FIRENZE. Quaranta minuti sarà il tempo concesso ai visitatori della Basilica di Santa Croce a Firenze per individuare, tra una miriade di personaggi, il presunto volto di Giotto dipinto da Agnolo Gaddi (1350-1396) nel ciclo murale la "Leggenda della Croce" che si trova nella cappella maggiore del complesso francescano. La cappella, alta 30 metri, verrà riaperta dopo cinque anni e due mesi di restauri. Per far ammirare le pitture da vicino sarà mantenuto ancora un anno l'allestimento del ponteggio sopra cui i visitatori cammineranno come se fossero al quinto o sesto piano di un palazzo. Gli affreschi sono stati restaurati dall'Opera di Santa Croce con l'esecuzione diretta degli esperti dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Posti su pareti e volta, i dipinti murali comprendono 4 ordini di storie e un'ampia ricchezza di personaggi raffigurati, anche coevi dell'artista. «Tra questi riteniamo di aver individuato nel corso del restauro un volto molto somigliante a quello di Giotto - ha affermato Cecilia Frosinini, direttore del settore restauro delle pitture murali dell'Opificio delle Pietre Dure - Agnolo Gaddi sosteneva di essere che Giotto gli fu'nonno' visto che il padre Taddeo Gaddi fu allievo dello stesso Giotto». «Per chi salirà sul ponteggio sarà come fare una caccia al tesoro in circa 40 minuti, il tempo della visita» ha aggiunto Frosinini. Visita da farsi, ha anche detto, «non solo per vedere il volto di Giotto ma anche per apprezzare la minuziosa descrizione artistica di persone, cose, animali e altri soggetti visibili in queste opere di Agnolo Gaddi e degli artisti della sua bottega». La superficie pittorica restaurata è di 850 metri quadri e al recupero hanno partecipato una ventina di esperti, quattro restauratori dell'Opificio più collaboratori. Questo è il primo restauro in epoca recente fatto nella cappella maggiore di Santa Croce, a parte una spolveratura negli anni '40 del Novecento e un vero e proprio restauro nell' 800. Hanno collaborato con l'Opera di Santa Croce e l'Opificio delle Pietre Dure, il prof. Takaharu Miyasita dell'università di Kanazawa e il mecenate Tetsuya Kuroda, che hanno dato «apporto scientifico ed economico».