«Le previsioni erano di forti tagli, quindi se le cose restano così va meno peggio delle attese» spiega Walter Vergnano, sovrintendente del Teatro regio di Torino e presidente dell'Anfols, l'associazione che raggruppa le Fondazioni liriche italiane. La seconda non è quasi più una notizia, dal momento che fotografa una situazione deteriorata da tempo: mentre i conti, del 2004 saranno sicuramente peggiori di quelli del 2003 (quando solo tre Fondazioni riuscirono a chiudere i bilanci in nero), i budget per l'anno prossimo «sono decisamente critici per tutti. E questo preoccupa fortemente» sottolinea Vergnano. E aggiunge: «Già quest'anno il decreto legge cosiddetto "taglia spese" ha ridotto le risorse extra-Fus e a restano colpiti in maniera particolare sono stati la Scala di Milano, l'Opera di Roma e il Carlo Felice di Genova». I problemi restano quelli di sempre, dunque, e far quadrare i conti sembra ormai quasi impossibile. Ma qualcosa, forse, comincia a muoversi: prima della fine dell'anno il ministro Giuliano Urbani dovrebbe incontrare i sindaci (in quanto presidenti dei consigli di amministrazione) e i sovrintendenti delle Fondazioni Eriche italiane. Con quale obiettivo? Quello di affrontare i problemi del settore e delineare i possibili interventi. Perché il ricorso a misure tampone non risolve più nulla. Vergnano non ha dubbi: «Ci vuole un progetto politico del Governo dice e l'adozione di misure strutturali». Per il presidente dell'Anfols le strade da percorrere sono tre. e vanno imboccate contemporaneamente. La prima è una revisione del contratto nazionale di lavoro, per aumentarne la flessibilità. «Considerare questa Tunica soluzione sarebbe però un errore di miopia. Il contratto spiega il presidente dell'Anfols ha delle validità importanti da mantenere, ma ha anche delle criticità. E lo dimostra il fatto che non fa più occupazione. Comunque io credo che la stabilità, per esempio delle orchestre, sia un presupposto per la qualità, da cui non si può prescindere e che deve rimanere l'obiettivo primario». La seconda strada, necessariamente contestuale a un'eventuale revisione del contratto di lavoro, è il ripristino di risorse sufficienti per il sistema. «I teatri lirici italiani sottolinea Vergnano sono meno sovvenzionati di altri: in Francia, Spagna e Germania, per esempio, le risorse pubbliche destinate alla lirica sono più elevate». È possibile immaginare anche un intervento di Arcus, la società creata dal ministero dei Beni culturali e da quello per le Infrastrutture per investire in cultura? «Nessuno di noi sa ancora se le Fondazioni liriche hanno diritto di accedere a questi fondi, di cui non conosciamo i criteri di ripartizione. La domanda la girerei al ministro». Anche i teatri, però devono fare la loro parte. E questa è la terza strada da percorrere. Certo, già ora ognuno cerca di tagliare i costi, perché mancano i soldi, ma non c'è una strategia comune su dove e come risparmiare. «Perché non ci mettiamo d'accordo propone Vergnano e fissiamo un tetto massimo ai cachet per i cantanti, che in Italia sono molto elevati, o non cerchiamo di condividere di più le produzioni? Forse vai la pena cominciare a pensare a tutti questi problemi un giorno prima piuttosto che un giorno dopo. Altrimenti rischiamo di essere l'Alitalia di domani».
Fondazioni liriche. Strategie comuni per riequilibrare i costi
Il Teatro regio di Torino e l'Anfols, associazione delle Fondazioni liriche italiane, hanno espresso preoccupazione per la situazione finanziaria dei teatri lirici italiani. I conti del 2004 saranno sicuramente peggiori di quelli del 2003, e i budget per l'anno prossimo sono critici. Il sovrintendente del Teatro regio di Torino, Walter Vergnano, sottolinea che il problema è quello di far quadrare i conti, e che il ricorso a misure tampone non risolve nulla. Vergnano propone tre strade per affrontare il problema: una revisione del contratto nazionale di lavoro, un ripristino di risorse sufficienti per il sistema e una strategia comune per ridurre i costi.
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