Dieci anni fa la Corte suprema degli Stati Uniti riconosceva in Antonio Meucci l'effettivo inventore del telefono. La decisione, ratificata dal Congresso nel giugno dell'anno successivo, chiudeva di fatto una vertenza iniziata nel 1877 quando Meucci intentò causa contro Alexander Graham Bell e contro Elisha Gray che avevano depositato il brevetto il 6 dicembre 1876, a due ore di distanza l'uno dall'altro, approfittando della proverbiale "testa fra le nuvole" di Antonio che aveva dimenticato il rinnovo del brevetto temporaneo, non avendo i soldi per il brevetto standard definitivo. La prima causa terminò nel 1886 quando ormai la compagnia dei telefoni Bell era diventata un colosso economico di dimensioni internazionali e la parziale vittoria di Meucci, comprovata dalla Corte, fu soltanto un mero riconoscimento senza alcun valore pratico e commerciale. Antonio era nato a Firenze nel popolare quartiere di San Frediano i1 13 aprile 1808. Era il primo di nove figli, studiò all'Accademia di Belle Arti del capoluogo toscano, si impiegò presso gli Uffici Doganali ma poi divenne tecnico di scena presso il prestigioso Teatro della Pergola, il più antico di Firenze e tra i più antichi d'Europa, lavoro che involontariamente contribuì non poco alla sua invenzione. Nel 1831 fu partecipe dei moti risorgimentali e, come molti, dovette riparare all'estero per non essere arrestato o peggio. A Livorno si imbarcò su una nave diretta a l'Avana di Cuba con la moglie, Ester Mochi, conosciuta ai tempi della Pergola. Trovò lavoro come macchinista teatrale presso il locale Tacon Opera House dove studiò un rudimentale sistema di comunicazione per impartire ordini simultanei agli altri macchinisti durante gli spettacoli. Nel 1845 si trasferì a New York nell'isola di Staten Island, intraprese una serie di attività strampalate tutte finite nel peggiore dei modi (famosa la fabbrica di candele dove lavorò anche Giuseppe Garibaldi, esule dopo i guai della Repubblica Romana) ma che gli consentirono di perfezionare "il telegrafo parlante", casualmente aiutato dalla moglie, costretta a letto da una grave malattia, nel tentativo di recarle conforto attraverso un apparecchio tra casa e laboratorio per conoscere all'istante le sue condizioni di salute. Era il 1856 ma ci vollero altri anni di studio per presentare, finalmente, la prima bozza di brevetto. Morì il 18 ottobre 1889, povero ma con tanti amici che oltre a battersi per il riconoscimento della sua scoperta arrivata oltre 110 anni dopo, provvidero a creare una casa-museo. Proprio il programma di Piero Angela apparso su Rai Uno nelle scorse settimane ha riproposto le difficoltà economiche in cui versa attualmente la Fondazione che gestisce il Museo. Ora che i libri di testo di tutto il mondo riportano l'identità del vero inventore, sarebbe un peccato dover chiudere le sale che contengono tanti ricordi. Si possono però inviare fondi con carte di credito attraverso il sito www.garibaldimeuccimuseum.org.