Si sentono offesi e colpiti nell'amor proprio, ritengono ingiuste le accuse rivolte contro "ingegneri e architetti" dal soprintendente ai Beni culturali Salvatore Scuto. E replicano con durezza, puntando il dito contro la politica e una classe dirigente "latitante". A nome degli architetti messinesi, il presidente del consiglio dell'Ordine Giuseppe Falzea firma una nota in riferimento all'affermazione fatta dal soprintendente in occasione di un incontro pubblico («Messina è bella e, si mettano il cuore in pace architetti e ingegneri, non permetteremo di imbruttirla», è stata la frase "incriminata"). «Ci troviamo tutti d'accordo -esordisce Falzea - sul fatto che la città non vada "imbruttita" ma non perda tempo, il soprintendente Scuto, nel tentare di preservarla dalle nostre azioni, perché è comune l'obiettivo che ci prefiggiamo: lavorare per una città migliore. Spesso, però, gli interventi negli edifici storici della nostra provincia vengono progettati da professionisti che, pur non possedendo competenze specifiche nella disciplina del restauro, riescono a ottenere le approvazioni necessarie per effettuare i lavori. Siamo ben consapevoli che, per una città migliore, occorre garantire la qualità degli interventi edilizi, a qualunque scala e in qualunque contesto vengano proposti, siano essi privati sia essi pubblici. Stessa attenzione al progetto, stessa attenzione nell'esaminarli e approvarli, anche se troppe volte cosl non è. Sappiamo, purtroppo, che poche sono le occasioni in cui possiamo esprimerci, perché meno del 10 per cento delle costruzioni realizzate in Italia, e anche a Messina, è frutto dell'elaborazione intellettuale degli architetti. In Italia, come in Europa, la progettazione di edifici - sottolinea Falzea - è annoverata dalla legislazione vigente quale fornitura di servizi e può essere prestata anche da colui il quale con l'architettura niente ha a che vedere. Ricordo quando l'ex ministro Bondi tre anni fa affermò: "Gli architetti hanno rovinato l'Italia". Loro invece, lungimiranti uomini di governo che hanno declassato il fare architettura in mera fornitura di servizi, che hanno eliminato i minimi tariffari, che hanno permesso agli ingegneri elettrotecnici o nucleari e trasportisti o altro ancora di progettare edifici, pensano di averla salvaguardata, l'Italia...». Il presidente dell'Ordine insiste: «Le città siciliane, piccole e grandi, sono deturpate dalle cosiddette pertinenze, realizzate sui lastrici solari, nei balconi, nei cortili, nei giardini. Non è solo un problema messinese, ma un deficit culturale che interessa l'intera Sicilia. Noi architetti tentiamo sempre di garantire la qualità applicando le regole, a volte incomprensibili, che altri hanno scritto. Spesso ci riusciamo, a volte no, purtroppo, e commettiamo errori. Su questi errori dobbiamo essere giudicati, per il resto le responsabilità vanno ricercate altrove». Falzea ricorda che «gli architetti messinesi denunziarono anni fa all'assessorato regionale al Territorio il fatto che la città si stava dotando di regole urbanistiche errate ed esortarono la Regione a non approvare il Piano regolatore vigente. Abbiamo tentato di bloccare, con nessuna fortuna, uno strumento urbanistico che sapevamo avrebbe prodotto guasti irreparabili al territorio. La Soprintendenza, il Genio civile, la Regione, quel Piano, invece, l'hanno approvato. La città attende le vostre, non le nostre scuse». Falzea elenca poi le richieste fatte dall'Ordine negli ultimi anni a cominciare «dalla sospensione della possibilità di edificazione nelle aree di espansione previste dal Prg e non idonee ad accogliere nuove edificazioni, tentando di promuovere la cultura della trasformazione della città consolidata. Sl, trasformazione. Non più consumo ingiustificato di nuovo territorio, ma modifica della città all'interno delle aree già edificate, prive di qualità urbana e architettonica, salvaguardando le importanti testimonianze storico-architettoniche e archeologiche oggi abbandonate nel più assoluto e indecoroso degrado. Modificare garantendo la qualità, prestando attenzione ai piccoli interventi negli edifici esistenti, ma senza distrazioni nei confronti dei grandi interventi che si programmano a ridosso delle mura di Carlo V, della scalinata di Santa Barbara, delle residenze settecentesche che, al pari dei Forti umbertini, della Real Cittadella, della Lanterna del Montorsoli, delle case Cicala, delle aree archeologiche, costituiscono le ultime vestigia della città preterremoto. Senza distrazioni - è la "frecciata" degli architetti - quando vengono esaminati e favorevolmente valutati, interventi di edificazione massiccia, con centri commerciali e residenze e uffici programmati in deroga allo strumento urbanistico vigente, che rischiano di cancellare brani di una città storica che andrebbero valorizzati».