E il critico va in Tribunale contro il siluramento da parte di Galan Mentre Vittorio Sgarbi porta in Tribunale il caso della sua mancata nomina a soprintendente a Venezia, è già il caos per le sue dimissioni annunciate anche se non formalizzate da curatore del Padiglione Italia per protesta contro la decisione del ministro Galan. Gli artisti da lui selezionati pretendono infatti di partecipare e gli enti coinvolti non sanno che pesi pigliare. Sgarbi annuncia un ricorso d'urgenza al Giudice del Lavoro di Roma, «anche per richiedere il pagamento dei compensi maturati durante l'espletamento del primo e secondo incarico a Venezia dal giugno 2010 al febbraio 2011, ad oggi non ancora pagati dal Ministero». Per conto di Sgarbi, il suo legale precisa che «chiederà al Tribunale di Roma di sospendere con urgenza la procedura selettiva e di interpello, indetta dal Ministero alla quale Sgarbi - dopo essere stato ammesso - è stato illegittimamente escluso, ed impugnerà tutti gli atti precedenti, successivi e collegati a tale procedura nonché l'eventuale atto di conferimento incarico al nuovo soprintendente, con richiesta di accertamento del diritto soggettivo di Sgarbi ad essere dichiarato vincitore nella selezione stessa». In attesa di capire se anche la scelta del nuovo soprintendente del polo museale non ancora nominato da Galan tornerà in discussione, di certo c'è, a un mese e mezzo dall'apertura della Biennale Arti Visive, la confusione massima sulla la partecipazione italiana. Che ne sarà delle mostre regionali, di quelle estere presso gli Istituti italiani di Cultura, delle collaterali previste da Sgarbi in laguna accanto alla selezione per il Padiglione Italia, con artisti selezionati da intellettuali chiamati dal critico? Al momento nessuno lo sa, visto che Sgarbi ha diffidato il Ministero dall'utilizzare il suo lavoro. E alla Biennale pure solo spettatrice, visto che la nomina del curatore italiano spetta ai Beni Culturali si comincia a temere la brutta a figura a livello internazionale che sembra delinearsi