La Tod's dà 25 milioni di euro per il restauro del monumento simbolo d'Italia. In cambio, come sponsor, acquisisce diritti "d'oro". Ecco i particolari del contratto su cui la Uil ha presentato un esposto alla magistratura Per la prima volta nella sua storia moderna il Colosseo verrà completamente restaurato. A finanziare i lavori sarà l'imprenditore Diego Della Valle, attraverso un contratto di sponsorizzazione da 25 milioni di euro. Un accordo che ha scatenato un mare di polemiche e che ha portato la Uil a presentare un esposto alla magistratura e alla Corte dei conti, in cui si contesta che «di fatto i diritti circa l'utilizzo del Colosseo sono stati ceduti» a un privato. Sono quasi cinquant'anni che si attendono i lavori per l'Anfiteatro Flavio, una delle sette meraviglie del mondo. Anche perché da quando nell'Ottocento il Colosseo è stato liberato dallo stato di abbandono non ha mai subito un completo restauro, oggi sempre più necessario. I danni sono evidenti: già solo i 3.400 veicoli l'ora che secondo Legambiente passano davanti al monumento hanno fatto diventare nero di smog il bianco travertino dell'anfiteatro. Per riportarlo al suo antico splendore, il commissario delegato agli interventi urgenti nelle Aree archeologiche, l'architetto Roberto Cecchi, il 4 agosto pubblica un avviso pubblico per «la ricerca di sponsor per il finanziamento e la realizzazione di lavori secondo il Piano interventi Colosseo Roma». Nel bando si parla del «restauro del prospetto settentrionale e meridionale» e della «sostituzione delle chiusure dei fornici del primo ordine con cancellate», visto che attualmente sono realizzate alla meno peggio con tubi innocenti e relativi giunti in ferro. Alla scadenza dei termini, il 30 ottobre 2010, «la procedura di valutazione delle proposte si è conclusa con offerte che l'autorità competente ha ritenuto "non appropriate"». Proprio quel giorno la Tod's, di cui Diego Della Valle risulta sia presidente che legale rappresentante, formalizza il proprio «interesse a finanziare i lavori». A dicembre l'azienda di calzature mette nero su bianco anche l'importo «omnicomprensivo» che è disposta a elargire: 25 milioni di euro, con la condizione «di essere l'unico sponsor» del restauro. Viene così stabilito un crono programma dei lavori con relativo importo. Ma se il costo degli interventi dovesse lievitare nel tempo, dovrà essere il ministero dei Beni culturali a coprire le eventuali spese accessorie. La svolta arriva il 21 gennaio 2011, quando il commissario Roberto Cecchi diventa «soggetto promotore» dell'accordo di sponsorizzazione firmato, assieme alla soprintendente di Roma Anna Maria Moretti, con la Tod's spa della famiglia Della Valle. Inizio di aprile, dentro l'anfiteatro i primi lavori sono già partiti. «Non ho letto il contratto ma se è vero che c'è una parte del Colosseo a rischio crollo, va restaurato immediatamente, a qualsiasi prezzo, non può fare la fine di Pompei», spiega un'insegnante che sta accompagnando la sua classe di scuola media in visita al monumento simbolo di Roma. «Nell'accoglienza turistica all'esterno del Colosseo siamo in tre - spiega poi un dipendente della società esterna che gestisce i servizi nel monumento, con 13 anni di lavoro alle spalle - e quindi non possiamo fornire un servizio decente nonostante io parli 5 lingue. Se questo contratto serve a migliorare la situazione ben venga». Ma vediamo in cosa consiste il contratto. In cambio del finanziamento, lo Stato ha ceduto a Della Valle una serie di diritti. In alcuni casi «lasciando aperte molte porte o allargando a dismisura il campo», denuncia la Uil nel suo esposto presentato i1 18 marzo alla Corte dei conti e alla Procura di Roma, «affinché accertino eventuali responsabilità erariali e ipotesi di reato». Lo sponsor dovrà costituire un'associazione alla quale potranno aderire «tutti coloro (persone fisiche eo giuridiche eo enti pubblici sia italiani sia esteri) che intendano sostenere l'attività di restauro del Colosseo» ma anche «iniziative di altrettanto rilievo riferite al patrimonio archeologico e storico artistico a livello nazionale e internazionale», si legge nel contratto. Commissario e Soprintendenza cedono inoltre «il diritto, in esclusiva, di utilizzare un logo raffigurante