In procinto di mettere a disposizione il suo mandato di presidente del Consiglio Comunale (in seguito alla nomina a consigliere regionale), Eugenio Giani risponde ad alcune nostre domande sui temi culturali di Firenze. Ricorda di essere stato l'ultimo assessore alla cultura del Comune nell'era Domenici e rivendica alcune iniziative che hanno ottenuto l'interessamento anche del suo collega Da Empoli. Tuttavia, Giani non risparmia critica alla gestione delle risorse per il Maggio Musicale e la Fondazione Palazzo Strozzi. «Secondo me la politica culturale del comune di Firenze va orientata su due piani Il primo è la valorizzazione del patrimonio monumentale. Su questo il Sindaco ha fatto un'ottima cosa. Capisco che ci possono essere differenze di vedute, ma per noi, in Comune, l'accordo del 13 maggio 2011 (quello tra Renzi e l'ex-ministro della cultura, Bondi, ndr) è qualcosa di importante», ha detto tra l'altro l'ex assessore alla Cultura di Palazzo Vecchio. Insieme a Da Empoli, al sindaco Renzi e agli accessori Di Giorgi e Nardella, l'abbiamo più volte definito «uno dei 5 assessori alla cultura di Firenze». Eugenio Giani, disponibile a lasciare la presidenza del Consiglio Comunale in seguito all'incarico di consigliere regionale, ha accettato di rispondere alle nostre domande sulla cultura a Firenze. Lei è stato l'ultimo assessore alla cultura dell'era Domenici. In pochi mesi avanzò molte proposte ma oggi si ha la sensazione di vivere in una città con dei forti deficit culturali, a livello di soldi e di idee. Che giudizio dà sull' attuale politica culturale del Comune? Secondo me la politica culturale del comune di Firenze va orientata su due piani. Il primo è la valorizzazione del patrimonio monumentale. Su questo il Sindaco ha fatto un'ottima cosa. Capisco che ci possono essere differenze di vedute, ma per noi, in Comune, l'accordo del 13 maggio 2011 (quello tra Renzi e l'ex-ministro della cultura, Bondi, ndr) è qualcosa di importante perché dà al Comune un ruolo da protagonista per vari aspetti: la Firenze-card che si inseguiva da tanti anni, il fondo del 20 da investire sui beni fiorentini con una capacità decisionale o, quanto meno, di compartecipazione da parte del Comune. Personalmente son contento perché Renzi sta portando avanti dei progetti che appartenevano anche al mio periodo: per esempio il recupero della Torre di San Niccolò, il progetto di scale mobili verso il Forte per la sua valorizzazione; e poi, quando avremo risorse, il Museo del Fiorino alla Zecca. Ma nel frattempo ha chiuso il museo "Firenze com'era" e si è scordato di quello del Risorgimento... Su questo non sono d'accordo perché per il Museo del Risorgimento è già stato approvato il piano preliminare, guarda caso un'idea mia, per fare la sezione risorgimentale nel Museo Stibbert. Sarà parte di un museo esistente ma anche un segnale: questo processo dovrà essere completato per un grande appuntamento che noi abbiamo nel 2014, ovvero i 150 annidi Firenze capitale. A proposito di Museo del Risorgimento, nel deposito delle Oblate comunque c'è tanta roba, per esempio le uniformi garibaldine e piemontesi, ancora alluvionate... Ha ragione, però da qui al 2014 credo che potremo fare qualcosa di importante. Altra cosa è la politica culturale intesa come animazione in città. Fino ad ora, complici le risorse economiche, vi è stato meno di quello che la gente si aspettava, però mi sembra che la scelta di Riccardo Ventrella come coordinatore dell'Estate Fiorentina sia buona. Parliamo di risorse: quelli pubblici annualmente versati al Maggio Musicale mandano in metastasi tutto il resto della cultura cittadina. Senza contare quelli assegnati alla Fondazione Palazzo Strozzi, costosissima, che annualmente ottiene 800mila euro dal Comune, ma evidentemente non rende quanto uno si aspetta... Devo dire che il problema è strutturale, cioè si è impostato nel corso degli anni e penso che Renzi, con la nomina di Francesca Colombo a sovrintendente del Maggio, vedesse anche una maggiore capacità di coinvolgere soggetti privati. Da questa città il Maggio rastrella 15 milioni di euro all'anno, soldi che non vengono poi redistribuiti per altre iniziative culturali... Con il Maggio abbiamo giocato una sfida nel momento in cui si è chiesto al Governo che Firenze si caratterizzasse peri 150 anni, non tanto per iniziative effimere, ma per la realizzazione del nuovo Comunale. Ma a lei pare giusto che, per ripianare i buchi del Maggio Musicale la città di Firenze, i fiorentini, diano via i loro gioielli di famiglia come le ex Scuderie alle Cascine, la ex-Longinotti, il Goldoni etc. La riflessione che lei fa è giusta e probabilmente noi dovremmo pensare seriamente a come ridurre le spese fisse del Maggio. E questo è indubbio, perché alla lunga si rischia di arrivare ad un crac mentre invece, pianificando che la città ha bisogno del Maggio Musicale, si deve prevedere una struttura più leggera... E la politica culturale legata a Palazzo