Cade una colonna ma non ci sono fondi per i restauri e la legge speciale per Venezia è dimenticata. A rischio anche l'Arena Il ponte di Rialto, uno dei monumenti simbolo di Venezia nel mondo, sta cadendo a pezzi. La notizia del crollo di un'altra colonnina del ponte (la quarta negli ultimi tre anni), avvenuta nelle scorse ore e che non ha fortunatamente procurato danni, ha fatto immediatamente scattare l'allarme sull'ormai comatoso stato di salute in cui versa la città lagunare. Città che più che mai avrebbe bisogno di un serio e delicato programma di restauro e recupero del patrimonio artistico che ospita e che il mondo intero ci invidia. L'ennesimo crollo non è legato all'incuria o al disinteresse, ma all'usura del tempo - quello di Rialto è il ponte più antico della città, la sua costruzione risale alla fine del '500 -, ai danni provocati dalla salsedine, dall'alta marea, ma anche dal continuo passaggio di milioni e milioni di turisti. Insomma, le esigenze di manutenzione aumentano giorno dopo giorno, ma i fondi, specie di questi tempi, scarseggiano. «Siamo ben consci di quel che sta accadendo a Rialto e a decine di altri monumenti di Venezia» racconta a Libero l'assessore comunale ai Lavori pubblici, Alessandro Maggioni, «ma noi non abbiamo soldi. In città ci sono oltre 400 ponti e tutti versano nelle stesse condizioni. Noi tentiamo di tamponare le emergenze, ma qui occorre mettere a punto un intervento complessivo. E, soprattutto occorrono fondi». In tempi di vacche magre come gli attuali, l'intervento e il contributo di imprenditori (il caso Della Valle per il Colosseo ne è l'emblema) che agiscono nel ruolo di sponsor possono essere utilissimi. Ma per l'assessore non sono sufficienti, «è necessario l'intervento dello Stato», spiega «gli sponsor, o l'introduzione della tassa di soggiorno può servire, ma in parallelo con l'azione del governo. In più dal '73 (fu decisa dopo l'alluvione del 1963, ndr) Venezia ha una legge speciale, peccato che da due anni sia priva di finanziamenti. Come Comune, infatti, siamo ancora in attesa dei 52 milioni che erano stati stanziati per il 2007». In attesa che a Roma qualcosa si smuova - le parole di ieri del neoministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan («La cultura è la benzina del Paese») a Venezia sono state accolte quasi con un'ovazione - in quel di Venezia i problemi restano. Facendo un rapidissimo calcolo, Maggioni rivela che per il restauro di Rialto servirebbero circa 5 milioni di euro. E per l'intera città? «Diciamo che per far cominciare a respirare un po' Venezia occorrerebbero ogni anno 100 milioni». Restiamo nel Veneto, ma a Verona. Dove "lo stato dell'arte" è migliore, ma i problemi non mancano. Tra questi, quello della tutela e della salvaguardia dell'Arena è diventata la priorità dell'assessore ai Lavori pubblici, Vittorio Di Dio. «Far andare alla malora il monumento più importante della città, sarebbe un danno enorme per il patrimonio, i cittadini e il turismo, l'Arena» spiega, «è una fonte di reddito fondamentale per Verona e, per questo, serve tutelarla». Con ogni mezzo legittimo e, persino, aguzzando l'ingegno. «Il restauro dell'ala esterna dell'antiteatro» continua, «l'abbiamo realizzato grazie a un contratto di sponsorizzazione, ossia senza costi per i veronesi, ma di strade ce ne sono diverse». Visto che l'idea d'introdurre anche nella città di Romeo e Giulietta la tassa di soggiorno sembrava non trovare consenso tra gli albergatori, ecco che l'assessore ha pensato di far pagare i restauri nel conto del ristorante. «Si aggiunge allo scontrino un contributo di 50 centesimi di euro che contribuisce al restauro di un monumento. E la statua e il palazzo è salvo. Nessuno potrà dirà mai di no: in più i turisti si sentiranno meglio per aver contribuito a una buona azione collettiva».