Cristina Acidini del polo museale di Firenze: un passo importante. Il critico Paolo Levi: si fa ripartire uno strumento strategico. Franco Cardini: «Proclama ad effetto» Il «Piano Roosevelt della cultura» annunciato dal ministro Galan sembra venire incontro alle aspettative degli addetti ai lavori, ai vari livelli. Un funzionario autorevole come Cristina Acidini, soprintendente al Polo museale fiorentino, plaude ai contenuti: «È un principio estremamente condivisibile che tornino al ministero direttamente gli introiti dei musei e siti archeologici che oggi vanno al Tesoro. In realtà questo avviene già per gli istituti dotati di autonomia amministrativa e contabile qual è il Polo museale fiorentino che trattiene direttamente 1'80 dei propri introiti e versa il 20 al ministero per i Beni e le attività culturali». Comunque, quello del ministro è «un passo molto importante e mi auguro che questa strada venga intrapresa». Sull'idea di sgravi fiscali per stimolare il coinvolgimento di privati nella cultura, la Acidini ritiene che «sarebbe davvero un grande traguardo». Positivo anche il parere di Paolo Levi, storico dell'arte, curatore internazionale e per lungo tempo membro del consiglio direttivo della Galleria d'Arte Moderna di Torino: «I beni culturali sono uno strumento strategico per dare reddito e sviluppo al Paese. Galan ha toccato le corde giuste, con un occhio attento e senza facile demagogia, ma anzi con un progetto interdisciplinare che finora nessuno aveva osato immaginare, dai tempi di Ronchey, l'ultimo nostro grande ministro della Cultura. Soprattutto mi sembra che il "pacchetto" vada nella direzione di quella aggregazione culturale che tutti auspichiamo, soprattutto nei confronti di giovani». Soddisfatto anche il presidente dell'Agis, Paolo Rutti: «Abbiamo colto nella relazione di Galan... una forte attenzione verso i nostri problemi e una volontà concreta di affrontarli, a partire dal lavoro urgente per l'approvazione dei decreti sulla lirica e sul cinema e della legge sullo spettacolo dal vivo». Disincantato, scettico e salace è invece Franco Cardini, storico insigne: «Mi pare un "proclama a effetto" che neppure affronta il problema basilare, cioè il fatto che noi popolo italiano siamo pessimi custodi e cultori del nostro patrimonio di arte e di sapere. Non servono le iniziative dall'alto, a pioggia o a toppe, quando in basso è diffusa l'ignoranza del valore di tale patrimonio, quando nella scuola si frequentano al massimo tre ore settimanali di storia dell'arte (contro le 6 di Germania e Regno Unito) e manca quasi del tutto lo studio della musica! Le risorse vanno piuttosto impiegate strutturalmente, sul lungo periodo, nella cura ordinaria dei nostri tesori, nella loro manutenzione ma anche e soprattutto nella formazione della gente e nell'educazione delle giovani generazioni, che devono imparare a conoscere e rispettare questi tesori. Qui a Firenze, somma città d'arte, manca completamente un raccordo fra istituzioni culturali e agenzie del turismo: così abbiamo musei bellissimi che rimangono deserti... Il ministro lo sa?».
Piano Roosevelt della cultura. Un progetto atteso e condivisibile
Il ministro della Cultura, Galan, ha annunciato un piano per la cultura che prevede la restituzione dei introiti dei musei e siti archeologici al ministero. Cristina Acidini, soprintendente al Polo museale fiorentino, ha elogiato il piano, considerandolo un passo importante. Paolo Levi, storico dell'arte, ha anche appoggiato il piano, sottolineando l'importanza degli strumenti culturali per dare reddito e sviluppo al Paese. Franco Cardini, storico, ha invece criticato il piano, considerandolo un "proclama a effetto" che non affronta il problema della mancanza di conoscenza e rispetto del patrimonio culturale italiano.
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