Respingere la nomina di Vittorio Sgarbi a Soprintendente dei beni di Venezia sarebbe il primo segnale di una vera inversione di rotta rispetto alla fallimentare gestione Bondi. II tramonto dell'ideologia del livore incarnata da Sandro Bondi e l'avvento del pragmatismo di Giancarlo Galan hanno riacceso qualche minima speranza in molti di coloro che hanno a cuore le sorti del patrimonio artistico italiano. Ebbene, proprio in queste ore si potrà capire se Giancarlo Galan sarà in grado di tradurre in pratica e di difendere la sua linea: egli deve infatti decidere come comportarsi circa la nomina del Soprintendente ai beni storico artistici e al polo museale di Venezia. Anche questa grana fa parte dell'eredità avvelenata di Bondi. Il mellifluo ministro-poeta aveva tentato per ben due volte di imporre Vittorio Sgarbi in quel ruolo delicatissimo, e per due volte la Corte dei Conti ha rigettato la nomina, ricordando che: 1) per quel posto ci vuole un dirigente dei Beni culturali; 2) Sgarbi non è dirigente; 3)il Ministero ha al proprio interno molti dirigenti adatti. In altre parole la Corte ha dovuto per ben due volte rammentare al ministro che nominare Sgarbi soprintendente di Venezia sarebbe come gettare un bel po' di denaro pubblico nel Canal Grande. Cosa farà ora Galan? Innanzitutto, potrebbe semplicemente disinteressarsi del problema. Tecnicamente la nomina spetta al Direttore generale per le Belle arti, Antonia Pasqua Recchia, e, a bando chiuso, risultano pervenute varie domande di dirigenti del Ministero perfettamente all'altezza del compito. Se Galan decidesse di lasciar lavorare la macchina che ha appena elogiato in Parlamento, egli manderebbe un messaggio rivoluzionario: «il ministro fa il ministro e permette che il direttore generale faccia il direttore generale. E sarebbe davvero inaudito apprendere che, sotto Galan, ai Beni culturali la politica saprà stare al suo posto, e ciascuno farà il proprio lavoro. Va da sé che il Direttore generale rispetterebbe la legge, la buona prassi amministrativa e il buon senso: e che, dunque, con tutta probabilità Sgarbi potrebbe continuare a dedicarsi a tempo pieno all'allestimento del Padiglione Italia alla Biennale. Ma, ovviamente, c'è un 'ma'. I bene informati dicono che Silvio Berlusconi non lascia passare un giorno senza far sapere a Galan quanto tenga alla nomina veneziana di Sgarbi. Si sussurra, addirittura, che il Grande Attutitore Gianni Letta abbia provato a mediare, offrendo a Sgarbi l'altisonante carica di Supervisore delle Attività Culturali Italiane all'Estero (o qualcosa del genere), ricevendone però un netto rifiuto: o Venezia, o morte! E dunque il povero Galan è a un bivio: o dispiacere al Capo (uno a cui è notoriamente difficile far capire che esistono le leggi), o deludere subito (e di brutto) tutti coloro che sono disposti a credere che lui sia (un po') meglio del Bondi mannaro. E il problema non riguarda solo il pur importantissimo metodo, ma anche il merito della nomina. Sgarbi è uno storico dell'arte, con un'ottima formazione, che da circa trent'anni non fa ricerca e non scrive un testo scientifico. Se proprio bisognasse trovargli un impiego pubblico, bisognerebbe affidargli una striscia televisiva quotidiana di dieci minuti prima del Tg 1, imponendogli (con la minaccia di penali astronomiche) di parlare ogni volta solo e soltanto di una singola opera d'arte. In questo modo riuscirebbe perfino ad essere utile, giacche gli storici dell'arte 'veri' in questo paese non si degnano di fare divulgazione (a meno che non si consideri tale il marketing delle mostre). Ma per garantire la sopravvivenza dell'ecosistema artistico veneziano (vale a dire il più delicato del mondo) non basta essere intelligenti, o conoscere la storia dell'arte. Ci vuole un saggio amministratore che rispetti e applichi le leggi, che sia guidato dall'equilibrio e dal buon senso e che non trasformi in arma contundente, in satrapia personale o in una sorta di perpetuo varietà televisivo i musei, le opere e la città che invece dovrebbe difendere. Insomma, signor ministro, lasci lavorare l'ottimo staff del suo Ministero, e la sua Venezia gliene sarà grata.