Strategie. Essere una risorsa e non un peso Le cifre, perché aiutano a capire più delle opinioni. L'azienda culturale Palaexpo (Scuderie del Quirinale-Palazzo delle Esposizioni) è passata dal mezzo milione di visitatori del 2008 al milione del 2010, anno in cui è stato registrato un attivo di 1.2 milioni di euro. Il 13 aprile il «New York Times» ha dedicato un'entusiastica pagina alla magnifica mostra («sublime», per dirla con Alberto Arbasino) dedicata a Lorenzo Lotto. Sempre Lotto si è aggiudicato l'ambito premio del Totomostre («Il Bello dell'anno») del Giornale dell'Arte. Di qui bisogna partire, con serenità e il necessario equilibrio, per analizzare il progetto di privatizzazione dell'azienda da parte del Comune che così risparmierebbe dieci milioni lordi l'anno di finanziamento, cioè un terzo del bilancio dell'azienda composto poi dall'autofinanziamento e dai quattro milioni di euro garantiti dalla Fondazione Roma dell'avvocato Emmanuele Emanuele, che è di diritto presidente di Scuderie-Palaexpo. L'ipotesi di dismissione, o di «affidamento» alla mano privata, presenta numerose e gravi incognite. La prima. C'è di mezzo il Quirinale, proprietario delle Scuderie. Cosa pensa di tutto questo la Presidenza della Repubblica? In quale Capitale si affiderebbe ai privati un bene legato alla disponibilità di un Capo di Stato? Seconda incognita. Una struttura culturale pubblica deve far quadrare i conti ma ha anche l'obbligo etico di raffigurare lo Stato. I privati, giustamente e inevitabilmente, si pongono soprattutto il primo problema, puntando a un utile, com'è in una incontestabile ottica d'impresa. Emmanuele Emanuele è uomo di alte, sperimentate e apprezzatissime qualità culturali e morali. Ma (sempre giustamente e inevitabilmente) non è lo Stato come non lo è alcun privato. Intanto si sussurra di un probabile, ipotetico interesse di una società che porterebbe al nome di Vittorio Sgarbi, possibile futuro direttore artistico. Il coinvolgimento di Emmanuele Emanuele fino a oggi si è rivelato vincente e molto rassicurante. Ma il prossimo passo può essere davvero una completa cessione, a lui o ad altri? A chi, poi? E quale è il vero senso di un'operazione compiuta non su un bubbone malato, non sulla scandalosa parentopoli dell'Atac o sui buchi dell'Ama ma su una struttura culturale di indubbia vitalità, di riconosciuta creatività e autonomia politica? In quanto al denaro, non sono certo i dieci milioni annui destinati a Scuderie-Palaexpò a mandare a fondo il bilancio capitolino. Ogni Capitale degna di questo nome investe in cultura. Ovviamente a ragion veduta e con rientri certi sul piano dell'immagine e del turismo. In sostanza, stavolta il sindaco di questa nostra città, Gianni Alemanno, deve assolutamente tornare a sentirsi un ministro di livello nazionale, ragionare in termini complessivi delle esigenze di Stato e non tanto di un singolo Comune, nonostante si parli della Capitale: Scuderie-Palaexpò hanno ormai un tale rango. E chiunque abbia a cuore le sorti della cultura a Roma si aspetta scelte adeguate, consapevoli, straordinariamente responsabili. Certo non miopi. E nemmeno legate a silenziosi (strani e dunque discutibili) interessi contingenti.
Roma, Palaexpo. Privatizzare un gioiello culturale?
L'azienda culturale Palaexpo (Scuderie del Quirinale-Palazzo delle Esposizioni) ha registrato un attivo di 1,2 milioni di euro nel 2010. Il Comune di Roma intende privatizzare l'azienda, risparmiando dieci milioni di euro all'anno di finanziamento. Il progetto presenta numerose incognite, tra cui la posizione del Quirinale, proprietario delle Scuderie, e l'obbligo etico di raffigurare lo Stato. Il coinvolgimento di Emmanuele Emanuele, presidente della Fondazione Roma, è stato vincente, ma il prossimo passo potrebbe essere una completa cessione.
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