Strozzi? Sta migliorando. Le due ultime iniziative, la mostra su Bronzino e quella in corso su Picasso-Mirò-Dalì, le ritengo valide. Certo l'investimento è molto alto, perché 800mila euro l'anno per il Comune è una bella cifra, ma con le ultime due iniziative mi sembra che si cominci ad ingranare. Era l'ora, verrebbe da dire, tuttavia a livello di costi e ricavi la mostra più riuscita rimane sempre quella di Cezanne, e Bronzino ha fatto peggio di "Inganni ad arte", perché la prima è costata tanto... Anche questo dovrà essere un elemento di riflessione in Comune. Il Nuovo Teatro alle Cascine? Non le sembrano un po' troppi 250 milioni di euro rispetto agli 83 di partenza? Sembra si stia andando avanti bene per l'inaugurazione del 21 dicembre. Purtroppo questo appalto ha scontato tutta una serie di vicende non molto chiare su cui lo Stato dovrà fare chiarezza. Card museale: ma ce n'era davvero bisogno? E i soldi che il Comune ha preteso di togliere al Polo Museale per tre anni e destinarli ai Nuovi Uffizi? Ma cosa c'entra il Comune? Renzi lo sa che non gestirà un euro? Iniziative come la card museale ce ne sono tante in Italia e nel mondo. Io la considero un'integrazione importante perché mette insieme i musei comunali con quelli statali. Per quanto i soldi è giusto che per 3 anni sia così: i Nuovi Uffizi sono un servizio offerto alla città. Dopo questo periodo questi soldi con-sentiranno al Comune di avere più voce in capitolo nelle politiche culturali. Qualche giorno fa l'assessore Da Empoli ha presentato il progetto del Museo di Città che nascerà nel 2014. Nel frattempo una città come Firenze per almeno 3 anni rimarrà senza un museo topografico. Come studioso mi sento defraudato... Vorrei dare un suggerimento a Da Empoli. Nello spazio, ormai musealizzato della Firenze romana, sarebbe bene mettere il più bel plastico ovvero quello di "Firenze com'era". Poi in San Marco metterei l'altro plastico molto bello di "Firenze com'era" quello riproduce la città prima dello sventramento del ghetto e così ogni fiorentino, vendendo qui, può rivedere la Firenze prima della devastazione del centro successiva al progetto "A vita nova restituita". E il progetto della Giunta di spostare alcuni spazi del Gabinetto Vieusseux dal piano terra di Palazzo Strozzi? Sinceramente mi convince poco perché il Vieusseux è sempre stata un'istituzione cittadina importante, che aveva un suo cuore in centro e almeno la sede deve essere lasciata a Palazzo Strozzi. Secondo lei quali sono le emergenze culturali di Firenze? Per quanto riguarda i musei, la valorizzazione di spazi che, a mio parere, potrebbero rendere molto di più. Il primo è Santa Maria Novella: qui spero venga ripreso il mio progetto di fare l'ingresso ai chiostri da Piazza Stazione, perché finché l'ingresso rimane così, nascosto come è oggi, bisogna proprio volerci andare. E poi occorre restaurare gli affreschi di Paolo Uccello nel Chiostro dei morti e del Chiostro verde, opere fondamentali per comprendere la prospettiva nella storia dell'arte. Ma non le fa un po' rabbia vedere in quali condizioni versano questi capolavori, in passato oltraggiati dal guano dei piccioni, e considerare tutti quei soldi spesi per il Maggio, per la Fondazione Palazzo Strozzi? L'importante è che Da Empoli ora l'affronti. Secondo lei è in grado di farlo? Sì, è una persona brillante. L'altra emergenza che vivo per la cultura è il Forte Belvedere, perché deve tornare ad essere quello che era con Moore o con le mostre che venivano viste da tutta la città, e poi l'Ottocento e il Novecento, ovvero l'arte moderna, che sta attirando moltissimo. Senza scordarci del Museo del Fiorino, perché dobbiamo pensare a qualcosa che caratteristico della nostra città. Inoltre a Palazzo Vecchio abbiamo il dovere di valorizzare gli arazzi restaurati e gli scavi archeologici. Infine l'Estate Fiorentina: la scelta di Ventrella può portare a una sinergia del privato che investe sulla cultura. Ma avrà solo 250mila euro di budget... Appunto perché sono solo 250mila, con sponsor privati possono diventare 400. Ottimista. Ma gli sponsor privati però non si cercano a metà aprile... Ha ragione, è un lavoro che si vedrà l'anno prossimo. Da Domenici a Renzi è avvenuto un cambiamento per quanto riguarda le Belle Arti del Comune, che sono state di fatto cancellate, accorpate ai lavori pubblici, come chi si occupa degli affreschi delle volte del Poccetti facesse lo stesso mestiere di chi cambia le grondaie. Le sembra segno di una politica culturale giusta? Ritengo che le Belle Arti, sin dai tempi di Ugo Muccini, avessero un'impostazione che ora deve sicuramente armonizzarsi con la macchina comunale ordinaria. È comunque una valutazione, una sfida di armoni azione fra ciò che era il lavoro specialistico sull'antico e quello che è il lavoro più propriamente operante nei lavori pubblici comuni, però non è una scelta operativa allo scioglimento delle Belle Arti è stata una scelta di riorganizzazione della macchina.