Rischiamo che i tempi si allunghino e anche i costi. Chi pagherà? Lo Stato. E poi era meglio affidarsi a più soggetti l'intervista Il presidente dell'associazione italiana archeologi: «Privatizzazione latente» Quello del Colosseo, in realtà, è il secondo contratto di questa portata che viene sottoscritto in Italia, dopo Ercolano. Quali sono le differenze tra i due accordi? La differenza sostanziale è che a Ercolano il contratto con Packard è unilaterale e con una fondazione. La sua fondazione elargisce fondi senza chiedere nulla in cambio. Nel caso del Colosseo, invece, c'è un ritorno economico per Della Valle. Il che può anche essere giusto, semmai il problema è che ci impegniamo per 5 anni nella speranza di un rispetto dei tempi e dei costi. La storia recente insegna che spesso i crono programmi non vengono rispettati in corso d'opera. Perché soprattutto nei Beni culturali è difficilissimo esaminare tutte le possibili variabili e gli elementi inaspettati. Quindi se il restauro, per assurdo, durasse 50 annidi conseguenza anche i tempi della sponsorizzazione e dei diritti sarebbero quelli. Secondo lei, i tempi verranno rispettati? Penso proprio di no. Per la prima volta verrà restaurato tutto il Colosseo e 5 anni mi sembrano pochi. Proprio per questo, ripeto, stiamo vincolando il monumento simbolo dell'Italia per un tempo indefinito a un industriale e al suo marchio. La Grecia, nonostante se la stia passando male, non avrebbe mai dato il Partenone alla Coca cola. Alcuni monumenti sono il simbolo identitario di una nazione e se lo Stato non riesce a mantenerli è il fallimento di un intero Paese. Ritiene realistici i costi, stimati nei 25 milioni di euro messi da Della Valle? Guardi, il problema dei costi è questo: se dovessero lievitare chi si assume l'onere dei costi aggiuntivi? Lo Stato. Rischiamo quindi che terminati i fondi previsti nel contratto i lavori possano fermarsi per diversi anni. Ma Della Valle manterrebbe i diritti fino al termine dei lavori, più altri 24 mesi. Non metto in dubbio la buona fede di questo imprenditore ma dico che lo Stato ha ceduto su tutti i fronti. Però il monumento richiede lavori urgenti. E allora cosa si doveva fare? Non firmare con una singola impresa. Sarebbe stato già molto diverso se il contratto fosse stato sottoscritto con Confindustria. Bastava utilizzare il modello Packard-Ercolano; sicuramente è difficile se non impossibile trovare una persona come lui ma dovevano essere coinvolti più soggetti. In questo modo non c'era un singolo marchio interessato solo al ritorno economico. Vede atri rischi in questa operazione? Che questo contratto inneschi una vera e propria caccia al tesoro. Con questi percorsi sappiano dove si inizia ma è difficile dire dove andremo a finire. Tra 15 anni rischiamo che lo Stato dirà che non ha fondi per curare i nostri Beni culturali, affidandoli alle imprese. Dalla manutenzione alla gestione degli spazi, alle mostre, allo sfruttamento dei diritti di immagine e così via. Alcuni servizi già sono gestiti dai privati. Quindi è in atto una privatizzazione latente, senza avere il coraggio di aprire un reale dibattito sulla questione, passando da un monopolio di Stato a un oligopolio privato. Operazioni, alla fine, a perdere per la collettività. Dato che comunque l'erario continua a versare fondi, senza poter decidere nulla. Temo accadrà questo anche nei Beni culturali, con la collettività che continuerà a pagare gli oneri mentre i privati faranno profitto. Sono stati messi volutamente in una situazione di emergenza per commissariare e affidare alle imprese. È questa la direzione nella quale si vuole andare.
Colosseo. Tsao Cevoli: un vincolo indefinito
Il presidente dell'associazione italiana archeologi ha espresso preoccupazioni sul contratto tra lo Stato e Della Valle per il restauro del Colosseo. Il contratto prevede che Della Valle riceva un ritorno economico e che lo Stato paghi i costi. Il presidente archeologi pensa che i tempi del restauro saranno troppo brevi e che ci saranno problemi di rispetto dei tempi e dei costi. Ha anche espresso preoccupazioni sui costi stimati di 25 milioni di euro e sulla possibilità che lo Stato si assuma gli oneri aggiuntivi. Il presidente archeologi crede che il contratto sia stato ceduto troppo facilmente e che lo Stato abbia ceduto troppo potere ai privati.
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