ROMA. Vittorio Sgarbi ha fatto il suo annuncio ad effetto durante la conferenza stampa per la presentazione della 54esima edizione del Festival di Spoleto. Dopo avere illustrato le mostre di cui sarà il curatore, ha detto: «E con questo mi dimetto da curatore del Padiglione Italia della Biennale e mi dedico felicemente soltanto a Spoleto e alle sue mostre». L'aveva preannunciato: niente sovrintendenza al polo museale di Venezia, e allora nemmeno niente Biennale. Seduto accanto a lui, il ministro Giancarlo Galan, incassa in silenzio. Ma subito dopo, a conferenza stampa terminata, ribadisce la sua posizione. «Non c'è alcun nesso tra l'incarico di Sgarbi alla Biennale dice il ministro e la mancata nomina a sovrintendente del Polo Museale veneto. Spero che Sgarbi lo capisca e si convinca a ritirare le dimissioni». Galan ha spiegato il perché della mancata nomina di Sgarbi. «Mi dispiace: che Sgarbi sia il più bravo, il più brillante e in grado di dare il maggiore appeal ai Beni Culturali ha affermato il ministro non c'è dubbio. Ma non lo potevo nominare soprintendente a Venezia perché le leggi prevedono alcuni titoli e a lui ne mancava uno in particolare». Quale? Quello di dirigente di secondo grado dei Beni culturali. Al ministero spiegano che la nomina a dirigente di prima fascia è discrezionale, e quindi può deciderla il ministro. Non quella, invece, di dirigente di seconda fascia. I sovrintendenti sono equiparati a dirigenti di seconda fascia e, in base alla legge Brunetta, se esistono aventi diritto interni al ministero per il ruolo di sovrintendente, devono avere la precedenza. C'è stato su questo punto, l'articolo 19, comma 6, che prevede la possibilità di ricorrere a figure esterne di prestigio, anche un pronunciamento della Corte Costituzionale, poi recepito dalla legge Brunetta. Sgarbi voleva far valere la sua nomina ad Alto commissario della regione Sicilia, ma sempre dal ministero riferiscono che non è equiparabile per due ragioni: perché è una carica a tempo e perché la regione Sicilia è a statuto speciale. Ha sottolineato il ministro, dispiaciuto ma deciso: «A volte non si può scegliere il più bravo, ma chi ha determinati requisiti». Sempre dal ministero riferiscono che, al momento, però, Sgarbi non ha formalizzato le sue dimissioni al direttore generale per le Belle arti, Antonia Recchia. Il presidente della Biennale, Paolo Baratta, rivolge a Sgarbi «un invito pressante ad andare avanti». E aggiunge: «Nella parte all'interno dell'Arsenale ha già fatto una cosa utile, molto interessante e bella. Spero, dunque, che ci ripensi e continui». MA SGARBI non ci sta. Conferma le sue dimissioni e afferma: «Su questo tema mi aspetto che il consiglio dei ministri prenda una posizione che metta in mora il ministro della Cultura». Precisa ancora: «Il mio è il necessario atteggiamento di risposta a tre grandi scorrettezze di Galan. La prima di avermi fatto avvertire dai giornali; la seconda di avermi detto dieci giorni fa che avrebbe fatto la nomina con il comma 6; la terza, di aver mancato continuità con Bondi (che aveva deciso la nomina di Sgarbi a sovrintendente ndr)». E, per nulla rassegnato, afferma che questo «stop è un danno per lo Stato».
L'ira di Sgarbi: Il governo metta in mora Galan
Vittorio Sgarbi ha fatto il suo annuncio ad effetto durante la conferenza stampa per la presentazione della 54esima edizione del Festival di Spoleto. Ha detto di dimettersi da curatore del Padiglione Italia della Biennale e di dedicarsi soltanto a Spoleto e alle sue mostre. Il ministro Giancarlo Galan ha confermato che Sgarbi non è stato nominato sovrintendente del Polo Museale di Venezia a causa della mancanza di un titolo, in particolare quello di dirigente di secondo grado dei Beni culturali. Sgarbi aveva richiesto la nomina ad Alto commissario della regione Sicilia, ma il ministero ha rifiutato.
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