Quando, nel 1580, venne effettuato il rilievo per la pianta di Palermo incisa l' anno seguente per il Civitates Orbis Terrarum di Braun e Hogenberg, la città era nel pieno della sua rifondazione cinquecentesca. Anche se il taglio della via Maqueda sarebbe iniziato da lì a poco, il prolungamento del Cassaro sino al Piano della Marina e il nuovo giro di mura e bastioni promosso su iniziativa del viceré Ferrante Gonzaga restituiscono una forma urbis in piena sintonia coni modelli dell' assolutismo modernoe coni canoni della cultura manierista dell' epoca. In quella incisione, la mole del Palazzo Reale rappresentata a volo d' uccello è chiaramente visibile, dominante sul piano antistante e sulla città tutta. Anche l' antica reggia di Ruggero si trovava a quell' epoca in una fase di rifondazione, dopo che per più di due secoli la funzione di residenza reale era passata a palazzo Chiaramonte: parte della fabbrica medievale era stata demolita, ma l' incisione evidenzia il cortile aperto, oltre un basso muro merlato, tra le due torri Greca e Pisana prima che la nuova facciata unificasse i volumi rendendo difficilmente leggibile l' originaria articolazione delle architetture. La vicenda costruttiva del Palazzo rappresenta del resto da sempre, per gli storici moderni, un vero e proprio rompicapo: palinsesto intricatissimo, labirinto di superfetazioni, modifiche e demolizioni, testo da percorrere con cautela districandosi tra sondaggi archeologici, restauri e fonti letterarie, l' edificio oggi sede della Assemblea regionale non ha ancora finito di rivelare i suoi segreti; la nuova pubblicazione promossa dall' Ars ("Il Palazzo Reale di Palermo", a cura di Maria Andaloro, Franco Panini Editore, 260 pagine di ampio formato con ricco apparato fotografico) fa adesso il punto sullo stato delle cose, dopo che i restauri e le ricerche novecentesche, sino alle ultime concluse negli anni Novanta sotto la guida di Rosario La Duca, hanno contribuito non poco ad approfondire la nostra conoscenza del monumento. In particolare, verificando ulteriormente il legame profondo che esiste tra la storia del Palazzo e la storia della città, tra le stratificazioni dell' uno e le articolazioni dell' altra. Nei differenti livelli della fabbrica reale, insomma, si cela uno dei meccanismi generativi (forse il più importante e decisivo) dell' intera vicenda urbanistica palermitana. La questione più intricata riguarda soprattutto le origini: i ritrovamenti dei resti delle fortificazioni fenicie al di sotto del livello della Sala del Duca di Montalto hanno confermato quanto già si supponeva, e cioè che il cantiere ruggeriano poggia su fondamenta antichissime che risalgono alla fondazione della città, e che sono via via state inglobate in rifacimenti delle epoche successive, sino alla dominazione islamica e alla prima età normanna, quando il conte Ruggero d' Altavilla fece probabilmente riedificare parzialmente il luogo. Fu il figlio, incoronato col nome di Ruggero II, a immaginare il palazzo sontuoso di cui parlano le fonti, a crocevia ancora una volta tra i modelli occidentali e quelli orientali, con la Palatina quale fulcro e baricentro dell' intero sistema di spazi aperti, mura e a m b i e n t i f o r t i f i c a t i . M a qual' era l' aspetto dell' edificio ruggeriano poi continuato sotto i suoi successori, i due Guglielmo? Nel suo denso saggio pubblicato nel volume, Ruggero Longo incrocia le fonti letterarie medievali (sino a quella cinquecentesca di Fazello) con i sondaggi e ritrovamenti più recenti, ipotizzando una ricostruzione planimetrica e in alzato che aggiorna quelle di Francesco Valenti della prima parte del Novecento. Una ipotesi di grande suggestione: l' edificio si presentava così scandito dalle torri Pisana, Joharia e Greca, laddove oggi sorge la macchina barocca celebrativa di Filippo IV la torre Rossa (così chiamata dal colore dei laterizi) fungeva da vertice ai portici dell' aula verde menzionata dai cronisti, le cui arcate, aperte verso la città, ospitano la scena della morte di Guglielmo II nella più antica immagine di Palermo, la miniatura del "Liber ad honorem Augusti" di Pietro da Eboli della fine del XII secolo. L' ingresso, laterale rispetto a quello attuale, si apriva prospettando sul fianco della Palatina (alle cui suggestioni è dedicato lo scritto di Gianni Riotta), attorniata dagli edifici residenziali, dai corpi di guardie e degli ambienti del tiraz, le manifatture reali da cui uscì, tra gli altri, il magnifico mantello in seta e oro per l' incoronazione di Ruggero oggi a Vienna. Dal palazzo si dipartivano la via coperta, la strada porticata di concezione orientale che conduceva alla Cattedrale e il simat, la via marmorea il cui tracciato oggi è parzialmente ricalcato dall' asse del Cassaro, mentre altre due strade fiancheggiavano i corsi d' acqua del Kemoniae del Papireto. Secondo questo schema, la città doveva apparire come generata dal palazzo che ne costituiva ugualmente il culmine. Questo legame profondo fu irrimediabilmente alterato al momento della trasformazione viceregia in una architettura rinserrata, protetta dopo la rivolta del 1647 da due bastioni rivolti contro la città (abbattuti nel 1848), fondale per le feste barocche di cui scrive nel libro Cinzia Cigni e, in età moderna, schermata dal palmeto di Villa Bonanno. Una relazione spaziale difficile da recuperare, se non predisponendo un sistema di pedonalizzazione che ricucia almeno il rapporto con la sezione del Cassaro che inizia da Porta Nuova. Quello che si può fare è invece proseguire nelle indagini e nelle ricerche stratigrafiche e archeologiche (lo auspica nel suo intervento Piero Longo), traendo profitto in tal senso dallo strumento operativo della fabbriceria del palazzo, recentemente istituita con la sovrintendente Maria Andaloro, e ampliare tempi e itinerari della fruizione museale. La peculiarità del Palazzo, il suo essere cioè in continuità col suo passato sede del potere amministrativo e politico, è insieme punto di forza e di debolezza tra le necessità della funzionee quelle della musealizzazione. L' ultimo (per ora) rebus della sua vicenda millenaria.
I SEGRETI della REGGIA PALAZZO DEI NORMANNI AL TEMPO DI RUGGERO
Il Palazzo Reale di Palermo è stato oggetto di un'inchiesta recente che ha portato alla luce nuove informazioni sulla sua storia. L'edificio è stato costruito nel XII secolo da Ruggero II, che lo ha progettato come un palazzo orientale con la Palatina come fulcro. La struttura è stata successivamente modificata e ampliata da altri sovrani, tra cui Guglielmo II. La città di Palermo era nel pieno della sua rifondazione cinquecentesca quando fu effettuato il rilievo per la pianta di Palermo incisa l'anno seguente per il Civitates Orbis Terrarum di Braun e Hogenberg.
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Luogo