Lo scorso 21 Marzo, al Politecnico di Milano, ha visto grande afflusso di pubblico e registrato interventi di alta qualità la presentazione del volume di Roberto Cecchi (segretario generale del Ministero dei Beni Culturali) e Paolo Gasparoli (docente presso il Politecnico di Milano): «Prevenzione e manutenzione peri beni culturali edificati». Oggi, 14 aprile, alla Villa Reale di Monza, l'associazione degli imprenditori edili delle Provincie di Milano, Lodi e Monza (in collaborazione con la Provincia di Monza e con il Politecnico di Milano) dedica la mattinata: «Il restauro e la conservazione preventiva e programmata». Domani 15 aprile - nella sede milanese della Direzione regionale di Corso Magenta, l'associazione «Giovanni Secco Suardo» terrà il convegno: «Per la tutela dell'edilizia storica: la manutenzione delle coperture». Il convegno prevede interventi molto qualificati di studiosi, esperti, rappresentanti delle istituzioni della tutela, a cominciare dalla direttrice dell'Istituto superiore perla conservazione e il restauro. Sono tre recenti esempi che documentano l'accrescersi (anche da parte delle imprese edili e delle Province) dell'interesse per la prevenzione e la cura continuativa dei materiali di storia e d'arte. Sono anche tre esempi che attestano quanto, finalmente, si cominci a riprendere le «proposte disperse» di Giovanni Urbani (come va chiedendo anche l'Istituto Mnemosyne dal 2005, facendosi carico di non disperdere quanto da decenni si va dicendo pure a Brescia). E anche grazie a quelle «proposte» - negli anni '70 del secolo scorso lasciate cadere e, spesso, anche disdegnate, talvolta persino dileggiate - che urge incrementare la coscienza che la corretta gestione degli edifici storici richiede soprattutto una costante manutenzione ordinaria. Purtroppo (come si legge anche nella presentazione del convegno dell'associazione «Giovanni Secco Suardo») nella realtà di questi anni, pare scomparsa la pratica delle «buone cure» che hanno garantito la durata nel tempo degli edifici antichi. Con la conseguenza che «sempre più spesso si assiste al degrado di edifici storici dovuto alla mancanza di manutenzione ordinaria che determina danni - anche di grave entità - alle strutture, agli apparati decorativi e al patrimonio mobile conservato al loro interno». Anche se ancora scarsamente avvertito dai titolari (pubblici e privati) di edifici storici, ciò che «risulta sempre più urgente e necessario per il nostro patrimonio storico-architettonico è la realizzazione, per ogni bene, di un piano di manutenzione ordinaria - corretto, chiaro, economicamente sostenibile e normativamente applicabile - che venga poi messo in pratica secondo i tempi e le pratiche previste», in modo da saper promuovere le condizioni della durabilità per tutte le parti di ogni antica costruzione: «dalle strutture alle coperture; dagli infissi alle finiture; dalla distribuzione agli arredi fissi o mobili; dagli impianti alle strutture di servizio». Avendo sempre presente che «la manutenzione è si l'arte di conservare in buono stato una costruzione facendo ricorso alle nozioni dell'arte del fabbricare, nel senso più vasto e specifico del termine, ma è anche attenzione, familiarità, quotidianità con la casa da curare, e conoscenza e memoria di ciò che è stato fatto: quando, come, da chi, e con quali risultati».
Edifici antichi: bisogna tornare alle buone cure
Oggi, 14 aprile, l'associazione degli imprenditori edili delle Provincie di Milano, Lodi e Monza ha dedicato la mattinata alla tutela dell'edilizia storica con il convegno: Il restauro e la conservazione preventiva e programmata. Il convegno prevede interventi di studiosi, esperti e rappresentanti delle istituzioni della tutela. Questo è solo uno dei tre recenti esempi che documentano l'accrescersi dell'interesse per la prevenzione e la cura continuativa dei materiali di storia e d'arte. La manutenzione ordinaria è essenziale per la durata dei materiali di storia e d'arte, ma spesso è mancata.
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