Aidone destinata a diventare uno dei centri archeologici più importanti del Mediterraneo PALERMO. Se al Getty Museum di Malibu 400 mila persone l'anno impazzivano per la Venere di Morgantina, ad Aidone, centro della Sicilia, raggiungibile da Palermo e Catania in un'ora e 20 minuti circa di auto, l'offerta al turista si fa ancora più allettante, con l'Area archeologica di Morgantina. E, se si aggiunge che la Villa del Casale di Piazza Armerina dista solo 12 km dal museo, allora il triangolo può diventare davvero magico. Portata in parte alla luce alla fine degli anni '50 dagli americani Erik Sjoqvist e Richard Stilwell, Morgantina, in età ellenistica, fu una ricca cittadina romana della Sicilia centrale. Il primo nucleo dell'età del bronzo era stato creato da abitanti del Sud Italia che fondarono la cittadella, il teatro, edifici pubblici e la fontana monumentale. Molto bella l'agorà, che sorge sue due livelli, con la sede del Senato, il gymnasium, il macello, il mercato. Nell'agorà inferiore i resti del teatro che ospita manifestazioni estive, il santuario ed il granaio pubblico. Tra le case private, celebre quella di Ganimede, con il magnifico mosaico e la casa delle monete d'oro che coniava la stessa amministrazione locale. Intorno al V secolo a.C., la popolazione si spostò nella vicina Serra Orlando e 11 fondo la città di Morgantina, a pianta ortogonale. Nel 211 a.C., con la ribellione a Roma, il centro fu vandalizzato e poi lentamente abbandonato. Il museo archeologico di Aidone, sede temporanea della Venere di Morgantina, nell'attesa di un nuovo spazio più qualificato e specifico, tra l'altro, è stato recentemente restaurato per recuperare quattro nuovi ambienti espositivi. Il percorso di visita si snoderà intorno al chiostro. Il primo ospita la Dea di Morgantina, la statua femminile acefala utilizzata per il confronto della calcarenite con la precedente, una statua di terracotta di Persefone del IV secolo a.C. e, in vetrina, frammenti significativi della Venere. Può accogliere 25 persone alla volta. Il secondo presenterà elementi di architettura da Morgantina: la fontana monumentale, sculture di un altare, trabeazioni in terracotta policroma. Nel terzo elementi delle antiche terme e sezioni di bagni privati, nel quarto luccicano gli argenti del tesoro di Eupomelos. Anche loro finalmente tornati a casa dal mese di dicembre 2010. Tra le morbide colline di Aidone, dominate dall'Etna, là dove 2.300 anni fa lo stratega macedone Eupomelos li nascose sotto terra, vicino alla propria abitazione, a Morgantina, perchè non venissero rubati o distrutti dall'attacco nemico. Sacri agli Dei. Roba preziosa, pezzi sacri di argento dorato, opera di grandi artigiani dell'epoca. Scoperti e trafugati nella metà del secolo scorso dai tombaroli, venduti a collezionisti ed esposti per anni nei musei statunitensi, sono i reperti della più bella argenteria ellenistica nel tempo. Insieme ai 16 pezzi d'argento dorato, l'esposizione offre una raccolta di reperti inediti provenienti dalla casa di Eupolemos (III sec. a.C.) e recuperati durante le campagne di scavo degli anni '90, dirette da Mal-colm Bell. Accanto agli argenti, una grande arula (altare domestico), vasellame da mensa, anelli, spatole e stiletti in bronzo, vasetti miniaturistici e due'singolari monete separate da 2 mila anni di storia. Da non tralasciare i famosi Acroliti di Demetra e Kore, due teste, mani e piedi del 530 a.C. provenienti dall'isola di Taso.