Dallo scorso ottobre è venuto meno il sostegno della Triennale a questo luogo straordinario, dove per 60 anni lavorò il caposcuola del design italiano Se dovessi scegliere un solo posto da visitare a Milano non avrei dubbi: farei un salto nello studio di design stipato di ogni genere di cose che si trova in un austero palazzo del XVIII secolo non lontano da Parco Sempione dove Achille Castiglioni lavorò dal 1944 fino alla sua morte nel 2002. Lasciato esattamente così come si trovava l'ultimo giorno che Castiglioni vi lavorò, lo studio è oggi aperto al pubblico con il nome di Studio Museo Castiglioni. Ma non sono l'unica appassionata di questo museo. "Lo Studio Museo Castiglioni è meraviglioso - un'autentica gemma", ha detto il designer tedesco Konstantin Grcic. "È un tesoro del passato, ma ogni giovane disegnatore dovrebbe andare a vederlo. Lo studio è fonte di ispirazione perché non è solamente un ufficio o un luogo di lavoro, è l'universo personale di Castiglioni. È questo che lo rende speciale". Purtroppo il futuro dello studio è in pericolo. È stato aperto al pubblico come museo nel 2005 grazie al finanziamento congiunto della vicina Triennale di Milano, un importante museo di arte e design, e del patrimonio della famiglia Castiglioni. Il sostegno finanziario della Triennale è terminato nell'ottobre 2010 e la famiglia Castiglioni sta tentando di trovare le risorse necessarie a coprire il vuoto lasciato dalla Triennale, circa 150.000 euro l'anno, e di dare vita a una fondazione senza scopo di lucro. Se non ci riuscirà, perderemmo uno dei migliori esempi di quelli che vengono definiti dai francesi "musei biografici" ricavati nelle abitazioni o negli studi di artisti, architetti o scrittori. Tra i miei preferiti: la bellissima abitazione del XVIII secolo costruita dall'architetto John Soane a Londra, la villa assai meno funzionale nel sobborgo parigino di Passy dove lo scrittore Honoré de Balzac si rifugiò intorno al 1840 per sottrarsi ai creditori con il falso nome di Monsieur de Brugnol e il laboratorio del primo Novecento del ceramista Kawai Kanjiro a Kyoto. LA CARATTERISTICA interessante del museo biografico va individuata nel fatto che ti consente di capire con grande immediatezza in che modo l'artista viveva e lavorava. Per riuscirci è necessaria che convivano alcuni elementi: a) un'idea delle opere dell'artista; b) la forza del suo carattere e c) la qualità dei contenuti. Lo studio Museo Castiglioni possiede tutti gli elementi. Se parliamo di opere, basti ricordare che Castiglioni è stato uno dei massimi designer del Ventesimo secolo. "Un caposcuola del design moderno", per dirla con le parole del designer australiano Marc Newson. La sua influenza è stata particolarmente significativa in Italia nel quadro della cosiddetta "generazione d'oro dei designer industriali" che contribuì alla rinascita economica del Paese dopo la Seconda guerra mondiale sviluppando prodotti che convinsero i consumatori del secondo dopoguerra a pagare qualcosa di più per avere la "linea italiana", vale a dire il gusto e la creatività italiani. Achille Castiglioni, che lavorò con i fratelli Livio e Pier Giacomo fino alla scomparsa di quest'ultimo nel 1968, strinse proficui rapporti di lavoro con grande aziende italiane quali Alessi, Cassina, Flos, Kartell e Zanotta. Molti dei prodotti da lui creati incontrarono un enorme successo. Ricordiamo, ad esempio, la Lampada Arco per Flos e il posacenere Spirale per Alessi, ma il suo lavoro fu anche insolitamente ricco di significato, arguto, elegante e tecnicamente ingegnoso. Achille Castiglioni fu anche estremamente carismatico. Paola Antonelli, sua allieva al Politecnico di Milano e oggi curatrice per l'architettura e il design al MoMa di