Sgarbi a Venezia voleva troppo Poltronite. Sindaco di Salemi, supervisore degli acquisti per l'arte contemporanea al Maxxi, curatore del Padiglione Italia, curatore di se stesso a Milano a Palazzo Reale, un futuro programma sulla Rai. Voleva anche la sovrintendenza al polo museale veneto. Ma Galan ha rispettato le regole, dimostrando di voler mettere ordine e correggere gli errori del suo predecessore. Vittorio lascerà la curatela del Padiglione? Magari! Il Ministro Galan, che già dai primi giorni al dicastero della cultura ha dato prova di voler più correggere e pulire le sbrodolate del suo predecessore focalizzandosi più sui problemi che sulla spartizione delle poltrone, ha dimostrato una bella dose di lucidità, visti i tempi che corrono, non cedendo al ricatto, minaccia o promessa, difficile dirlo, di Vittorio Sgarbi di abbandonare l'incarico di curatore del padiglione italiano alla Biennale di Venezia, se non gli fosse stato ridato l'incarico come sovrintendente toltogli più di una volta dalla Corte dei Conti. Ogni volta che scrivo un articolo sul personaggio, mi arrivano, immagino da lui, insulti via sms che vanno dallo scemo, all'imbecille, al mediocre, alla capra e ultimamente sono stato persino definito «poco più di un'insalata», facendo una citazione letteraria che, su questo aveva ragione Sgarbi, io non ho capito. Prenderò insulti anche in questo caso immagino, accompagnati da minacce di «querele certe». Poco importa. Tentare di riportare un po' di equilibrio o dignità nel panorama culturale italiano mi sembra doveroso e legittimo. Sgarbi considera se stesso al di sopra di tutti e di tutto. I suoi meriti indiscutibili, ci mancherebbe altro, le sue cariche quasi divine. Sindaco di Salemi, supervisore degli acquisti per l'arte contemporanea al Maxxi, curatore, fino a prova contraria, del Padiglione Italia, curatore di se stesso a Milano a Palazzo Reale, pare, il prossimo luglio, di una mostra sulla sua "rinomata" collezione, un futuro programma sulla RAI. Non gli sembrano sufficienti le caterve d' impegni e cariche avute. Voleva anche, a dispetto dei santi e dei conti, la carica di Sovrintendente. Non l'ha avuta. Galan è stato chiaro nelle sue dichiarazioni. Niente di personale, solo rispetto delle regole. Ma a Sgarbi le regole non piacciono quindi addio Biennale! Magari!! Anche se non si capisce, nonostante Sgarbi abbia provato a spiegarlo, cosa la carica di sovrintendente abbia a che fare con quella di curatore del Padiglione Italia. O tutto o nulla! Voglio la tromba e il cavallin! Il ministro teme che le dimissioni di Sgarbi siano una sciagura per la sua città, Venezia. Non sa invece che fortuna sarebbe se la minaccia fosse mantenuta. Non sa che figuraccia eviteremmo, lui e noi, davanti al mondo dell'arte internazionale ma anche solo davanti a quello italiano. Sto parlando di quei mondi che si muovono con razionalità e logica non quelli simili al Mucchio Selvaggio di Peckimpah. Darla vinta al sindaco di Salemi per paura delle sue reazioni o azioni avrebbe voluto dire scivolare in quel baratro di debolezza assoluta nel quale è finito Bondi. Nessuno mette in dubbio, anche se magari qualche volta si dovrebbe, la preparazione scientifica del critico d'arte onnivoro e onnipresente. Quello di cui dobbiamo dubitare e molto è la sua pretesa ad occupare cariche e spazi solo per il fatto di essere Sgarbi. Solo per il fatto di minacciare offese, ritiri e insulti via etere, via stampa e anche via sms. L'Italia è una Repubblica delle Banane, questo sembra essere oramai un triste dato di fatto. Tuttavia si può ancora fare attenzione a non scivolare sulle molte bucce di banane che sporcano il suolo. Il ministro, prudente, ha evitato un bello scivolone. Galan conosce bene e rispetta la Biennale di Venezia. Conosce benissimo Venezia. Ha dimostrato anche di conoscere bene la furia conquistatrice di VS e l'ha fermata in tempo. Sapendo di cosa sia capace il nostro nel bene ma anche nel male. Il Ministro non ha confuso, come fa Sgarbi, la carica di un sovrintendente con quella, ben diversa, di un direttore generale, tipo Mario Resca, che può essere una nomina diretta del ministro. Dargliela vinta per paura sarebbe stata una tragedia. Dargliela vinta per assecondare gli ordini di scuderia, lo abbiamo detto, una grossa debolezza. Dargliela vinta per farlo stare zitto un errore fatale. Certo se il padiglione italiano salterà sarà una situazione complicata da gestire ma anche, come dicono gli americani, una benedizione travestita. Sgarbi dal canto suo utilizzerà sicuramente l'occasione per ingolfare i media con la sua presenza. In questo caso lasciarlo fare non fa male a nessuno. Intossicato dalla visibilità è lui non noi. La strategia di Sgarbi è sempre la stessa, anche se sempre più usurata. Le sue armi l'urlo e l'offesa per sbilanciare l'avversario, per metterlo a tacere. Si presenta come un cavaliere dell'apocalisse culturale, come uno tsunami mediatico. Ma per l' aldilà c'è sempre tempo, per affogare anche.