Un nuovo straordinario ambiente s'aggiunge al circuito della Villa del Casale di Piazza Armerina Il restauro complessivo dovrebbe essere completato in autunno Un ambiente straordinario, del tutto sconosciuto: la Basilica laica della Villa del Casale di Piazza Armeria, la stanza principale in cui il padrone della Villa riceveva i suoi ospiti. Sin dall'inizio era stata esclusa dalla visita, e visibile soltanto da lontano: ieri è stata "consegnata" al pubblico, work in pro-gress, dal sindaco di Piazza Armerie, Carmelo Nigrelli, e dal direttore dei lavori Guido Meli. La Basilica laica", mostrata in assoluto per la prima volta, era il luogo in cui il Dominus discuteva, siglava affari, amministrava il latifondo, riceveva i pari grado. Il restauro ha portato alla luce marmi policromi di straordinaria bellezza, di sicura manifattura africana, che Federico Guidobaldi, presidente dell'Aiscom e tra i massimi esperti di archeologia cristiana, indica come «provenienti da almeno 40 luoghi diversi del Mediterraneo: su questi pavimenti si legge la Storia». La Basilica è entrata subito nel circuito di visita assieme alla Palestra, anch'essa restaurata, dove fanno bella mostra di sé i mosaici ritrovati. A maggio, in coincidenza con l'inaugurazione della Dea di Morgantina, saranno aperti al pubblico gli appartamenti nord di cui si sta completando il restauro in questi giorni, mentre l'Alto Commissario alla Villa del Casale, Vittorio Sgarbi ha annunciato che l'apertura definitiva sarà il 4 ottobre, in accordo con l'assessorato regionale ai Beni culturali. Il pavimento ha un avvallamento dovuto ad una falda sottostante ed antiche deformazioni, ma riesce lo stesso a mostrarsi in maniera compiuta, le pareti, anch'esse in origine coperte da marmi, saranno completate nei prossimi mesi. Sono state ridefinite le gerarchie spaziali della Villa, in particolare il tetto della Basilica, realizzato col sistema del tetto ventilato, è stato rialzato in maniera da sovrastare, come era in origine, gli altri ambienti, recuperando l'antica volumetria, che è stata dedotta seguendo il criterio della proporzione metrica applicata alle colonne sopravvissute. All'interno i turisti possono adesso ammirare la struttura del soffitto a cassettoni, che allude alle coperture generalmente in uso in tali ambienti, la copertura nella zona absidale centrale interamente in legno, che ricostituisce la memoria dell'originaria calotta, ed il completo restauro del pavimento, in parte andato perduto per le spoliazioni e i dissesti subiti dalla Villa fin dagli anni del suo abbandono (secolo XII). Negli appartamenti nord i mosaici sono ritornati a splendere, liberi da alghe, batteri e funghi, licheni, e sali che "sbiancavano" le tessere recuperate, ma anche cere e vernici trasparenti di precedenti restauri che provocavano ulteriori danni. Il lavoro dei restauratori che si sono alternati in cantiere ha permesso di recuperare la quasi totalità dei mosaici e, dove questo era impossibile, integrare con malte neutre o colorate secondo le ultime tecniche e metodi di restauro. La Villa sta quindi tornando piano piano alla luce: il percorso di visita, da ieri, prevede alcune sale - con le famose Ginnaste -, parte del corridoio della Grande Caccia, la Dieta di Orfeo, il Triclinio con l'antistante Xistus, e adesso anche la Basilica, la palestra e le Terme. Una vera e propria "beauty farm", quella che è ospitata nelle Terme, realizzata in un punto in cui confluiscono alcuni canali sotterranei: tre ambienti - Frigidarium, Tepidarium e Calidarium oltre ai praefumia - su cui oggi è possibile vedere la nuova struttura di protezione, realizzata in tettoie in legno lamellare e tegumento di rame verde. Un progetto all'avanguardia che mira a ricreare condizioni ambientali favorevoli alla conservazione dei mosaici e degli intonaci dipinti, evocando al contempo una spazialità architettonica il più possibile simile a quelli originari: il perimetro della Villa - una volta completato il restauro - si presenterà rivestito da pannelli in schiuma minerale ecologici ed isolanti da pioggia e sole, elementi che in egual misura hanno contribuito al degrado della Villa e al formarsi delle muffe che hanno rovinato i mosaici.