il Colosseo, nonché depositare una o più domande di registrazione e di registrare, in Italia e all'estero, a proprio nome e per proprio conto, un marchio per contraddistinguere l'associazione». Ovviamente «marchio, logo e altri segni distintivi potranno essere utilizzati, senza limitazione territoriale alcuna» sia in Italia che all'estero. All'associazione sono stati inoltre concessi «in esclusiva tutti i diritti di sfruttamento» delle «immagini anche fotografiche e le sequenze di immagini in movimento» che riproducono «lo svolgimento dei lavori di restauro e il logo». Oltre a poter «realizzare e utilizzare materiali, anche multimediali, tridimensionali e animati» e «pubblicazioni editoriali, elettroniche e di qualsiasi altra natura» sugli «interventi eseguiti al Colosseo», potendo inoltre «concludere contratti con terzi aventi ad oggetto tali realizzazioni». La durata dei diritti concessi all'associazione è di 15 anni, eventualmente prorogabili, mentre quelli dello sponsor decorrono «dalla data di sottoscrizione dell'accordo e si protraggono per tutta la durata degli interventi di restauro e per i successivi due anni». Intanto alla Uil risulta che «nelle scorse settimane la Volkswagen si sia rivolta al ministero dei Beni culturali chiedendo l'autorizzazione a poter svolgere una campagna promozionale dei propri prodotti, mediante il pagamento di un importo variabile tra 500mila e 1,5 milioni di euro. Il ministero si è visto però costretto a non poter accettare la proposta poiché in base all'accordo stipulato il 21 gennaio di fatto i diritti circa l'utilizzo del Colosseo sono stati ceduti», conclude il sindacato. Ora probabilmente per fare la campagna dovranno rivolgersi alla Tod's. Perché, nella clausola contenuta all'articolo 5, il contratto impegna commissario e Soprintendenza a «non concludere con terzi altri accordi di sponsorizzazione per i lavori di restauro del Colosseo, non concedere a terzi l'uso, a qualsiasi titolo, di marchi, nomi e immagini o altri segni distintivi relativi al Colosseo, non concedere a terzi il diritto di associare a fini promo-pubblicitari la propria immagine eo i propri segni distintivi del Colosseo eo i lavori di restauro del Colosseo di cui al Piano degli interventi, non concedere a terzi diritti in grado di ledere gli interessi dello sponsor eo dell'associazione». Vediamo poi un altro punto del contratto: alla lettera D1, compare un «centro servizi, per l'accoglienza dei sostenitori dell'associazione». In pratica, lo sponsor può «realizzare una struttura temporanea eo fissa», ubicata «nelle immediate vicinanze del Colosseo» per «tutta la durata degli interventi di restauro e per i successivi due anni». Costo previsto: 2.500 euro al metro quadro. Anche in questo, tra una struttura fissa eo temporanea c'è una bella differenza, visto poi che si tratta di un'area vincolata. Ma il contratto lascia sospesa la scelta, rimandando a modalità che verranno «meglio definite dalle parti» in seguito. Tod's potrà inoltre mettere il proprio marchio sul retro dei biglietti di ingresso al monumento (che valgono anche per accedere ai fori) e sui tendaggi che ricopriranno gli archi di tutto il primo ordine. Viceversa il marchio del Colosseo potrà finire sui prodotti delle aziende di Della Valle. L'imprenditore inoltre potrà far accedere gratuitamente al monumento piccoli gruppi di persone. Facciamo un esempio, il patron della Tod's è socio assieme a Luca Cordero di Montezemolo, Giovanni Punzo e i francesi di Sncf, nella NW (Nuovo trasporto viaggiatori) che dal prossimo settembre sfiderà Trenitalia nell'alta velocità ferroviaria. È quindi ipotizzabile che possa fare delle offerte ai turisti: biglietto per Roma con ingresso e visita al monumento compresi nel prezzo. Denuncia infine la Uil che vista «l'esclusività concessa e la durata superiore ai 15 anni con un piano di comunicazione e di commercializzazione spendibile in tutto il mondo», si tratta di un accordo che «qualsiasi economista valuta superiore a oltre 200 milioni di euro». Una bella cifra rispetto ai 25 messi sul piatto da Della Valle.
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16 Aprile 2011
L'affare Colosseo
Artista / Persona
Bene culturale
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