New York, lo ricorda con affetto paragonandolo a un "comico del cinema muto, nervoso, gran fumatore, in perenne movimento, giocoso e molto malizioso". TUTTE QUESTE QUALITÀ sono evidenti nel suo studio. Le quattro sale principali sono piene di libri, riviste, modelli e prototipi, strumenti, campioni di materiali, disegni, progetti, scatoloni accuratamente numerati e posacenere Spirale che Castiglioni usava per i suoi numerosissimi mozziconi di sigaretta. L'enorme specchio nel suo ufficio si trova ancora posizionato con la medesima angolazione che consentiva a Castiglioni di vedere chi entrava e chi usciva e di seguire i suoi assistenti che lavoravano senza essere costretto ad alzarsi dalla scrivania. Alcuni schizzi di amici designer, come Ettore Sottsass e Max Huber, fanno bella mostra su una parete. Ci sono poi gli oggetti che Castiglioni riportava a casa dai suoi viaggi. Occhiali dalla forma stravagante, galosce di epoca sovietica e vecchie bottigliette di soda, sono stipati in vetrinette assieme a bizzarri aggeggi che sembrano sculture cinetiche, ma sono in realtà spazzole per camini. Accanto alla sua scrivania una mungitrice di legno come quelle utilizzate dagli allevatori svizzeri per mungere le mucche. Spesso Castiglioni quando faceva lezione al Politecnico si sedeva su questa mungitrice fingendo di mungere una mucca. "Ho avuto la fortuna di visitare lo studio quando Castiglioni era vivo e non potevi fare a meno di respirare nell'aria le suggestioni dell'uomo e della sua opera", ricorda il designer britannico Jasper Morrison. "In occasione di entrambe le mie visite aprì una vetrinetta piena di campioni industriali e tirò fuori un oggetto che testimoniava il suo genio. Ricordo, ad esempio, che mi fece vedere un barattolino di plastica che conteneva un paio di occhiali da sole fatti con una striscia di pellicola Polaroid da 35 mm. Lo stile era perfetto per un killer della mafia". NON CI SONO CARTELLI "si prega di non toccare" o barriere di sicurezza nel suo studio museo. A parte le telecamere a circuito chiuso, sembra ancora un luogo di lavoro. I visitatori vengono scortati e guidati dalla moglie di Castiglioni, Irma, e dalla figlia Giovanna che sono ben liete di condividere con tutti i loro ricordi. Dianella Gobbato e Antonella Gomati che hanno lavorato con lui per 20 anni, sono responsabili dell'archivio dello studio. Se non arriveranno altri finanziamenti il loro prezioso lavoro di catalogazione e archiviazione potrebbe avere fine. "Abbiamo tutti bisogno di eroi, sono quanto mai necessari e preziosi", dice la signora Antonelli. "Ma proteggere, tramandare e conservare l'opera degli eroi affinché sia di ispirazione per noi, è un lavoro duro. Castiglioni è un eroe per Milano, per l'Italia e per il design. Dobbiamo conservare il suo studio come fosse il suo tempio, se non per lui quanto meno per noi". Benvenuti nel Salone del mobile Si inaugura ufficialmente oggi l'edizione numero 50 del Salone internazionale del mobile di Milano. Una kermesse che si concluderà domenica prossima con 2.720 aziende impegnate nelle superfici espositive dell'area Fiera ma che coinvolgerà l'intera città con installazioni ed eventi itineranti concentrati soprattutto nelle aree di Lambrate, Porta Romana e Brera. Nella città che ospita l'appuntamento del settore più importante al mondo, è però sempre più incerto il destino di uno dei santuari del design italiano: lo Studio-museo di Achille Castiglioni.
Il Fatto Quotidiano
14 Aprile 2011
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Milano. Castiglioni, studio-autoritratto in cerca di fondi
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Alice Rawsthorn
Il Fatto Quotidiano
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