«Una battaglia quotidiana ma coi moschetti 91». Armi arcaiche, pare di capire. La battuta è di Roberto Cecchi, segretario generale del Mibac, relatore ieri mattina nel salone Magliabechiano degli Uffizi, al convegno su «Tutela e fruizione del patrimonio culturale» organizzato dalla Fondazione Spadolini. Un patrimonio in continua crescita a fronte di investimenti decrescenti. Il numero dei visitatori dei siti culturali italiani è passato dai 25 milioni del 1996 ai 33,5 milioni del 2010-2011 con un picco di 34,5 milioni nel 1997. Nel 1996 i siti stessi erano 333, oggi sono 460. I dati, forniti dalla direttrice generale per innovazione, organizzazione e formazione del ministero per i Beni e le attività culturali, Antonia Pasqua Recchia, hanno un rovescio della medaglia proprio nelle risorse destinate al settore: nel 2004 era riservato loro lo 0,34 per cento del bilancio statale a fronte dell'attuale 0,20 per cento. Ma, sottolinea Recchia, «l'indotto dei beni culturali italiani occupa 1 milione di addetti e genera Pil: per questo va conservato e protetto anche se è necessario che si mettano in moto altri soggetti, oltre quelli pubblici». Eppure, ha ribattuto Cecchi, «ci sono 34 miliardi di euro di risorse provenienti dalla Ue nella disponibilità delle Regioni, per il periodo 2007-2013 che non vengono spesi»: di questi 1-2 miliardi sono per gli attrattori culturali e andranno riprogrammati», anche se secondo Antonia Pasqua Recchia «dovrebbe essere l'Autorità di gestione, ruolo ricoperto dalla Regione Campania, a metterli a frutto». «Il problema del settore dei beni culturali è la governance in una situazione di complessità crescente e sfuggente. E se non c'è governance vuol dire che non c'è leadership e quindi non si governa», ha invece sottolineato il segretario generale del Censis, Giuseppe De Rita che ha ricordato come il ministero dei beni culturali nacque dalla decisa volontà di Giovanni Spadolini che «era sicuro di essere un ministro forte». Di tutela e fruizione ha parlato la soprintendente Acidini: «Possono avere spunti di conflittualità, quando un certo tipo di utilizzo mette a repentaglio la sicurezza dei beni». Inevitabile dunque parlare di fruizione virtuale e non solo via web. Un esempio? Le copie delle Grotte di Altamira o delle tombe egizie ha ricordato Acidini hanno messo in moto l'idea di un succedaneo della stanza segreta dove Michelangelo si rifugiò dopo l'Assedio di Firenze: due trasmissioni tv hanno fatto esplodere l'interesse per le visite che confligge con la sicurezza del luogo. Il dibattito riprende oggi: protagonisti, fra gli altri, Antonio Paolucci, Mina Gregori Alain Elkann, Aureliano Benedetti di Carifirenze e l'arcivescovo Giuseppe Betori. Un intervento scritto verrà inviato dal sottosegretario Gianni Letta e non è escluso che possa arrivare il sottosegretario Francesco Giro.
Beni culturali: patrimonio in crescita, gli investimenti no
Il ministero dei Beni e le attività culturali ha presentato i dati sulla tutela e fruizione del patrimonio culturale italiano. Il numero di visitatori dei siti culturali è aumentato dal 1996 a 33,5 milioni nel 2010-2011, ma le risorse destinate al settore sono decresse. Il ministro Cecchi ha sottolineato che l'indotto dei beni culturali occupa 1 milione di addetti e genera Pil, ma è necessario che si mettano in moto altri soggetti oltre quelli pubblici. La governance del settore è considerata complessa e sfuggente. Il Censis ha sottolineato la necessità di leadership per governare il settore.
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