Escluso dalla Soprintendenza, attacca: «Galan dovrà spiegare perchè sceglie un uomo di sinistra» «Me ne vado anche dal Padiglione Italia». Baratta: «Spero ci ripensi» LA LETTERA DI GALAN "Caro Vittorio. sono certo che in cuor tuo sai che la scelta compiuta dall'Amministrazione è l'unica percorribile, se si vogliono evitare ulteriori ritardi e contenziosi, che in questo momento - francamente non gioverebbero a nessuno...» "...tu potrai dare alla cultura del nastro Paese un inesauribile e fondamentale apporto anche in ruoli diversi ma non meno prestigiosi quale, ad esempio, e quello rappresentato dall'incarico di Curatore dei padiglione italiano alla Biennale di Venezia...» La decisione di Giancarlo Galan di nominare un sovrintendente interno per non incorrere nuovamente nella bocciatura della Corte dei Conti non gli è piaciuta nemmeno un po'. E questa volta, nell'ormai lunghissima vicenda della nomina al vertice del polo museale veneziano, è Vittorio Sgarbi a fare ricorso al Tar. «Galan è stato male indirizzato dai funzionari del ministero che lo hanno ingannato», dice il critico sottolineando che ci sono tanti esempi di nomine per chiara fama a diverso titolo e che l'ostacolo avanzato dal ministero non è realistico. La questione però non passerà solo per avvocati e per le aule del tribunale. Già ieri pomeriggio alla presentazione del festival di Spoleto Sgarbi ha tirato la prima bordata politica al ministro seduto al suo fianco facendo sapere pubblicamente che se non potrà fare il sovrintendente del polo museale veneziano si dimetterà subito anche dalla direzione del Padiglione Italia con tanti saluti a tutti e il lavoro a metà. E poco importa che sia subito intervenuto il presidente della Biennale Paolo Baratta invitando il critico a non dimettersi per ritorsione, le parole di Sgarbi non lasciano dubbi: «Mi occuperò solo di Spoleto e della mostra di palazzo Reale che sarà bellissima». «Spero che Sgarbi ci ripensi in fretta - ribatte Baratta - all'Arsenale ha già fatto una cosa interessante e bella e per questo gli rivolgo un invito pressante ad andare avanti». Ma le parole di Baratta rischiano di cadere nel vuoto. «Già domani ritirerò i fondi della Fondazione di Roma dal Padiglione Italia e vieto a chiunque di usare il mio progetto - rincara la dose Sgarbi - Duemila artisti resteranno a casa e Galan e Baratta si arrangeranno a trovare una soluzione». Ma dalla parte di Sgarbi non ci sono solo i lavori della Biennale lasciati in sospeso. Il nuovo titolare del ministero della Cultura dovrà vedersela anche con il presidente del Consiglio in persona. « e ho parlato subito con Berlusconi perché non ho trovato corretto inviare una lettera prima ai giornali e poi a me», dice Sgarbi aggiungendo che «adesso Galan dovrà spiegare ai suoi colleghi di partito perché ha bocciato un indipendente gradito al governo per mettere a Venezia un sovrintendente di sinistra». A sentire Sgarbi infatti i tre dei quattro concorrenti al bando sono vicini alle sinistre come Stefano Casciu, Giovanna Damiani e Fabrizio Vona, mentre Mario Scalini non avrebbe mai fatto mistero delle sue simpatie per Rifondazione Comunista. «Galan mi ha anche detto che è contento del mio ricorso al Tar - conclude Sgarbi - ma io non resto alla Biennale, perché quando ho accettato l'incarico mi era stato assicurato che avrei potuto usare anche gli spazi museali. Senza l'uso dell'Accademia e degli altri musei il mio progetto non è completo. Baratta e Galan si rivolgano al nuovo sovrintendente del polo veneziano per un nuovo progetto».