NONOSTANTE la tecnologia permetta di ottenere copie identiche nei minimi dettagli, il dibattito sul sostituire un' opera d' arte con quello che in fin dei conti è un falso è sempre acceso. Eugenio Riccomini infatti non è del tutto favorevole a questa ipotesi. Professore, secondo leiè opportuno sostituire le sculture? «Per quel che riguarda le sculture di San Petronio il tema è antico. Già quando diressi il restauro che negli anni Settanta curò Ottorino Nonfarmale si pose il problema. E già allora decidemmo che il modo giusto di procedere era quello di una periodica manutenzione e valutazione dello stato di conservazione. Ma questo non fu fatto». Quindi lei non è favorevole? «Per valutare è necessario un' accurata indagine ma ricordo che erano in ottimo stato di conservazione sia le statue di Jacopo della Quercia che quelle cinquecentesche di Aspertini e Lombardi dei portali laterali. Quando vado a Firenze e davanti a Palazzo Vecchio mi trovo di fronte al falso David di Michelangelo sento che gli manca qualche cosa. Per quanto la tecnologia possa realizzare falsi identici agli originali non avranno mai lo stesso fascino. Credo che le sculture originali debbano stare al loro posto fino a quando è possibile, con la clausola di una periodica verifica ogni paio d' anni». Il problema di una manutenzione periodicaè anche di natura economica. «Il compito delle soprintendenze sarebbe proprio quello di vegliare sui tesori del Paese, e oggi invece non lo possono più fare. Le spese dei grandi restauri sono passate a carico di privati generosi come in San Petronio. Fortuna che ci sono, ma questa è una grande sconfitta per le nostre politiche culturali».