"Il sonno della ragione genera mostre":è un facile quanto efficace calembour per spiegare l' incredibile proliferare di rassegne, premi, festival e gallerie in un momento di crisi e di incertezze. Questo affollarsi di iniziative, spesso effimere e precarie, equivarrebbe a una sorta di riverbero, una mera eco di qualcos' altro. A Napoli e dintorni, dove la paura del futuro vaa braccetto con l' arte d' arrangiarsi, la creatività sembra un propellente funzionale alla divagazione. Mera occasione per proiettarsi in un altrove. Un falso movimento connaturato a troppi sconforti e troppe delusioni. Dove, però, emerge un problema più radicale, forse quello di fondo: una sorta di malcelato stato di insoddisfazione verso la cosiddetta società civile, una specie di negativo pregiudizio nei confronti dell' evoluzione storica e della possibilità di cambiamento. L' arte, allora, diverrebbe più o meno esplicitamente un appiglio, una scelta metodologica, se pure istintiva, di una malintesa pretesa di democraticità del gesto (siamo tutti artisti!) nella speranza, che sempre l' opera reca in sé, di sovvertire schemi e canoni. Il bisogno di esprimersi e di "esser presente" si rivela un propellente funzionale all' ormai inarrestabile mutazione del volto dell' arte, proteso verso un radicale cambiamento, sebbene modulato su una scala di gradualità, nell' accezione di un divenire sostanzialmente propulsivo del linguaggio, con l' opera proposta al grado zero, nella sua nudità formale e compositiva. E qui sono da citare una serie d' esempi che prenderemo tra quelli meno pubblicizzati e propagandati, che meglio dimostrano la deriva verso territori non in sintonia con la costante omologazione degli eventi artistici. Partiamo da Castel Nuovo, luogo affollato, come anche Castel dell' Ovo, da iniziative discontinue nella qualità e nell' organizzazione. Tra le altre, c' è una mostra di Angelo Marciano, coordinatore del corso di Fashion Design all' Accademia di belle arti, che si intitola "Oceani" ed è un perfetto esempio di anacronia dell' arte. Nel senso che Marciano utilizza le modalità dell' informale e il dripping di Pollock incurante di una concezione dell' arte puramente lineare-progressiva. L' anacronia è infatti la capacità di guardare i fenomeni per come essi si mostrano, riconoscendo il valore arbitrario e instabile del periodare storico. Con inediti innesti di gesti meccanici, Marciano ha usato anche balle di fieno imbevute di colore e sollevate da una gru per "timbrare" larghi fogli di carta. Il risultatoè un' orgia di colori che può richiamare forme organiche elementari, fondali marini, cieli in tempesta. Ci sono poi i giovani artisti come Federico del Vecchio, che aprono il loro studio e lo trasformano in galleria per incontrare e dialogare con altri. È il caso di Flip, all' ultimo piano del Palazzo Ruffo in via Foria 118, uno spazio che si propone di avviare nuove interrelazioni tra artisti e visitatori. Oppure gallerie consolidate come quella di Franco Riccardo, ora a piazzetta Nilo, che ospitano giovani curatori come Stefano Taccone che si occupa dello sconfinamento dell' arte nelle maglie della politica e del sociale e di recente ha proposto la prima monografia italiana dedicata ad Hans Haacke, artista che ha trasformato la problematica sociale e quella politica in materiale artistico, «reintegrando arte e vita». Franco Riccardoè da sempre attento alla rilettura dei maestri storici dell' avanguardia napoletana - annuncia a breve una personale di Gerardo Di Fiore - e ai nuovi talenti emergenti nel panorama cittadino. In questi giorni è ancora in esposizione l' opera di Rosaria Iazzetta "La mala tolleranza", sculture zoomorfe in alluminio contrapposte a riproduzioni di quadri storici e un volume che documenta il generoso tentativo di portare l' arte per le strade e i vicoli, negli ambienti popolari e sottoproletari, tra azioni e interviste, senza camuffamenti intellettualistici o compiacimenti populisti, mescolando i simboli dei nuovi media e dell' autentico malessere popolare. E infine, a San Giorgio a Cremano, Villa Bruno, per i 150 anni dell' unità d' Italia, celebrati con un po' di confusione e con un grande fotocollage digitale di Peppe Pappa, "Insieme", il volto di una giovane donna che si staglia sul fondo della bandiera tricolore. La foto è strappata in due, segno di lacerazione, ma il titolo dell' opera allude, invece, a un' idea di unità e condivisione che va oltre queste celebrazioni del 2011, incertee dubbiose, attraversate da rancori e rimpianti.
L'arte presente Una stagione ricca di mostre: ecco come orientarsi
In un momento di crisi e incertezza, Napoli e dintorni hanno visto un affollarsi di iniziative artistiche, spesso effimere e precarie. Questo fenomeno sembra essere legato a una sorta di malintesa pretesa di democraticità del gesto, con l'arte diventata un appiglio per sovvertire schemi e canoni. Emerge un problema più radicale: un negativo pregiudizio nei confronti dell'evoluzione storica e della possibilità di cambiamento. L'arte diventa un propellente funzionale all'ormai inarrestabile mutazione del volto dell'arte, protesa verso un radicale cambiamento.
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