Se non posso essere soprintendente a Venezia, mi dimetto anche da curatore del Padiglione Italia della Biennale». "Vittorio Sgarbi e la soprintendenza veneziana" atto terzo, forse l'ultimo. Per oggi il critico aspetta la decisione finale del ministro Giancarlo Galan. Dopo la sentenza della Corte dei Conti, che lo scorso 8 marzo ha invalidato la nomina di Sgarbi in laguna, il successore di Bondi deve scegliere se sostituirlo con uno dei cinque dirigenti - tra cui Giovanna Damiani ora ad interim nel capoluogo veneto - che hanno fatto domanda per occuparne il posto, oppure confermarlo. «Ho i titoli più alti di chiunque», precisa Sgarbi. «Sono alto commissario per l'area di Piazza Armerina, in Sicilia. Chi sostiene che non ho la qualifica di dirigente sbaglia, dice una balla. A meno che non si stabilisca che la Sicilia è fuori dall'Italia. La Corte dei Conti non ha eccepito sui miei titoli, ma sulla procedura della nomina. E poi sono l'unico che possa garantire un certo prestigio alle mostre in programma». Titoli o no, Sgarbi ha soprattutto in mano, dallo scorso gennaio, la cura del Padiglione Italia della Biennale che si inaugura tra poco più di un mese. Un particolare che lo storico dell'arte e opinionista televisivo tiene a ricordare, alla vigilia della scelta di Galan. «Il mio nasce come un progetto unitario: la carica di soprintendente e quella di curatore del Padiglione Italia vanno di pari passo. Finora ho lavorato come un disperato per mesi e non ho ancora preso una lira. Per lavorare alla Biennale, il Mibac, da cui dipendo direttamente, e la soprintendenza non mi hanno messo a disposizione né una sede, né un telefono, né una segretaria. Eppure sono in ballo 2000 artisti e una serie di mostre. Mostre per cui, se non sono soprintendente, non posso assicurare sedi e progetti, come ho fatto finora». In pericolo, secondo il critico, sarebbero allora il museo della Follia a Palazzo Marcello, la mostra della collezione Thyssen a Palazzo Grimani, quella di Gino De Dominicis dalla Collezione Koelliker alla Ca' d'Oro e ancora quella di Freud e Fausto Pirandello e le fotografie di Elton John e David Hockney che potrebbero essere ospitate all'Accademia. «I fondi statali - un milione di euro circa - non si sono ancora visti», prosegue Sgarbi. «Le mostre sono state finanziate da Artemisia, una società privata, e sono stato criticato anche per questo. L'interruzione del mio incarico ha determinato una lunga pausa nella preparazione, per non parlare del riallestimento dell'Accademia che è completamente fermo». Nonostante tutto, il curatore del Padiglione Italia si dichiara ottimista, sicuro del rapporto con il nuovo responsabile del Mibac: «Nei giorni scorsi ho incontrato il ministro Galan: mi ha detto che sarei stato reintegrato alla soprintendenza di Venezia. Sono fiducioso. Se questo non accadrà, pazienza, non posso lavorare a metà. Vorrà dire che lascerò anche il Padiglione Italia, anche se manca poco all'apertura della Biennale. Quando sono stato chiamato, i patti erano diversi». Dal ministero dei Beni culturali, intanto, confermano solo che Galan si riserva di ufficializzare la nomina alla soprintendenza di Venezia tra oggi e domani. Non si avallano né smentiscono i buoni rapporti tra il ministro e Sgarbi. I curricula degli altri dirigenti che hanno fatto domanda attendono una valutazione.