Le analisi più recenti, infatti, mostrano una crisi urbana che fa riferimento non soltanto alle condizioni attuali e di fatto, ma anche alla decisa assenza di strategie e di politiche in grado di invertire le tendenze in atto, tipicamente dissipative e disordinate. A evidenziare il difetto di idee sulla città di domani, sulle sue forme e sulle sue priorità, è anche la campagna elettorale in corso. Pur essendo, infatti, la competizione elettorale il luogo della proposta non vincolata a limiti di bilancio e normativi, della visione più o meno libera, di guizzi immaginifici, dai programmi dei candidati emergono per lo più genericità e una certa imprecisione di fondo che fanno apparire le loro proposte tuttaltro che "urbanissime". Eppure la messe dei materiali e degli argomenti disponibili è appetibile e consentirebbe di andare ben oltre proposte trite e improbabili come, tanto per fare un esempio, costruire un nuovo stadio da qualche altra parte, idea riesumata da Gianni Lettieri, di certo in grado, per chi lo conosce, di fare di meglio. Per il resto, le idee elettorali sulla città muovono da parole dordine il cui uso ripetuto le sta mutando in oggetti allergici: periferie, centro storico, Bagnoli, area Est, i Pru, cose per le quali linteresse dellelettore medio e mediamente informato è quantomeno ridotto al rango di miraggio. Il fatto, ad esempio, che disastri gestionali e urbanistici come quello dellex area industriale di Bagnoli vengano in qualche modo portati a termine tra qualche anno, è poco rilevante in un racconto elettorale che deve essere in grado di fare "cose con le parole", di solleticare linnovazione, di far credere persino nellimprobabile. In queste stesse settimane anche a Milano è in corso la maratona elettorale per le comunali. In urbanistica la discussione è monopolizzata da contrapposte visioni di futuro, da idee chiaramente alternative sullo sviluppo della città e sui modelli urbani da privilegiare, sulle priorità e finanche sulle classi sociali da avvantaggiare. Lamministrazione in carica ha approvato pochi mesi fa il Pgt, il nuovo piano regolatore di Milano, che rimescola, anche in modi provocatori, i luoghi dello sviluppo urbano, utilizzando parole e idee-guida come «densificare per non consumare suolo», «nuove trame connettive dello spazio pubblico», «quindici grandi temi di pubblico interesse». Su queste questioni, lopposizione ha accettato la sfida, alimentando la battaglia in Consiglio comunale, contestando i volumi e le quantità messe in gioco e il pericolo cementificazione per le residue aree agricole. O, ancora, il dibattito sullExpo del 2015, la cui gestione è finora apparsa debole e inconcludente e sul quale si gioca il riposizionamento di Milano tra le grandi città europee. Sempre a Milano, forse è interessante ricordarlo, larchitetto Stefano Boeri, sconfitto alle primarie, è candidato al Consiglio comunale sostenendo pienamente il vincitore Giuliano Pisapia. Realtà, ovviamente, diverse. Ma ciò non esclude che anche a Napoli non debbano essere al centro del dibattito il futuro e le strategie giuste per amplificarlo. Perché accanto alla gestione dei rifiuti e al disordine urbano, ci sono occasioni come il Forum delle Culture, il cui destino non deve essere, come sembra, per forza segnato in negativo, oppure il restituire alla città lo spazio pubblico del waterfront, o ancora rilanciare, con convinzione non ipocrita, i musei e le istituzioni culturali. Come scrive Andrea Branzi su "Domus" di questo mese: «La battaglia tra le grandi città europee non avviene più sul numero di istituzioni finanziarie e delle banche, ma sul numero di grandi scrittori che le abitano, dei poeti che vi si nascondono, della tolleranza e della democrazia che vi si respirano». E forse non è un caso, in questo clima locale un po cupo di emergenza e di poche idee, se leroica montagna di sale di Mimmo Paladino, simbolo della Napoli di pochi anni fa soltanto, campeggia ora nella grande piazza accanto al Duomo di Milano. Le cose da ricostruire e da re-immaginare, a quanto pare, sono ancora tante.
NAPOLI - le miserie dell'urbanistica
La crisi urbana è una realtà che affligge molte città, con una decisa assenza di strategie e politiche per invertire le tendenze negative. La campagna elettorale non sembra offrire soluzioni innovative, con i candidati che propongono idee generiche e imprecise. La città di domani deve essere progettata con una visione libera e vincolata a limiti di bilancio e normativi. Le idee elettorali sulla città sono spesso basate su parole d'ordine che stanno cambiando il significato, come le periferie, il centro storico e le aree industriali. A Milano, la discussione urbanistica è monopolizzata da contrapposte visioni di futuro, con idee alternative sullo sviluppo della città e sui modelli urbani da privilegiare.
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