Roma. È il santuario più frequentato dopo San Pietro e il Vaticano. «Un dolore vederlo così» I Passionisti chiedono una colletta ai fedeli: basta un euro ogni due visitatori ROMA È il santuario più visitato della Cristianità dopo San Pietro e il Vaticano. Ogni anno oltre due milioni di fedeli varcano il portone della Scala Santa in piazza San Giovanni. In gran parte compiono un atto devozionale antico almeno un millennio: per ottenere l'indulgenza salgono in ginocchio i 28 gradini di marmo (coperti da tavole di legno dal 1721 per proteggerli dall'usura) fino ad arrivare al Sancta Sanctorum, prima cappella papale del Medioevo affrescata tra il 1277 e il 1279 per ordine di Niccolò III Orsini e affidata a un Maestro ancora non identificato. Secondo la tradizione cristiana, la Scala sarebbe stata portata da Gerusalemme a Roma nel 326 dopo Cristo da Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, e sarebbe appartenuta al palazzo di Ponzio Pilato, quindi percorsa da Gesù il giorno in cui venne condannato a morte. In realtà i marmi romani risalgono almeno al papato di Leone III (795-816) e già allora venivano percorsi in ginocchio per presentare suppliche al Papa che la usava spesso per lasciare l'antico Patriarchio Lateranense. Da quel gesto alla «santificazione» popolare, quasi certamente per tradizione orale, il passo è stato breve. Dopo secoli di devozione e di folle in preghiera, la Scala Santa ha bisogno urgente di restauri. A soffrire sono gli affreschi cinquecenteschi realizzati tra il 1587 e il 1589 da un folto gruppo di pittori guidati da Cesare Nebbia e Giovanni Guerra: qui si inserisce per la prima volta nella Capitale la scuola fiamminga di paesaggio con Paul Bril. La «scatola» che ora contiene la Scala Santa venne inaugurata nel 1589 e porta l'illustre firma dell'architetto Domenica Fontana che la realizzò per papa Sisto V aggiungendo quattro scale (due a destra e due a sinistra) accanto a quella centrale per diluire la massa dei visitatori. L'intonaco soffre per il tempo e per l'umidità. Quindi vaste crepe, sbiadimento e distacco della pittura: 1700 metri quadrati di storie dell'Antico Testamento e dei quattro Vangeli che si concludono, alla fine della Scala, con la crocefissione. Occorrono almeno un milione e 600 mila euro per ripristinare gli affreschi e illuminarli come meritano (ora il santuario è in penombra). I Padri Passionisti, custodi del santuario pontificio dal 1854 per volere di Pio IX, hanno deciso di rompere l'antica riservatezza. E così è nato il progetto «Save the Stairs», ovvero «Salviamo la Scala», firmato dal «Centro internazionale d'arte Sala i», strettamente collegato al santuario. Spiega Mary Angela Schroth, direttore del Centro: «Negli anni scorsi il Getty Grant Program ha finanziato con 600 mila euro un vasto progetto di documentazione sulle superfici dipinte, preliminare a un programma di restauro, curato da Studio 3 Restauro Opere d'Arte e caldeggiato dal Direttore dei Musei Vaticani, il professor Antonio Paolucci, che ci segue e ci incoraggia Con quei fondi i Padri Passionisti sono riusciti a anche far restaurare la meravigliosa cappella di San Silvestro, sulla sinistra della Scala, tornata un autentico trionfo di colori soprattutto nei sorprendenti paesaggi di Paul Bril». E prima ancora, nel 1994, Parmacotto finanziò l'eccellente restauro degli affreschi duecenteschi del Sancta Sanctorum, operazione affidata alle sapienti mani di Bruno Zanardi. Ma come raccogliere tanto denaro? I Passionisti e l'associazione hanno guardato al mondo anglosassone (per esempio all'esperienza dei musei britannici). E così, all'ingresso del santuario, verrà presto collocata una teca che raccoglierà le offerte libere. Ammette Tito Amodei, padre Passionista, a Roma dal 1967, a sua volta pittore e sorprendente scultore: «La nostra comunità ha la ferma volontà di procedere con i restauri, è un dolore veder ridotte così le pitture. Se solo un fedele su due versasse un euro, l'operazione potrebbe andare tranquillamente in porto». Ovviamente si spera anche in contributi più sostanziosi di sponsor privati ma per ora (siamo ormai nella Settimana Santa) si comincia con visite guidate speciali (per informazioni salauno a salauno.com) per le quali si chiederà un contributo. Tutto questo in attesa che il Laboratorio di restauro delle pitture dei Musei Vaticani (il progetto è lì seguito da Paolo Violini) possa entrare in azione grazie ai finanziamenti.
Roma. Affreschi in briciole e crepe sui muri. Una teca per salvare la Scala Santa
Riassunto in 200 parole:
Il santuario di Roma, il più frequentato dopo San Pietro e il Vaticano, ha bisogno di restauri urgenti. La Scala Santa, il luogo di devozione più visitato della Cristianità, soffre per gli affreschi cinquecenteschi che risalgono al 1587-1589. La scatola che contiene la Scala Santa è stata realizzata da Domenica Fontana e soffre di crepe, sbiadimento e distacco della pittura. I Padri Passionisti, custodi del santuario, hanno deciso di rompere l'antica riservatezza e hanno lanciato il progetto "Save the Stairs" per raccogliere fondi per il restauro.
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