C'è sempre un pezzo d'Italia che va a pezzi. E la stampa estera lo scova. Nel giorno in cui il NYT, dopo l'Independent, abbocca all'esca lanciata del neo-ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan, che annuncia "una nuova fase" nella preservazione di Pompei, Le Monde constata che in Italia "le antichità non sono tutte delle star" ed El Pais canta il de profundis per il Ponte di Rialto a Venezia, dandogli un posto di rilievo sulla copertina del sito e puntando il dito contro l'incuria italiana. Il giornale osserva che i lavoratori di Venezia, carpentieri e marmisti, si sono offerti di restaurare il monumento ma che il cantiere non si apre per lungaggini burocratiche. Uno pensa alla scarsità dei fondi. Ma il buffo, o il tragico, è che i volontari del restauro sono pronti a lavorare gratis, mettendoci materiale e manodopera. Solo non vogliono rimetterci l'Iva. Ma pare essere un ostacolo insormontabile. Intanto i pezzi vengono giù: una colonnina del ponte che dal XVI secolo scavalca il Canal Grande, e che oggi è il più fotografato dai turisti, è recentemente crollata. E l'anno scorso si era rotto un pezzo della balaustra, mentre quattro colonnine mancano da tempo. Da mesi il ponte è sotto osservazione con macchinari che ne registrano le oscillazioni: la sua stabilità non è in forse, ma la superficie è coperta della fuliggine dei secoli.