ROMA Continua la guerra tra Vittorio Sgarbi e il ministro Giancarlo Galan. Sgarbi, dopo aver dichiarato di voler lasciare la direzione del Padiglione Italia della Biennale di Venezia, ha annunciato un ricorso d'urgenza al giudice del Lavoro di Roma sulla sua esclusione alla selezione interna per la soprintendenza di Venezia «anche per richiedere il pagamento dei compensi maturati durante l'espletamento del primo e secondo incarico dal giugno 2010 al febbraio 2011, ad oggi non ancora pagati dal ministero» e anche per chiedere la sospensione delle procedure interne per la scelta del futuro soprintendente a Venezia: Sgarbi non ne farà parte, come ha deciso Galan, dopo la recente sentenza della Corte dei Conti. Sgarbi parta appunto di «illegittima esclusione». Dal ministero è intanto partita una durissima lettera indirizzata a Sgarbi e firmata dal direttore generale per le Belle arti, Antonia Pasqua Recchia in cui gli si chiede di non dimettersi dalla Biennale: «Nel malaugurato caso in cui le sue decisioni fossero irrevocabili, la prego di comunicarle in tempi rapidissimi. Il danno che deriva al ministero da questa incertezza è enorme e non ulteriormente sostenibile». In più si ricorda a Sgarbi che per le attività esterne alla Biennale del Padiglione Italia non è stato possibile individuare il soggetto per la raccolta delle sponsorizzazioni «poiché fino a oggi non abbiamo avuto da lei il progetto delle iniziative da porre a bando per le sponsorship». Sgarbi ha risposto sospendendo le dimissioni «in attesa di una parola definitiva del ministro» e ribadendo che i due incarichi di curatore del Padiglione Italia e di soprintendenze a Venezia per lui sono inscindibili. La Recchia, nella lettera, ricorda esattamente il contrario, confermando la linea di Galan.