ERCOLANO - A sentire gli ultimi mesi di polemiche su Pompei, crolli, incuria e grandi uscite di denari pubblici senza risultati, sembrava che gli archeologi avessero dimenticato il mestiere. DAL NOSTRO INVIATO STELLA CERVASIO LA RIAPERTURA del Decumano Massimo di Ercolano di ieri un restauro in lista d'attesa da 40 anni- non solo ha provato il contrario, se ce n'era bisogno, ma ha anche illustrato un esempio di visita guidata condotta da uno staff competente che ha saputo fare divulgazione a ogni tipo di visitatore, bambini delle scuole compresi. Con lo sgombero definitivo delle transenne all'inaugurazione del percorso del Decumano Massimo,è stato dato anche un annuncio importante: la possibilità dello scavo del tunnel borbonico per i 70 metri che separano il teatro di Ercolano (quello da dove tutta l'archeologia vesuviana cominciò) dalla basilica (il tribunale), anche quella da scavare sotto un piazzale di 50 metri alla fine del Decumano, liberato da abitazioni moderne in rovina. Nessun crollo, nei mesi scorsi, a Ercolano. E sapete perché? Perché da dieci anni una coppia di mecenati americani, David Woodley e Pam Packard, della famiglia cofondatrice della multinazionale leader nell'hardware Hewlett-Packard, attraverso la fondazione Packard Humanities Institute, nata nel 1987, ha finanziato la manutenzione e il consolidamento degli scavi di Ercolano dal 2000 con l'Herculaneum Conservation Project. A un primo "istinto" di scavare nuove domus, si è sostituita la convinzione, indotta anche dall'accordo con la soprintendenza di Pompei allora retta da Pier Giovanni Guzzo, di una priorità assoluta della conservazione di Ercolano. Esattamente quello che si auspica per Pompei. L'attuale soprintendente, Teresa Elena Cinquantaquattro, ha fatto il punto nelle sale di un bell'esempio di liberty vesuviano, Villa Maiuri, già sede del Centro di Studi Internazionali di Archeologia, caduto in rovina e recuperato in quattro anni dal Comune con fondi per 4 milioni. Con l'archeologa, il sindaco Vincenzo Strazzullo, il terzo nel progetto dopo Luisa Bossa e Nino Daniele; il direttore generale per le Antichità Luigi Malnati («quello che vediamo qui è un piccolo miracolo»), il direttore dell'Hcp (Herculaneum Conservation Project) Andrew Wallace Hadrill, che iniziò la collaborazione con la soprintendenza quando era a capo della British School di Roma e ora dirige il Sidney Sussex College di Cambridge. Nel comitato scientifico anche Stefano De Caro che, con Giuseppe Maggi, scopritore del versante marino dell'eruzione e del celebre intrico di scheletri delle vittime in fuga, assistente di Maiuri e poi direttore degli Scavi, ha ricordato come a Villa Maiuri la città incontrava la comunità di studiosi. «Una reciproca conoscenza che a Pompei manca. Packard va ringraziato ha aggiunto De Caro, che con Guzzo e la direttrice degli Scavi Maria Paola Guidobaldi ha condiviso l'avventura della sponsorizzazione - perché il programma concordato con la soprintendenza non era fatto di scoop. Se volete scavare una piramide tutti vi offriranno fondi, diversa è la manutenzione quotidiana». A guidare il tour al Decumano Massimo, parte significativa dei 41.066 metri quadrati di rovine, la squadra dell'Hcp: la conservatrice restauratrice Monica Martelli Castaldi, l'architetto Paola Pesaresi, l'archeologo Mimmo Camardo, l'ingegner Ippolito Massaro, esperto di irregimentazione delle acque, la project manager Hcp Jane Thompson. Un nuovo catasto urbano di Ercolano è nato in questi dieci anni, con la copertura dell'80 per cento dei tetti degli edifici e un lavoro di manutenzione scrupoloso. Dai 1304 ambienti censiti al 2006, siamo arrivati a 1852. Una città che rinasce davvero e un esempio solido e luminoso per Pompei.