A quaranta giorni dal via, il curatore se ne va. Il Padiglione Italia, già in ritardo, adesso rischia di saltare: "Se lo faccia il ministro Galan" Il ministro: "Gli chiederò di ritirare le dimissioni". Ma lorganizzazione era in difficoltà Cattelan: "Io invitato in laguna? Non vado al circo da quando avevo nove anni" A quaranta giorni dallinaugurazione, la Biennale rischia di presentare un Padiglione Italia vuoto. Estromesso dalla carica di soprintendente a Venezia, ieri il suo curatore Vittorio Sgarbi, in contrasto con il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan, si è dimesso. E, nellanno del 150esimo, il Paese è sul punto di non rappresentare se stesso nella più grande esposizione internazionale che lItalia dedica allarte. «Il progetto è mio con Arthemisia, il service organizzatore, e non lo cedo a nessuno», dice Sgarbi. «Me ne vado, ma non vedo perché non debba esserci spargimento di sangue». Rischiano adesso la mostra in laguna - con i 150 artisti, da Maurizio Cattelan a Luigi Ontani, da Giosetta Fioroni a Piero Guccione, selezionati da 200 intellettuali, i cui inviti sono già partiti e quelle regionali che dovevano ospitare circa un migliaio di pittori, scultori e performer con le loro opere. Ieri la riunione che ratificava la scelta di Palazzo Venezia come spazio per il Lazio è saltata: la Fondazione Roma ha sospeso il finanziamento. E restano ancora da ufficializzare il Pan di Napoli per la Campania e la sede della Basilicata. Del Padiglione Italia sono stati bloccati il catalogo, gli inviti e una macchina organizzativa che non riconosce più un responsabile. «La Biennale te la fai tu», ha detto Sgarbi a Galan alla fine della conferenza stampa di presentazione del festival di Spoleto, al Collegio romano. «Chiederò a Sgarbi di ritirare le dimissioni», ha ribattuto immediatamente il ministro. «Posso capire che sia infastidito per la mancata nomina a soprintendente di Venezia, ma nessuno ostacolerà il suo lavoro alla Biennale. Sgarbi non poteva essere soprintendente, nominandolo non avrei applicato il regolamento corretto». Il presidente della Biennale Paolo Baratta ribadisce piena fiducia al critico e lo invita a ripensarci seriamente: «Rivolgo a Sgarbi un invito pressante. Senza di lui, andare avanti è complicato. AllArsenale ha già realizzato un progetto molto interessante. Tra laltro è stato predisposto il nuovo padiglione rinnovato, e per questo chiedo di andare avanti. Per la mostra che organizza lì ha sollecitato vari intellettuali: è un bellissimo esercizio di analisi dello spaccato storico della società italiana e dei suoi rapporti con larte. Io resto in attesa, fiducioso». Ma Sgarbi non aspetta: «È linizio di una deflagrazione di un sistema, quello dellorganizzazione del Padiglione Italia e delle esposizioni in tutto il Paese, che conta circa 2000 artisti. Non nominandomi soprintendente a Venezia, Galan ha tradito lo Stato. Lui stesso, che mi aveva garantito la carica, mi consiglia di fare ricorso al Tar per ottenere la nomina. Così contraddice la volontà del suo predecessore Bondi, che aveva già provato a nominarmi due volte. Il mio unico referente adesso è il presidente del Consiglio: che lItalia non venga rappresentata alla Biennale nellanno dei festeggiamenti per il 150esimo è un problema dello Stato, non di Galan. Spero a questo punto che Berlusconi e Letta trovino una soluzione in consiglio dei ministri». Intanto, la macchina per il progetto monstre voluto da Sgarbi si ferma. Spiega lorganizzatore Nicolas Ballario, che lavora ad Arthemisia: «Siamo a un punto molto avanzato. Abbiamo deciso di non ufficializzare nulla fino alla conferenza stampa che doveva presentare il Padiglione Italia, il 5 maggio al Mibac. Ma abbiamo fatto un lavoro gigantesco: questa Biennale per il Padiglione Italia doveva essere gloriosa, ora è tutto compromesso. Si dovrà sicuramente rinunciare a una serie di mostre veneziane: allAccademia, a Palazzo Grimani, alla Ca dOro, dove gli spazi degli allestimenti erano stati estesi». Lo storico dellarte Marco Di Capua è nel comitato di studio del Padiglione Italia e non nasconde la situazione di caos: «Ho ricevuto da poco una email per scrivere un testo per il catalogo. Ora non so se le dimissioni di Sgarbi le devo prendere come uno stop. Già si tratta di una macchina complicata e traballante, questa nuova cosa blocca tutto. I lavori di Sgarbi funzionano come work in progress, le cose si svolgono e modificano fino allultimo, fino a ieri lui era a Napoli a cercare artisti: è impensabile che qualcuno possa sostituirlo. In questi giorni, i partecipanti al Padiglione Italia stavano ricevendo gli incarichi e i parametri per le loro opere. Adesso si rischia di azzerare tutto». La stessa opinione è condivisa da un altro membro del comitato, Duccio Trombadori, che dice: «Completare limpresa del Padiglione Italia senza Sgarbi è impossibile: si tratta di un progetto faraonico, di difficile realizzazione. Per questo le cariche di soprintendente a Venezia e di curatore andavano tenute naturalmente insieme. Galan ha sconfessato il progetto del suo predecessore Bondi, spero ci ripensi». Il caos corre anche nel mondo degli artisti. Cè chi ci scherza su, come Maurizio Cattelan: «Il Padiglione Italia della Biennale? Lultima volta che sono andato al circo avevo nove anni. Sgarbi si è dimesso? Qualcuno dovrà ringraziarlo per questo». Ma cè chi non solo non ha capito ancora cosa deve fare, ma nemmeno che tipo di invito abbia realmente ricevuto. È il caso di Marisa Albanese: «Un mese fa, lorganizzazione Arthemisia mi ha mandato una email chiedendomi il curriculum, del materiale sul mio lavoro e unipotesi su cosa esporre, precisando solo che si trattava del Padiglione Italia della Biennale. Poi non ho più ricevuto notizia. Linvito era firmato solo "staff Arthemisia". Non cerano nomi, né numeri di telefono. Ma la Biennale non è allinizio di giugno?». Unesperienza simile è quella della fotografa Raffaela Mariniello: «Ho ricevuto un invito tempo fa dallassociazione Arthemisia», racconta. «Penso si riferisse allesposizione regionale da organizzare a Napoli, ma era tutto molto vago. Poi non ho saputo più nulla. È successo anche ad altri colleghi, ci incontravamo e ci domandavamo tra noi: "Ma questi della Biennale li avete più sentiti?". Non sapevo che Sgarbi si fosse dimesso. Che disastro. E adesso che succederà, non ci sarà più il Padiglione Italia? Io per fortuna mi consolo con una mostra su tre piani a Palazzo Fortuny. È negli stessi giorni della Biennale».