla fattibilità di massima del progetto, per verificare l'eventuale presenza di problemi logistici o volontà contrarie. Intanto il tempo passa e i12luglio (data di apertura della mostra) si avvicina sempre più. I finanziamenti per la dependance triestina vanno ancora trovati. E il curatore è sospeso in un limbo.