Contesta chi parla di un Codice già "tradito" a pochi mesi dall'entrata in vigore. Rivendica i maggiori risultati ottenuti nel campo dei beni culturali negli ultimi cinquant'anni. Snocciola i dati di Arcus, la spa che porta i finanziamenti aggiuntivi delle grandi opere e annuncia l'avvio dei lavori di due commissioni destinate a strutturare politiche nazionali di marketing e merchandising. Il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani è soddisfatto, nonostante il Parlamento negli ultimi tempi gli abbia tirato qualche brutto scherzo. Ministro, come andrà a finire la vicenda della sanatoria dei reati ambientali? La sanatoria dei reati ambientali ha avuto il mio diniego ed è stata ritirata. IL testo attuale, scritto da me, è tutta un'altra cosa. Viene incontro a una richiesta delle Regioni che sono tenute a redigere i piani paesaggistici introdotti dal Codice e hanno rilevato l'esigenza di poter distinguere tra abusi gravi e semplici irregolarità. Proprio per non dover affrontare una situazione pregressa che rischiava di diventare ingestibile. Quindi si è deciso di liberalizzare le infrazioni minori, dove non si verifica un ampliamento di superfici e volumi e non si modifica l'impatto ambientale. Serve il parere della Soprintendenza? No, perché si tratta di interventi minimi. Una scala che ha un gradino in più, un balcone un po' più largo. Non serve presentare domande di sanatoria al Comune e non è nemmeno previsto il pagamento di sanzioni. Diversa naturalmente la situazione per gli altri tipi di abusi. Fino ad arrivare alla demolizione degli ecomostri. Per gli interventi di minor gravità, realizzati anche in assenza di autorizzazione, i Comuni devono valutare la compatibilità paesaggistica. Se esiste, può essere concessa la sanatoria. Qui è vincolante il parere della Soprintendenza. Il nuovo articolo della delega ambientale prevede una sanatoria quasi automatica per tutti gli interventi realizzati prima del 30 settembre 2004: un vero e proprio colpo di spugna? No, anche qui per avere la sanatoria serve la dichiarazione di compatibilità ambientale. Ma perché in questo caso il parere della Soprintendenza non è più vincolante? Perché qui le autorizzazioni vengono rilasciate da altri soggetti, nell'articolo precedente il vincolo era costitutivo. Si è deciso di concedere un'estensione del condono edilizio al 30 settembre perché nel frattempo è entrato in vigore un Codice dove vengono introdotti nuovi adempimenti per le Regioni che hanno bisogno di distinguere tra diversi tipi di abusi. Questa cultura del condono è un po' troppo pervasiva non trova? Ciò deriva dal fatto che in passato non si è mai fatta distinzione tra abusi grandi e piccoli. Non distinguendo si è ecceduto nel colpire le infrazioni minime e si è creato in pratica un meccanismo di impunià va sempre fatto. E il cosiddetto "archeocondono"? Cos'è, una parolaccia? Due deputati hanno presentato un emendamento che ha già il no del Governo. Quindi la cosa non esiste. Arrivati a questo punto le competenze sui beni culturali sono state definite o esistono ancora margini di incertezza sulla divisione dei compiti tra Stato e Regioni? Noi abbiamo ereditato una grande confusione dalla riscrittura del Titolo V della Costituzione avvenuta nella precedente legislatura. Il Codice ora chiarisce che esiste un rapporto gerarchico tra tutela, valorizzazione e gestione. Tutto ciò che viene fatto dalle Regioni deve comunque essere compatibile con la tutela. Come sta procedendo la vendita dei beni statali dopo le vivaci polemiche sul regime del silenzio-assenso? Grazie ad un accordo con il Demanio le liste degli immobili vengono stilate in collaborazione con il ministero dei Beni culturali, quindi si evita a priori il rischio di far arrivare proposte insensate sulle scrivanie dei soprintendenti che comunque hanno i famosi 120 giorni per valutare gli elenchi. Con tutti i nuovi compiti previsti è sufficiente il personale che lavora "sul campo"? Abbiamo introdotto un nuovo dipartimento, "Ricerca e innovazione", che darà una grossa mano ai soprintendenti e consentirà la massima circolazione delle informazioni, con il ricorso a strumenti informatici. Anche i custodi dei musei saranno forniti di macchine fotografiche digitali per rilevare eventuali danni o lesioni, con il trasferimento quasi in tempo reale dell'immagine per una vantazione dell'Istituto del restauro. In attesa del promesso "global service" alcuni privati cominciano a sentire un po' strette le maglie della legge Ronchey sui servizi aggiuntivi. E c'è chi lascia. Cosa ne pensa? La Ronchey è una legge benemerita ma ora occorre fare un passo avanti. Ripensare i meccanismi di gestione e qui una risposta può venire dalle Fondazioni, come all'Egizio e fare massa critica su determinati versanti, come il marketing e il merchandising. Su questi ultimi aspetti sono già al lavoro due commissioni ministeriali. Inoltre non dimentichiamo l'impulso che può venire da Arcus. Sono più che soddisfatto, in poco tempo abbiamo fatto per i beni culturali più che negli ultimi cinquantanni.