Il sociologo denuncia «mancanza di cultura di governo» «Il problema del settore dei beni culturali è la governance in una situazione di complessità crescente e sfuggente. E se non c'è governance vuol dire che non c'è leadership e quindi non si governa». Lo ha detto il segretario generale del Censis (centro studi interventi sociali), Giuseppe De Rita, nel suo intervento al convegno di studia Firenze, alla Biblioteca degli Uffizi, su «Tutela e fruizione del patrimonio culturale», De Rita ha ricordato la nascita del ministero dei Beni culturali, voluto da Giovanni Spadolini, scorporandolo dal ministero della Pubblica Istruzione. «Io dissi subito allora», ha ricordato De Rita, «che con lo scorporo, e senza il "cappello" di un ministro forte, si sarebbero creati problemi di governo. Ma Spadolini era sicuro di essere un ministro forte. Poi cosa è successo? Che i ministri dei Beni culturali sono stati marginalizzati, anche quelli con personalità di rilievo, creando così labili figure, di carta velina, una labilità della leadership. Ma si pensa davvero che con una leadership più forte ci sarebbe stata questa articolazione di poteri verso altri ministeri, come quello dell'Ambiente, o il progressivo spostarsi di competenze verso le Regioni che non hanno una vera tradizione in questo settore? Invece, abbiamo sparpagliato le competenze in realtà che ormai non si riescono più a controllare. Io parlerei di rattrappimento settoriale», ha concluso De Rita. «Dopo vent'anni, per esempio, nel 2011, sento ancora parlare di "autoprogrammazione". Ma siamo matti? Anche questo fa parte della non cultura della governance. E l'incapacità di fare governance è la questione che crea più problemi».