Il critico: allora lascio anche la Biennale Vittorio Sgarbi non sarà soprintendente a Venezia. Il ministero dei beni culturali ha bocciato la sua candidatura: il ruolo andrà a un dirigente interno. Furioso il critico, che accusa i funzionari di aver «ingannato» il neo ministro Giancarlo Galan e minaccia di lasciare anche la Biennale. Porte sbarrate per Vittorio Sgarbi alla Soprintendenza Museale di Venezia. La Direzione generale del Ministero dei beni culturali infatti ieri sera ha valutato che «non sussistono le condizioni per poter attivare nel caso di specie le procedure all'articolo 19, comma 6», che avrebbero permesso il ricorso per quell'incarico ad una figura esterna all'amministrazione, quale sarebbe Sgarbi almeno formalmente. Quindi il futuro soprintendente veneziano sarà un interno, scelto fra i sei dirigenti che, assieme al critico, avevano presentato la domanda in tempo utile (si tratta di Fabrizio Vona, ora soprintendente a Lecce, che era il candidato in pole position nel precedente bando, di Giovanna Damiani, soprintendente a interim fino al 30 aprile, di Stefano Casciu, soprintendente a Modena e Reggio Emilia, di Mario Scalini, soprintendente a Siena e Grosseto, Giorgio Rossini, soprintendente in Liguria ma già in carico a Venezia prima di Renata Co dello, più Giovanna Bertoldo, preside al liceo Mameli di Roma). Piena adesione, dunque, dal ministero retto da Giancarlo Galan, ai pronunciamenti della Corte dei Conti, e sconfessione totale della linea tenuta fino alla fine dal predecessore Sandro Bondi, che aveva fortemente voluto il critico ferrarese per quell'incarico, nonostante egli avesse solo una qualifica funzionariale, invece che quella dirigenziale prevista. Sgarbi le aveva tentate tutte per aggirare quell'ostacolo: era tornato dopo anni alla soprintendenza veneziana, scontando persino i giorni di sospensione per un'antica condanna per assenteismo, si era riavvicinato a Galan dopo la sua nomina al ministero, aveva presentato domanda perchè gli fosse riconosciuta la qualifica dirigenziale per il suo incarico di commissario di Piazza Armerina in Sicilia, da ultimo aveva minacciato che se non gli fosse stato conferito l'incarico di Soprintendente avrebbe mollato anche quello di commissario del Padiglione Italia alla Biennale (a un mese e mezzo dall'inaugurazione!): intenzione che il critico ha ribadito ieri sera al telefono al Gazzettino, alla fine di un'esternazione furibonda contro i funzionari ministeriali che hanno tradito». Gli strali di Sgarbi, infatti, si indirizzano per il momento contro la struttura burocratica del ministero che ha ingannato Galan, mandato alla deriva da un'informazione criminale di Antonia Pasqua Recchia (direttore generale per l'organizzazione, ndr): gli hanno detto che non era possibile applicare per me quel comma 6 che invece è stato applicato per i direttori generali Mario Resca, il capo di gabinetto Salvatore Nastasi, per Rossella Vodret, soprintendente a Roma, e per Vittoria Garibaldi, soprintendente delle Marche. Ho parlato con Galan, gli ho detto che lui può fare quello che vuole, senza sentirsi ricattato da una struttura burocratica che si muove per i propri interessi e contro gli interessi dello Stato, o dalla Corte dei Conti e dalla Uil». E se Galan non si convince? »Allora confermo, mi dimetto anche da commissario alla Biennale. Erano due incarichi complementari, per un progetto unitario: il lavoro di mesi, ancora senza alcun compenso, che va a finire nel cesso». Il critico aveva concepito infatti un padiglione Italia sparso nel territorio, da Palazzo Marcello (mostra del Museo della Follia) a Palazzo Grimani (la collezione Thyssen), dalla Ca' D'Oro (Gino De Dominicis) all'Accademia (con Lucien Freud, Fausto Pirandello e le foto di Elton John e David Hockney. Per quanto riguarda invece la Soprintendenza - salvo colpi di scena che a questo punto potrebbero arrivare direttamente da Berlusconi, notoriamente legato a Sgarbi - ora la parola passa proprio agli uffici diretti da Antonia Pasqua Recchia, che valuteranno i titoli dei sei candidati superstiti. A Venezia adesso, soprattutto in Biennale, si incrociano le dita. Ieri sera un commento è arrivato dal regista Giancarlo Marinelli, che stava con Sgarbi: "Io sto con Vittorio - ha detto - Se no facciamo saltare Venezia».