Tesori inespressi. Ha aperto le porte ieri quello che viene definito il "sito fantasma». La vera apertura? Se arrivano i soldi ci vorranno altri due anni Lavori fermi dal 2007 dopo un investimento di quasi tre milioni di euro Lo stop La struttura è stata ristruturata per due terzi, poi si è fermato tutto VERONA - All'ultimo piano sembra tutto pronto o quasi. Gli esaustivi pannelli illustrativi, le vetrine, le luci. Manca «solo» il contenuto, al sicuro nei magazzini della Soprintendenza ai beni culturali, all'interno della polveriera di San Zeno. Per il resto, ad un occhio profano parrebbe che il futuro museo archeologico con sede all'ex Carcere militare e tribunale austriaco che fiancheggia la chiesa di San Tomaso Cantuariense potrebbe aprire domani. Invece è tutto fermo, dal 2007, dopo una spesa di 4,5 miliardi di lire. Ieri il sito ha aperto straordinariamente i battenti nell'ambito del programma della settimana della Cultura e una cinquantina di veronesi hanno potuto ammirare il «museo fantasma», concepito su tre piani. L'unico di cui è iniziato l'allestimento è il terzo dedicato alla preistoria, all'età del bronzo, e alla presenza paleoveneta e celtica sul territorio di Verona. Diverse vetrine sono dedicate ai ritrovamenti delle grotte di Fumane, importante sito neanderthaliano. Gli altri piani riguarderanno, una volta che ripartiranno i lavori, l'età romana e medioevale della città. «Nessun doppione con il museo di Storia Naturale - assicura Luciano Salzani responsabile archeologico per la Soprintendenza - i temi trattati saranno differenti. I tempi per l'apertura? Se ritorneranno i finanziamenti potremo farcela nel giro di due anni». La Soprintendenza fa sapere, per bocca dell'architetto Maria Grazia Martelletto, «di aver bussato a diverse porte: abbiamo chiesto di avere fondi straordinari dall'accantonamento dell'otto per mille allo Stato, dalla Regione e infine al Ministero dei Beni Culturali. Speriamo che qualcuno ci risponda, visto anche che con Giancarlo Galan ora c'è un veneto alla guida del Mibac». Mostrati per la prima volta, ieri pomeriggio, i resti di un affresco romano ritrovato in via Cantore, provenienti da un ninfeo (un santuario pagano) sotterraneo. «Si tratta di un'unicità in Italia settentrionale - spiega Giuliana Cavalieri Manasse, direttrice del gruppo operativo della Soprintendenza - nella parte recuperata è chiaramente visibile il dio Mercurio». Ma non c'è solo l'interno del museo da salvare e valorizzare. L'edificio che lo ospita e infatti una preziosa testimonianza dell'architettura austriaca nel cuore di Veronetta. «Gli architetti asburgici - ha raccontato ieri ai curiosi Bruno Bozzetto, architetto studioso dei lasciti "imperiali" - erano gli ultimi allievi di Vitruvio e Sammicheli: per loro l'architettura militare si doveva adeguare al genius loci civile e religioso. Le strutture risultano perfettamente inserite nel contesto».