UN CONSIGLIO? Andateci. Perché il civico Museo archeologico, raddoppiato, con una bella e modernissima parete ondulata in vetro e ferro a ridosso della torre poligonale della fine del III secolo d. C. (amabili resti delle ben più ampie mura massimianee) che introduce nella nuova sezione di 1700 metri quadrati su tre piani, piacerà anche a chi di archeologia non si interessa. Tra l' altro è gratuito fino al 19 giugno, così ha voluto il Comune, replicando un' iniziativa (dal sapore elettorale?) già sperimentata con successo al Museo del Novecento. I visitatori potranno così gustare, entrando dall' ingresso di corso Magenta 15, un luogo seducente, con un raccolto giardino interno dove presto, questa estate, sarà aperto un bar letterario, assicura l' assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory. E dove si snoda - tra resti di mura romane, visto che qui siamo nel vero cuore della Milano antica - la passerella verso la palazzina rinnovata di via Nirone. Forse dopo questo approccio sarà più facile scoprire la storia remota della città, raccontata in un' esposizione non grandissima ma bella. Volutamente banditi i mezzi di comunicazione legati alla tecnologia per conservare un tratto antico, con l' intento di avvicinare il più possibile un pubblico non specialistaa questi mondi così lontani nel tempo. Un museo, diretto da Donatella Caporusso, che propone molte insospettate meraviglie. Cominciando dalle più famose, la coppa Diatreta Trivulzio, manufatto prezioso in vetro, o la Patera di Parabiago, per citare solo qualche pezzo, che restano esposte nell' allestimento della sede storica dell' archeologico, dedicata prevalentemente alla Milano antica. Mentre nella nuova ala di via Nirone le tre sezioni sono dedicate alla Lombardia altomedievale, al mondo etrusco e ai Greci. Al primo piano ecco ricostruzioni antropologiche e informazioni sullo stile di vita e le malattie, oltre a preziose oreficerie di Goti, Ostrogoti e Alemanni, tra cui la fibula di Landriano; poi armi da parata, croci in oro e anelli di età Longobarda, provenienti da cinque tombe di alti dignitari scoperte a Trezzo sull' Adda, con la ricostruzione di una bottega orafa del tempo. Al secondo sono rappresentati gli Etruschi e gli aspetti più significativi della loro civiltà, dalla condizione femminile alla religione, con, tra gli altri, un pezzo raro, l' unico esemplare al mondo di una testa in legno di pero della fine del VII secolo a. C.. Non male per una città come Milano, che si è sempre pensato di archeologico potesse offrire poco. Nella sezione greca le teche presentano il cratere dei Ghiottoni piuttosto che il frammento attribuito ad uno dei maggiori pittori attici, Euphronios, per approdare, alla fine verso il fondo, alla dea Demetra sul trono, inizi V secolo a. C.: un' opera d' arte che per l' intensità che sprigiona non si finirebbe mai di guardare. E per invogliare il pubblico a conoscere veramente Mediolanum, l' assessorato alla Cultura ha preparato anche una cartina con un itinerario archeologico da fare a piedi, sette chilometri attraverso quattordici siti.