Anche se avete tempo e soldi da buttare, non andate a vedere il Guercino ritrovato. Quando amore ferma la guerra. La mostra di Castel Sant'Angelo non è altro che una smaccata operazione di marketing, e segna probabilmente il punto più basso (almeno fino ad oggi) della degenerazione della mostra d'arte antica in Italia. Proprio per questo non invidiabile primato essa merita qualche considerazione. La mostra consiste (come sempre più spesso) nell'ostensione di una sola opera, in questo caso un Marte trattenuto da un amorino identificato dai curatori senza l'ombra di un dubbio come un dipinto del Guercino attestato dalle fonti, da un'incisione e da alcuni superbi disegni preparatori. Anche se i pannelli e il catalogo si guardano bene dal dichiararlo, si tratta di una tela in cattivo stato di conservazione, compromessa da estese ridipinture (del tutto perduto risulta l'angolo in basso alla sinistra di chi guarda, in cui galleggia l'improbabile larva in cui si è reincarnata la gamba sinistra del dio). Ma nemmeno la constatazione di questo degrado fisico permette di dar credito alle certezze dei curatori: si tratta con tutta evidenza di una derivazione contemporanea da un quadro che dobbiamo continuare a ritenere perduto. Insomma, aveva ragione da vendere Sotheby's New York che nel 2003 e nel 2004 lo aveva proposto come opera di un «Follower of Guercino». Un errore, si dirà. Ma quando si apprende che l'opera appartiene ad un fondo d'investimento lussemburghese (Dyonisos Art Fund) che è presieduto da uno dei due curatori della mostra (Maurizio Marini), e che conta tra i consulenti l'altra curatrice (Federica Gasparrini), beh, si comincia a pensare che l'errore vero non consista nell'attribuzione, ma nel fatto che una simile iniziativa venga ospitata in un museo pubblico, e che possa fregiarsi del patrocinio del Ministero per i Beni culturali, della Soprintendenza per il Polo Museale romano, dell'Assessorato alla cultura del Comune di Roma e del Consiglio regionale del Lazio. Già, perché Marini ha tutto il diritto di esporre le sue tesi e di far pubblicità al suo fondo d'investimento, ma il pubblico ha il diritto di conoscere la natura dell'esposizione che sta visitando, e avrebbe il diritto di fidarsi delle istituzioni che mantiene con le proprie tasse. E non si tratta di pregiudizi verso le opere di proprietà privata: quando il percorso intellettuale o stilistico di una mostra patrocinata da un'istituzione pubblica ne richieda davvero la presenza, sarebbe stupido e controproducente privarsene. Naturalmente, a decidere quali opere esporre non può e non deve essere il soprintendente o (ancora peggio) l'ente promotore della mostra, ma il curatore, che deve essere scientificamente autorevole e completamente terzo e libero rispetto alla proprietà dei dipinti. È dunque evidente che se il curatore (come nel caso del "Guercino" di Castel Sant'Angelo) è anche il proprietario della sola opera cui si riduce la mostra stessa, l'errore è stato commesso da chi ha dato il via libera all'operazione: nel caso specifico dalla soprintendente Rossella Vodret, la quale nella sua breve premessa al catalogo non esita a scrivere che la sede di Castel Sant'Angelo «può senz'altro essere considerata la più idonea». Bene: quale sarà, d'ora in poi, la credibilità di questa cruciale Soprintendenza? Questo increscioso episodio (sul quale il lettore curioso può apprendere altri istruttivi dettagli dall'ottima scheda dedicatagli da Fabrizio Federici nell'Osservatorio Mostre e Musei della Normale di Pisa, che si trova online) non è isolato. Il "Guercino" di Stato fa perfettamente serie con il "Michelangelo" comprato dallo Stato sulla base delle perizie promosse dal proprietario, o con la Commode Luigi XV svincolata dallo Stato in base alla perizia del consulente del proprietario. Gli storici dell'arte sono portati a pensare che la tutela del patrimonio artistico italiano dipenda solo dalla politica, dalle leggi e dai fondi: al contrario essa dipende, ancor prima, dall'autorevolezza, dalla libertà e dalla pubblica utilità della loro stessa disciplina. Ed è per questo che l''evento' di Castel Sant'Angelo non è per nulla rassicurante. Tomaso Montanari