Allo Stato cinque milioni di royalties - Sempre più spesso Soprintendenze in prima linea nella caccia a fondi aggiuntivi e alcuni gestori lanciano la spugna. Dai quasi 30 milioni di euro del 2002 agli oltre 33 milioni del 2003 (dati provvisori aggiornati fino a maggio 2004): questa è la crescita degli incassi lordi fatti registrare dai servizi aggiuntivi che operano nei musei e nelle aree archeologiche del nostro Paese. L'incremento maggiore lo hanno avuto le entrate nei servizi di prenotazione e prevendita che superano di circa 1,3 milioni di euro quelle del 2002. «Dal 1998, anno in cui abbiamo inserito le prenotazione agli Uffizi via telefono spiega Patrizia Asproni, presidente Confcultura e direttore Giunti Editore, gestore servizi aggiuntivi, tra gli altri, della Galleria Uffizi di Firenze il pubblico, non solo straniero, ha aumentato progressivamente le prenotazioni che sono ormai diventate routine per i nostri visitatori». Ed in effetti è una tendenza nuova quella che vede i visitatori dei musei privilegiare la prenotazione alle lunghe code per entrare. In generale comunque, anche i servizi di audio guide, bookshop. caffetteria, ristorazione e visite guidate registrano incrementi ragguardevoli, a testimoniare che la legge Ronchey del 1993, abrogata e confluita, dopo successivi passaggi, nel decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004, è stata un'intuizione positiva. La possibilità di affidare in gestione a privati i servizi aggiuntivi a pagamento presso i musei funziona, e le percentuali sugli incassi al netto dell'Iva, sommate ad un canone d'affitto annuo, costituiscono una buona entrata per il ministero dei Beni culturali. A maggio 2004 la stima è di una royalty complessiva sui servizi aggiuntivi di oltre cinque milioni di euro. Alle gare ad evidenza pubblica indette dalle varie soprintendenze per assegnare i servizi nei musei, partecipano aziende singolarmente o in partnership (sono le Ali, associazione temporanee d'impresa, una cinquantina quelle ad oggi operanti) e la durata del mandato conseguito può durare anche fino a dodici anni (quattro anni è il termine minimo, rinnovabile per due volle). «Il nostro giudizio sulle partnership e sullo spazio che la Ronchey ha permesso ad esse e a chi come noi lavora nel settore, rimane positivo dice Albino Ruberti, direttore Civita, associazione che attraverso Civita Servizi e Zetema garantisce servizi aggiuntivi a musei e siti archeologici nonostante esistano alcune lacune strutturali. A livello statale, in particolare, manca ancora una politica di global service che permetta di avere nei musei soluzioni globali adatte alle esigenze del mercato». E in effetti può capitare che nel settore operino organizzazioni ,i cui obiettivi generali non siano ben definiti e anzi risultino spesso confusi, tanto da offrire servizi non all'altezza. Ma accanto ai servizi aggiuntivi emergono altre fonti di finanziamento. Sempre più spesso le soprintendenze sono impegnate in prima linea (senza quindi l'aiuto di gestori esterni) nella promozione e ideazione di eventi culturali e di spettacolo che permettano la raccolta di fondi da riutilizzare poi in opere legate al mondo dei musei e delle aree ar-cheologiche. Telecom Italia ad esempio, ha contribuito lo scorso anno (maggio 2003) con la vendita all'asta dei biglietti per il concerto di Paul McCartney a Roma, in accordo con il ministero dei Beni culturali e con la Soprintendenza per i Beni archeologici di Roma, ai lavori di restauro del museo di Bagdad, distratto e saccheggiato durante l'ultima guerra in Iraq. Una nuova forma di raccolta fondi dunque, di cui il ministero sembra non voler più fare a meno.