Alessandro Vanzetti Docente di protostoria europea Università Sapienza di Roma Serve una nuova normativa per far ripartire le imprese del settore Si è svolto alla Sapienza il 1 "open day" di Archeologia di Roma È la prima volta in Italia che si tenta di avvicinare studenti e neo-laureati alle ditte di settore, in un unico spazio. Le imprese presenti rispecchiavano in pieno il quadro variegato che caratterizza il settore: dalle minime associazioni di professionisti, alle piccole cooperative, dalle società specializzate, alle cooperative di grandi dimensioni e alle grandi società, in possesso di certificazioni di livello elevato. Di fatto il mercato del lavoro nell'archeologia da campo ha cominciato a svilupparsi circa 30 anni fa, con la nascita di cooperative di archeologi e tecnici, poi di società di vario tipo. A fronte di una prima crisi nell'occupazione pubblica, gli archeologi tentavano di aggregarsi per rispondere alle crescenti esigenze di manodopera qualificata per le azioni di tutela, innescate dall'espansione edilizia e infrastrutturale, e dal migliorato controllo da parte delle Soprintendenze. L'opera degli archeologi, però, non è stata affiancata da una chiara definizione normativa, e i tentativi degli anni 8o di realizzare un albo si sono tutti arenati Peraltro il mercato, strettamente legato ai lavori infrastrutturali, è ora in fase stagnante, dopo lo sviluppo a cavallo del 2000 (Giubileo, 'Alta Velocità', grandi opere, ecc.); forse il sistema cooperativo ha in questa fase una maggiore capacità di tenuta, ma ci si può attendere una ristrutturazione complessiva. Ma i tentativi si confrontano con una normativa storicamente adeguata per la tutela dei beni, ma non per l'interazione con le dinamiche del lavoro quotidiano. Non si può più pensare che gli scavi siano condotti dalla Soprintendenza in modo programmato o dalle Università per la ricerca e la didattica: i lavori sono realizzati al 90 da ditte, strette tra il martello delle soprintendenze e l'incudine delle stazioni appaltanti, le prime attente alla qualità, le seconde al risparmio. A rimetterci sono gli archeologi, sul cui lavoro, e salario, grava il ribasso delle gare d'asta. L'esperienza appena trascorsa vuole essere un segnale forte per l'archeologia: i giovani all'open day hanno sicuramente compreso che la situazione è difficile, anche si potrebbe rimettere in moto, con una ridefinizione normativa, un riconoscimento professionale, una maggiore interazione tra Università e mondo del lavoro, finanziamenti accresciuti per il settore