Quel vincolo provvidenziale firmato Cecchi Come «salvammo» il Negozio Olivetti. Gian Antonio Schiaffino era il responsabile dello spazio fino a quando l'Olivetti lo lasciò per restituirlo alle Generali. Si deve anche a lui se oggi lo spazio è potuto tornare alla sua integrità, perché fu Schiaffino a innescare il processo che portò il Ministero dei Beni Culturali a porre quel vincolo sugli arredi che ne evitò la manomissione. «Fu Bepi D'Avanzo, assistente di Scarpa ricorda ad avvertirmi del pericolo, perché convocato dalle Generali, tornate in possesso del Negozio, per avere informazioni sugli spazi interni. Volevano intervenire sul Negozio, "ma forse terremo la scala di quell'architetto veneziano...", dissero a D'Avanzo, che, atterrito, mi pregò di fare qualcosa. Mi misi in contatto con l'allora soprintendente Livio Ricciardi chiedendogli aiuto. E Ricciardi mi disse: "Possiamo tentare di far mettere un vincolo sugli arredi", e istruì la pratica con Roma». Ma un ruolo importante lo giocò anche Paolo Costa, allora ministro dei Lavori Pubblici, sollecitato da Schiaffino. Il suo «pressing» su Walter Veltroni, ministro dei Beni Culturali, agevolò il vincolo, perfezionato da Roberto Cecchi.