Tutta Italia lì a piangere che mancano i soldi per i beni culturali. E poi scopri che proprio il ministero non ha mai speso più della metà dei fondi che gli erano stati assegnati. A mettere in piazza il paradosso tutto italiano è stato ieri Giuseppe Pennisi, presidente del comitato tecnico-scientifico per l'economia della cultura, organismo che appartiene al Mibac. Alla platea del convegno "Tutela e fruizione del patrimonio culturale", che si è svolto nel Salone Magliabechiano degli Uffizi e organizzato dalla Fondazione Spadolini, Pennisi ha aggiunto: «Ci dobbiamo aspettare anni difficili per i beni culturali. Ma va ricordato che, anche con l'ultimo pesante taglio di Tremonti, il Mibac non ha speso più del 44 di quello che aveva a disposizione. Sono dati che possono essere confermati dalla Corte dei Conti, Presidenza del Consiglio e Ragioneria di Stato». Un mistero? No, un meccanismo infernale che impedisce lo scavalcamento di trappole e pantani burocratici e vanifica la possibilità di utilizzare anche quel poco che è a disposizione. In effetti la "macchina" italiana deve avere qualche problema, se sono vere le altre affermazioni di Pennisi: «Un'opera lirica in Italia costa due volte e mezzo in più rispetto alla media europea. Se poi il maestro Zubin Mehta dichiara che per una direzione a Vienna viene pagato un terzo di quello che riceve normalmente dal Maggio Musicale di Firenze, allora è chiaro che i conti non possono tornare». Del resto, che la materia non sia semplice da amministrare lo sapeva lo stesso Spadolini, il primo a istituire il ministero per i Beni culturali e ambientali. Sul concetto di ambiente e paesaggio nella sua accezione di bene culturale si è soffermato più volte Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, che ha presieduto il convegno, ricordando che, oltretutto, il paesaggio è un elemento che sfugge alla globalizzazione: «Le colline del Chianti sono solo qui e nessuno può far loro concorrenza». Tra i relatori intervenuti al convegno chiuso dalla storica dell'arte Mina Gregori , l'arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, la soprintendente del polo museale fiorentino e ad interim dell'Opificio delle pietre dure, Cristina Acidini, la presidente del Fai Ilaria Borletti Buitoni, il giornalista Alain Elkann, il giurista Stefano Grassi, il preside dell'Università internazionale dell'arte Francesco Gurrieri, il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, il presidente della commissione italiana Unesco Giovanni Puglisi e il presidente di Carifirenze Aureliano Benedetti.