Stanze private. Nel cuore di Brera. Antonio Ria, ultimo compagno di Lalla Romano, accoglie i visitatori nell'appartamento della scrittrice, tra quadri, libri e vezzosi cappellini «Non è un museo, invito gli ospiti a curiosare». Lui porta un anello da donna, di brillantini. Era di Lalla. E lei che un giorno gliel'ha messo al dito dichiarando «Così siamo fidanzati per sempre». E' stato un amore speciale quello tra Lalla Romano, una delle nostre più grandi scrittrici del '900, e Antonio Ria, compagno di vita e lavoro conosciuto in un'aula scolastica, entrambi insegnanti di lettere. Lei del nord-ovest, lui del sud-est, lei schiva e riservata, lui solare e affabile, lei matura, lui giovane. Oggi Ria, fotografo e saggista, ha raccolto l'eredità spirituale e materiale dell'artista: tutto ciò che ha scritto, ha dipinto e le è appartenuto è conservato qui, a Milano, in via Brera 17, nell'appartamento dove ha vissuto dagli anni Cinquanta fino alla scomparsa nel 2001. «Le piaceva Milano», racconta Ria. «Come cinefila frequentava l'Obraz, mentre con il nipotino andava a giocare ai Giardini Perego. Il ristorante preferito invece era il Rigolo, tavolo riservato». Il decennale della morte è lo spunto per riscoprire la storia di Lalla. Riscoprirla dall'interno, dal cuore, dalla realtà. Perché, oltre le celebrazioni ufficiali, Ria ha deciso di condividere le memorie aprendo a tutti la porta della casa di cui oggi è proprietario. «Chi viene s'appassiona» «Non è un museo precisa ma una casa studio, autentica, dove tutt'ora abito e lavoro». Il successo dell'iniziativa, compresa nel cartellone «Milano per le donne» organizzato dal Comune, è stato sorprendente: «Gli incontri non sono bastati a soddisfare le richieste. Chi viene si appassiona, si commuove, si ferma a parlare: ho dovuto farmi prestare altre sedie per far accomodare gli ospiti», racconta Ria, che visto l'afflusso ha stabilito di rendere l'appuntamento permanente, una volta al mese. «Tutto è rimasto come Lalla lo ha lasciato. Incoraggio ad aprire il primo cassetto del comò: ci sono occhiali, collane, sciarpe. E i cappellini che portava sempre, piccoli e tondi, aveva lanciato una moda». Che sorpresa i quadri. Ma nel caos creativo delle stanze, che esplodono di carte, faldoni, libri, foto e soprammobili, il coup de foudre è con i quadri: 90 quelli appesi, scelti in un corpus di circa 400 senza contare i disegni. «Pochi sanno che prima di scrivere Lalla dipingeva da professionista: era andata a scuola da Felice Casorati durante l'università, quando era allieva di Lionello Venturi, a Torino», spiega ancora Antonio, insolita e affettuosa vestale di questo tempio dedicato alla moglie. Paesaggi piemontesi, nature morte, ritratti di famiglia e autoritratti. Una pittura sorvegliata, austera, anni Trenta: «scarna, priva di compiacimenti, nitida ed essenziale», per dirla con Federico Zeri. Molto vicina alla scrittura, spesso autobiografica, che ha reso celebre l'autrice. «Scriveva a mano e spontaneamente riempiva i fogli di appunti disegnati in libertà», aggiunge Ria mostrando i manoscritti autografi, tutti già catalogati così come l'epistolario con l'aiuto della Biblioteca Braidense. Fortissimo il legame tra le due arti, coltivate con lo stesso occhio attento e selettivo. «I1 mio obiettivo è far conoscere l'opera di Lalla Romano in ogni sua forma», conclude Ria. «Per questo dal 2006 ho lasciato l'appartamento e ciò che contiene al Ministero dei Beni Culturali, cioè allo Stato, agli Italiani. Qui però ci vorrebbe un comitato scientifico per occuparsi di mostre, archivio, convegni, borse di studio, ristampe, letture. Ora tutto è sulle mie spalle, anche le spese, ma io non sono eterno...». Peccato che, dopo avere accettato l'offerta ratificata da un testamento nel 2008, il Ministero sia sparito dalla circolazione, silenzio. Fondi pochi, solo dal Comune di Milano e da Fondazione Cariplo. Il luogo è magico e così, intatto, dovrebbe restare. Erede Antonio Ria, fotografo e saggista, ha lasciato la casa di via Brera ai Beni Culturali. «Per mostre, archivio e convegni servirebbe un comitato scientifico» Appuntamenti Le visite Le attività di divulgazione di «Casa Lalla Romano Centro Studi", in via Brera 17, sono promosse dall'Associazione Amici di Lalla Romano, nata nel 2005, presidente Rosellina Archinto e vicepresidente Antonio Ria. La casa sarà aperta un giorno al mese con tre incontri alle ore 111517, prossime date 14 maggio e 18 giugno (prenotazioni: 02. 86.46.33.26 oppure antoniorialibero.it) . Domani le letture Dopo l'estate alla Casa saranno organizzati gruppi di lettura delle opere di Lalla Romano, ma già domani alla Galleria d'Arte Moderna, via Palestro 16, ore 18.30 (ingr. libero) si parla di «Lalla Romano e Natalia Ginzburg«. Lettrici d'eccezione Giulia Lazzarini e Anna Nogara. Chi era Passioni laiche e spirituali Due «bacheche» di Lalla Romano riuniscono personaggi e simboli: sopra, dal «Che» a Kafka e Marylin, a fianco un Crocifisso ligneo e icone religiose. A sinistra, uno dei suoi tanti cappelli Tra parole e pennelli Graziella Romano detta Lalla (Demonte, Cuneo 1906 - Milano 2001), ha vissuto a Milano dal 1947. Nel '41 pubblica le prime poesie e coltiva la passione della pittura. Durante la guerra appoggia i partigiani e il Partito d'Azione. Nel '53 il primo romanzo, Maria, è elogiato da Montale sul Corriere di cui poi diventerà collaboratrice. Il successo arriva con La penombra che abbiamo attraversato ('64), e il bestseller Le parole tra noi leggère vince il Premio Strega nel '69. L'ultimo scritto, Diario ultimo, è pubblicato postumo nel 2006.